Paolo Calabresi: "La Roma mi ha cambiato la vita". E sul gol del figlio all'Olimpico...

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Le sue parole: "Quando ha segnato si sono alzati tutti in piedi esultando, io sono rimasto immobile perché non sapevo, ero diviso veramente a metà"

Paolo Calabresi, noto attore romano e romanista, ha rilasciato un'intervista a RomaToday in vista del suo ritorno a teatro con lo spettacolo “Tutti gli uomini che non sono”. Calabresi ha raccontato diversi aneddoti, molti legati alla Roma. Queste le sue parole:

Parliamo adesso di un'altra Roma, l'AS Roma, tua grande passione: questo amore quando è nato? "È nato da quando mio papà mi portava in curva sud prima, in distinti sud dopo e poi in Tevere. È nato quando allo stadio si entrava ore e ore prima, ci si portava la merenda, si viveva un mondo che era quello dello Stadio Olimpico, della curva, popolato da figure stupende, romane vere; era completamente diverso da oggi, era un rito quello della partita ogni due settimane, la partita delle ore 15, oppure delle 14, quando c'era l'ora legale. I miei genitori mi portavano a messa e poi si andava allo stadio. E pensare che poi la Roma ha involontariamente cambiato la mia vita per i motivi che ti dicevo prima, ha cambiato proprio il mio percorso professionale. Pensare che per colpa della Roma o per merito della Roma la mia vita sia cambiata è commovente".

E oggi come vivi la Roma? "Mi piace andare allo stadio, ma non ho più fatto l'abbonamento perché mi capita troppo poco spesso di non stare a Roma, però gentilmente qualche volta mi invitano, qualche volta compro il biglietto, la vivo in tutti i modi possibili e immaginabili, la vivo anche in scena, con grande terrore dei miei colleghi".

Cioè? "Mentre facevamo “Perfetti sconosciuti”, ad esempio, mettevo il cellulare dietro una bottiglia d'olio, non visto dal pubblico e c'avevo due motivi per accendere ogni tanto, uno era la Roma e l'altro era il Pisa dove gioca mio figlio, quindi capitava quasi sempre che durante lo spettacolo io accendessi la partita e qualche battuta me la sono dimenticata".

A proposito di calcio e a proposito di tuo figlio, adesso è al Pisa, ma un tempo era a Lecce e successe che, in una partita, segnò contro la Roma. Come hai vissuto quel momento lì? "Ero allo stadio, insieme agli altri miei figli, a mia moglie e a qualche amico. Quando lui ha segnato si sono alzati tutti in piedi esultando, io sono rimasto immobile perché non sapevo, ero diviso veramente a metà. Da una parte la gioia enorme per lui, dall'altra non lo so, non sapevo cosa fare di fronte a una tragedia del genere. Dico sempre, ma scherzando, che dopo quella sera ho iniziato un percorso di analisi (ride, ndr)".

Qual è il messaggio che vorresti consegnare oggi alla tua Roma? "La voglio ringraziare perché ha cambiato veramente concretamente la mia vita, per cui auguro a tutti i tifosi romanisti di poter vivere un'esperienza così diretta con la propria squadra del cuore, come l'ho vissuta io. E alla Roma auguro di rimanere sempre, il più possibile - anche se mi rendo conto che il calcio è cambiato e cambierà ancora nella direzione di necessarie considerazioni economiche e di business - vicina al popolo romanista".

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