Lupi accoglie gli alleati, 'Nm attrae astenuti e delusi'

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Il centrodestra va alla corte di Maurizio Lupi. Da Giorgia Meloni venerdì (anche se coperta dallo sciopero della stampa) a Matteo Salvini sabato e Antonio Tajani domenica, i vertici di governo accorrono dal leader della quarta forza della coalizione.

Il presidente di Noi moderati riceve orgoglioso l'omaggio e rivendica "l'ottimo segnale" dell'1,7% registrato dal suo partito (in media) nelle sei regioni al voto quest'anno. Il bottino sale al 2,9% se si sommano le elezioni del 2024, con l'unico picco del 4% scalato in Calabria che ha fruttato due consiglieri. Soprattutto, in prospettiva, è la capacità di attrarre, più di altre forze, delusi e astenuti del centrodestra - riscontrata dal sondaggista Noto in una ricerca presentata alla sala - che incoraggia di più. Quanto basta per continuare la marcia su Manovra, malagiustizia e legge elettorale.

I centristi più piccoli della maggioranza guardano avanti e mettono alle spalle anche lo strappo, in Veneto, di alcuni dirigenti (tra cui la consigliera nazionale Chiara Di Giusto) e di una quarantina di iscritti. Hanno lasciato il partito per i "risultati deludenti delle ultime elezioni", frutto di "scarsa organizzazione e improvvisazione". Ma Lupi taglia corto: "Anche in Veneto abbiamo preso più dell'1%". Per il futuro, rimarca l'ex ministro, aiuterebbe un sistema proporzionale con premio di maggioranza, ritorno alle preferenze e soprattutto zero sbarramenti perché "ogni voto nella coalizione è utile alla vittoria".
 

La priorità però resta la legge di bilancio. Lupi raccoglie lo spiraglio aperto dal ministro dell'Economia, Giorgetti (collegato di mattina all'assemblea) e insiste per migliorare le misure per le famiglie, gli aiuti su libri scolastici e scuole paritarie, che stanno a cuore ai Moderati. "Con Giorgetti abbiamo concordato che si può dare un ulteriore segnale", dice convinto che si troveranno le coperture e che non c'è "nessuno scontro nella maggioranza".

Sulle paritarie gli da soddisfazione pure Matteo Salvini: il vicepremier leghista esalta gli impegni per quegli istituti osservando che "se non avessero alcun aiuto, solo i ricchi potrebbero scegliere quelle scuole e gli operai no". Salvini ribadisce che la squadra è unita e avverte dai rischi di tentazioni simil "campo largo": "Spero che nel centrodestra nessuno abbia voglia di percorrere quelle stesse strane strade, coinvolgendo gente che non c'entra niente. Magari ti sembra di essere un po' più largo per un quarto d'ora ma poi la fisica è una legge che non ha contrasti".

Parallelamente va avanti l'impegno sulla giustizia. Noi moderati è l'unico partito (finora) a lanciare il proprio comitato per il sì al referendum sulla riforma. A svelare simbolo e componenti è Gaetano Scalise, presidente del comitato e responsabile del dipartimento giustizia di Nm. Lo fa in una pausa dell'"arringa" di Carlo Nordio che, anche lui in collegamento, scalda la sala sulle ragioni della separazione delle carriere e del doppio Csm. Specie quando rinnova "l'auspicio, l'augurio e quasi la supplica alla magistratura che non dia al referendum un significato politico tanto meno di aut aut nei confronti del governo".    

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