Procedure accelerate per il recupero e la realizzazione di immobili, semplificazioni amministrative e sconti sugli onorari dei notai. Ma soprattutto, prezzi calmierati almeno del 33% per affitti e acquisti di immobili 'convenzionati' realizzati da privati.
Il Piano Casa, approvato dal Consiglio dei Ministri di giovedì, mette sul piatto circa 10 miliardi di risorse pubbliche - raccolte da una ridefinizione di fondi già esistenti - e punta a coinvolgere il settore privato per la realizzazione di programmi infrastrutturali di edilizia integrata. L'attenzione è rivolta soprattutto agli studenti fuori sede, alle giovani coppie, ai separati e ai lavoratori costretti a muoversi dalla propria residenza d'origine, ma anche a chi non ha un Isee basso, ma non riesce ad affrontare prezzi di mercato.
La bozza entrata al Consiglio dei Ministri, modificata per gli aspetti che riguardano il via libera delle sovrintendenze, contiene un progetto organico di intervento per il recupero di immobili, dall'housing sociale all'edilizia convenzionale, introducendo anche nuove tipologie, come il cosiddetto rent to buy, cioè il pagamento di affitti che di fatto si traducono in rate d'anticipo per l'acquisto diluito nel tempo di un immobile.
Il primo passo del piano è il programma straordinario di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia pubblica. Consentirà di mettere a norma - di fatto attraverso delle ristrutturazioni - circa 60mila immobili, con l'obiettivo di affittarli o venderli a prezzi calmierati. La ricognizione per mettere a punto l'elenco delle case su cui intervenire spetterà ad un apposito commissario straordinario, che avrà la possibilità di operare con ordinanze in deroga, confrontandosi con enti locali e società pubbliche in un'apposita cabina di monitoraggio. Avrà tempo 30 giorni dalla sua nomina per stilare l'elenco delle diverse tipologie di immobili. Tra i soggetti 'attuatori', sono indicati espressamente gli Iacp e Invitalia.
Sono previste ovviamente semplificazioni nelle procedure, ad esempio per il cambio di destinazione d'uso che, anche per interi edifici con 25 immobili, seguiranno le regole previste per un singolo appartamento, fermi restando i vincoli comunali. Il cambio di destinazione dovrà rimanere tale per trent'anni. In caso di cessione, poi, gli onorari dei notai saranno dimezzati.
Un ampio spazio del decreto è dedicato all'edilizia integrata, che punta a coinvolgere privati in grado di mettere in campo almeno un miliardo di investimenti. In questo caso, si guarda a chi non ha un reddito tanto basso da aspirare all'edilizia sociale in base all'Isee, ma nemmeno risorse cinque volte superiori agli oneri previsti annualmente per l'affitto.
Questi progetti con i privati devono destinare almeno il 70% degli investimenti all''edilizia convenzionata', e prevedono l'affiancamento di un commissario straordinario, che consentirà di accelerare le procedure con permessi unificati. Gli immobili per la parte 'convenzionata' dovranno comunque prevedere una riduzione del prezzo dell'affitto o della vendita non inferiore al 33% del mercato.
Ci sono anche norme anti-furbetti: se dopo aver ottenuto la casa, si scopre che non se ne aveva diritto, verrà richiesto di coprire la differenza con i prezzi di mercato per tutto il periodo contestato. E se si rivende la casa prima, bisognerà rifarlo a prezzo calmierato.
Il decreto inoltre prevede un fondo di garanzia per la morosità incolpevole e fissa, con la partenza entro due mesi, e l'avvio di un piano per il riscatto di alloggi pubblici di edilizia residenziale, di proprietà anche di comuni e aziende territoriali. L'assegnatario avrà un diritto di prelazione, ma non dovrà essere moroso. C'è poi il 'rent to buy', pensato soprattutto per le necessità di giovani coppie e dei genitori separati, da realizzare con progetti di recupero, che possono prevedere anche demolizioni e ricostruzioni di edifici con almeno 25 appartamenti.
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