Zanardi: Mazzone, dopo l'oro Rio mi disse 'la mia ultima gara ai Giochi'

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Emozioni che somigliano a sensazioni, trasformandosi in realtà. Una realtà amara, a volte. Perché Alex Zanardi, nel giorno dell'oro nella staffetta mista alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, al suo compagno di squadra dell'handbike, poi portabandiera a Parigi 2024, Luca Mazzone, fece una confessione, diventata purtroppo profetica.

"Alex era felicissimo quel giorno, lo ricordo come fosse oggi - racconta Mazzone al telefono con l'ANSA, quando il dolore per la morte di Zanardi non e' ancora svanito -. Ma l'ultima cosa che ricordo di quella staffetta è quando mi confidò - mentre andavamo verso Casa Italia - una sua paura. Mi disse: ho come la sensazione che questa sia l'ultima pedalata a una Paralimpiade. Fu profetico".

"Mi viene il magone solo a ripensarci - racconta ancora il campione paralimpico azzurro -, perché con quel maledetto Covid è successo quello che è successo e magari senza avremmo fatto Tokyo 2020, ma il destino ha voluto questo, facendolo diventare un esempio per tutti noi".

L'Italia, a Rio, aveva appena vinto l'oro e alle lacrime di gioia si mischiavano quelle di tristezza, rivela ora Mazzone. "Mi veniva da piangere per quello che mi aveva detto - prosegue l'azzurro -. La vita non è stata tanto benevola con lui. Io lo dico spesso: al primo incidente che ha avuto è stato sfortunato lui, ma fortunati noi del mondo disabile, perché ci ha portato in auge. Ci ha dato visiblità. Al secondo, invece, siamo stati sfortunati tutti perché abbiamo perso una persona che poteva dare ancora tantissimo".

Mazzone lo immaginava ct della nazionale. "E avrebbe fatto benissimo", le sue parole dopo una carriera passata insieme e condita di tanti successi e ricordi, non solo quelli di Rio. Anche se di quel giorno ricorda l'abbraccio con Alex. "Non smetteva di stringerci - il racconto commosso -. Ci batteva le sue 'manone' sul petto. Ma quello non è il solo ricordo insieme.  Ce ne sono tanti con lui".

Mazzone non dimentica anche l'uomo Zanardi. "Era uno spasso in ritiro, quando c'era lui era uno bellissmo vederlo anche in garage a fare le modifiche alle sue bici. L'ex ct Valentini spesso lo pungolava chiedendogli delle barzellette e lui non se lo faceva ripetere mai due volte. Era un maestro in tutto, con la sua verve ci faceva ridere all'infinito, cosi' ci tenevamo allegri. E' e resterà una personalita' a cui ispirarsi". 

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