La Regione Emilia-Romagna "ha
depositato un ricorso alla Corte Costituzionale contro
l'articolo 18, commi 4 e 5 del decreto legge 19 del 2026, nella
parte in cui riserva determinati benefici alle sole Regioni che
hanno adottato autonomamente il piano di dimensionamento
scolastico 26-27, escludendo quelle in cui è intervenuto il
commissariamento". Lo ha annunciato l'assessora alla Scuola
Isabella Conti ieri rispondendo ieri in Assemblea legislativa
nel question time alla consigliera dem Alice Parma che chiedeva
conto delle criticità relative ai posti vacanti per il personale
docente.
Conti ha sottolineato che l'esclusione delle Regioni
commissariate da quel decreto "è intollerabile, perché si stanno
facendo distinzioni e si va contro i principi costituzionali con
una concezione verticale di potere che va a gravare sui
cittadini. Occorre garantire a tutti gli studenti gli stessi
diritti e le stesse opportunità altrimenti non possiamo dirci
una Repubblica democratica".
Nel decreto sono previsti, per esempio, 19 milioni di euro
per l'attivazione di incarichi temporanei di personale
amministrativo, tecnico e ausiliario. "L'idea che lo Stato possa
usare servizi pubblici e i diritti degli studenti come strumenti
di premio o di castigo nei confronti delle autonomie
territoriali è intollerabile — le parole dell'assessora
riportate dall'edizione locale del Corriere della Sera — La
scuola non può diventare uno strumento di rappresaglia politica,
perché quel decreto sta distinguendo tra amministrazioni
considerate obbedienti e amministrazioni che hanno espresso
dissenso". Questa, come ha ribadito, "è una logica estranea alla
cultura costituzionale, alla cultura repubblicana, perché la
Costituzione non riconosce cittadini di serie A o di serie B a
seconda dei rapporti tra governo e Regioni". Il rischio per
Conti è quello di vedere una compressione dei diritti delle
nuove generazioni: "La leale collaborazione tra istituzioni non
può trasformarsi in un rapporto gerarchico basato su premi e
sanzioni, perché una Repubblica democratica non premia
l'obbedienza e non punisce il dissenso, ma garantisce a tutti
gli stessi diritti — la conclusione dell'assessora — Quando il
potere usa i diritti per la ricompensa all'obbedienza, la
cittadinanza diventa sudditanza e questo è un pericolo per tutta
la democrazia".
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