Il Papa ha ricevuto in
udienza un gruppo di scrittori in occasione dei cento anni della
Libreria Editrice Vaticana. "Abbiamo bisogno di voi, della
vostra immaginazione, della vostra fantasia narrativa, della
vostra vivacità di pensiero. Ne abbiamo bisogno per creare spazi
di libertà e di autenticità, dentro i quali la grazia divina
possa far risuonare una promessa di consolazione e di pace. Vi
ringrazio per ogni volta in cui avete sparso semi di
riconciliazione, di incontro, di amicizia", ha detto Leone XIV
rilanciando le parole di san Paolo VI.
"Scrivere, nel modo in cui voi lo fate, è un atto di verità,
di svelamento. Scrivere dice chi siamo, quello in cui crediamo e
speriamo, il mondo cui tendiamo, il futuro che sogniamo. In
questa tensione al vero - ha detto ancora il Pontefice -
sentiamo come la verità sia discreta, si offra a noi nel dialogo
interiore con Dio e nel dialogo aperto e rispettoso con il
prossimo". "Non siamo mai padroni della verità, è lei semmai a
conquistarci". "Scrivere, inoltre, è un gesto di umanità", ha
sottolineato il Papa rilanciando una frase di Terenzio ("Sono un
essere umano e nulla di ciò ch'è umano lo stimo a me estraneo").
"Infine, scrivere ha a che fare con Dio. Può sembrare
azzardato dire questo, ma diversi teologi hanno riflettuto e
scritto sulla consonanza tra la forma dello scrivere e la
rivelazione del Dio biblico". "Quando andiamo al fondo della
nostra umanità, non siamo distanti da Dio: è lì, nel mezzo di
storie molto umane, che Dio si rivela", ha concluso Papa Leone
XIV.
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