Dopo aver vinto l'oro nella staffetta mista, solo lacrime per il pattinatore azzurro
La maledizione di Pietro Sighel. Era uno degli azzurri più attesi dell’intera Olimpiade. Ma vinto l’oro da protagonista con la staffetta mista - il suo arrivo a spalle voltate rispetto al traguardo resterà nella memoria di tanti - ha dovuto fare i conti con la cattiva sorte. Giovedì squalificato nei quarti dei 1000, ora in quelli dei 1500. E, prima e durante, le querelle con Arianna Fontana: "Non sappiamo chi sia, non è in squadra da otto anni" aveva dichiarato lui prima dei 1000. Con la valtellinese a replicare venerdì: "Non merita la mia attenzione, fosse così sarei rimasta all’estero senza andare a Bormio per preparare le staffette". E chiusura, poche ore più tardi, con un post social di Pietro nel quale ha tra l’altro scritto: "Non intendevo sminuire nessuno: lei è una campionessa e ha fatto la storia dello short track, quando uno raggiunge certi traguardi si applaude".
la squalifica
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Ma conta soprattutto la pista. Il 26enne trentino, giovedì nei quarti di 1000, in partenza della terza batteria, è il quarto dall’interno. Non la posizione migliore. Ma nei 1000 conta relativamente. Il pinetano, nel tentativo di trovare l’assetto giusto, cambia traccia: entra pericolosamente in contatto col polacco Niewinski, che si sbilancia e si rialza. Sighel passa dalla terza alla seconda posizione, quindi alla prima. Controlla, fa l’andatura senza spingere, gestisce. Alla campana apre il gas e taglia il traguardo per primo. Vanamente: tra i fischi, con un’applicazione del regolamento molto fiscale, viene squalificato. Nella sua specialità preferita, quella nella quale in questa stagione ha vinto la Coppa del Mondo.
la beffa
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Il finanziere, due giorni più tardi, ci riprova nei 1500. È nella sesta e ultima batteria, con i compagni Luca Spechnhauser e Thomas Nadalini già promossi alle semifinali. Dovrebbe essere una formalità o poco più. Pietro, concluso il sesto dei tredici giri e mezzo previsti, è tranquillo al centro del gruppo di sei: ma l’olandese Emons, che lo guida, ha un brusco cambio di direzione. L’ucraino Hendei, che gli sta alle spalle, cade e trascina a terra l’azzurro. Il regolamento parla chiaro: viene "protetto" e quindi promosso d’ufficio solo chi, danneggiato, si trova in quel momento in prima o in seconda posizione. Anche in gare nelle quali ad avanzare saranno i migliori tre. Sighel, al momento del patatrac, è proprio al terzo posto e quindi non può appellarsi a nulla. La regola, "spinta" dall’associazione allenatori, è stata introdotta diversi anni fa, proprio per evitare un numero esagerato di promozioni a tavolino e garantire, quindi, l’equità delle competizioni. Sighel ne resta vittima…






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