Entro il 2030 la gamma del marchio di Stellantis si arricchirà di tre modelli inediti, che andranno ad aggiungersi a una gamma composta dalla Avenger, dalla Compass e dal Recon. Quella di dimensioni maggiori sarà prodotto in Cina, nell'ambito della joint venture con Dongfeng
Emilio Deleidi
29 giugno - 20:01 - MILANO
Jeep disegna il proprio futuro sui mercati europei da qui al 2030 con un piano che prevede il raddoppio della gamma odierna, costituita da due modelli attuali (Avenger e Compass) e da un terzo in arrivo (l'elettrica Recon, attesa sul mercato per l'inizio del 2027). Un programma che prevede il lancio di due Suv di segmento B, uno definito compact e l'altro large, quindi distinti per dimensioni e collocati ai limiti inferiore e superiore della fascia di mercato, e di un Suv di segmento D, frutto della collaborazione con il costruttore cinese Dongfeng e destinato a essere prodotto e venduto in Cina, oltre che a essere commercializzato in Europa e in altre aree ancora da definire. Non c'è spazio, invece, in questa pianificazione destinata al Vecchio Continente per un'erede della Wrangler, fuoristrada pura della quale sono ancora disponibili pochi esemplari in stock, giudicata difficile da adeguare alle normative europee in tema di emissioni.
identità rispettata
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Nel presentare il piano dei prodotti previsti per i prossimi tre anni, Fabio Catone, responsabile del marchio Jeep per l’Enlarged Europe (che va oltre i classici confini della Ue), ha ribadito come i tre nuovi modelli "saranno basati sui quattro pilastri fondamentali del brand, ossia la capacità di superare gli ostacoli, la protezione degli utenti, la versatilità e la disponibilità di spazio". Il tutto declinato in una gamma di Suv che coprirà i segmenti B (presidiato dalla Avenger, venduta dal suo lancio a oggi già in 280 mila unità), C (con un’offerta completa della Compass, comprendente la versione integrale 4xe) e D (con l'inedito modello in collaborazione con Dongfeng); le nuove vetture saranno realizzate sulle piattaforme Stla Medium e Large e Stla One, quest'ultima prevista per il 2027 e progettata per riunire diverse piattaforme in un’unica architettura scalabile multi-energia. Tutti i modelli inediti saranno infatti proposti con differenti soluzioni propulsive, così da poter soddisfare le esigenze di una clientela più vasta possibile e da coprire il 90% del mercato dei Suv. Il nuovo modello di segmento D, che sarà offerto con soluzioni multi-energy (quindi presumibilmente ibride, anche con schemi plug-in molto vicini all’extended range, ed elettriche), si collocherà al vertice della gamma europea, non essendo previsto lo sbarco dalle nostre parti né della Wagoneer S, né della Cherokee (per la quale ci sarebbe il rischio di sovrapposizione con altri modelli come la Compass) e della Grand Cherokee (poco compatibile con le norme europee sulle emissioni di CO2). Catone ha sottolineato anche come, pur nascendo dalla collaborazione con un partner internazionale come Dongfeng, con la quale il gruppo agisce da tempo attraverso la storica joint-venture Dpca (Dongfeng Peugeot Citroën Automobile), "la vettura non sarà frutto di una mera operazione di rebadging (il "semplice" cambio di marchio su un modello esistente, ndr), ma si baserà su una nuova piattaforma comune, frutto di uno sviluppo che vede Jeep molto presente nella definizione dello stile, dell'impostazione tecnica e delle caratteristiche complessive". A suo parere, dunque, non c'è il rischio che il brand Jeep finisca per essere percepito come “annacquato” dalla partnership con un'azienda cinese e dalla produzione in Cina in un impianto della Dongfeng.
tutte integrali
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Nel piano presentato da Catone spicca l'assenza di una possibile erede della Renegade, modello che, negli anni passati, ha ottenuto ottimi risultati commerciali sui mercati europei e che è uscito definitivamente di produzione nell’ottobre del 2025, dopo undici anni di carriera e oltre due milioni di esemplari. Questa lacuna nella gamma Jeep sarà però colmato dai due nuovi Suv di segmento B, che si andranno a collocare nello spazio comprese tra la Avenger, modello che, secondo Catone, sta attraendo molti ex proprietari di berline a due volumi della stessa fascia di mercato, e la Compass ponendosi in prossimità dei limiti inferiore (B compact, più caratterizzata da Suv rispetto all’Avenger) e superiore (B large) del segmento. Non ci sarebbe, comunque, secondo Jeep un rischio di cannibalizzazione tra i vari modelli, essendo ben definito il posizionamento di ognuno in una gamma bilanciata per dimensioni e caratteristiche dei prodotti; gamma che, dunque, vedrà collocarsi al vertice, pur con prezzi competitivi, il nuovo Suv di segmento D sviluppato con Dongfeng. Jeep ha intenzione di utilizzare nuove motorizzazioni full hybrid, attualmente in fase di sviluppo; tutti i modelli, inoltre, prevederanno anche una versione a trazione integrale, com’è proprio dello spirito del marchio. Quanto agli stabilimenti previsti per la produzione, Catone dichiara che "l’azienda ha delle idee chiare, che ancora preferisce non esprimere, essendoci in atto discussioni importanti sul tema del Made in Europe, anche alla luce della proposta congiunta recentemente avanzata da Stellantis con Renault e Volkswagen". I piani, infine, non prevedono al momento modelli diversi da quelli passeggeri: non sono, dunque, per ora in calendario possibili varianti per l’Europa dei pick-up Gladiator e Scrambler, derivati dalla Wrangler e presenti nella gamma per il Nord America, per molti aspetti diversa da quella destinata al Vecchio Continente.







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