Doku criticato, il tele-parto di Ostigard e la multa ad Allen: quando per un figlio si va nel pallone

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L'attaccante del Belgio potrebbe saltare l'eventuale quarto di finale per la nascita del primogenito. Il norvegese del Genoa ha assistito all'arrivo del piccolo su FaceTime. L'episodio più assurdo risale però al 1989

Prendereste un giorno di permesso al lavoro per vedere nascere vostro figlio? Jeremy Doku, attaccante del Manchester City e del Belgio, ha dato la risposta che dareste voi: massì, certo. Il punto è che per lui la paternità potrebbe coincidere con un quarto di finale al Mondiale e insomma, non è la stessa cosa. "Dipende da quando accadrà ma è il mio primo figlio, vorrei sicuramente esserci – ha detto alla Reuters -. Nessun padre dovrebbe mancare a un avvenimento simile ma so che il calcio prevede molte altre considerazioni. So che la federazione supporta i giocatori e capisce le situazioni. Vediamo che cosa si può fare". Apparentemente, tutto sereno. In queste 24 ore però è nata una polemica trasversale perché France Pierron, giornalista della tv de L’Equipe, ha commentato così: "Quando sei così fortunato da partecipare a un Mondiale, ci sono centinaia di calciatori che ucciderebbero per essere al tuo posto. È un momento unico, il sogno di una vita che si realizza. E tu vorresti rinunciare a tutto questo per assistere alla nascita di tuo figlio? Mi dispiace, ma il padre non serve a nulla. È una presenza in più. Si limita a tenere la mano della madre e a fare una foto. Vuoi prendere un volo di 10 ore, distruggerti fisicamente, passare attraverso un vortice di emozioni… come puoi pensare di tornare a giocare dopo una cosa del genere? Il bambino sarà sempre lì". Mah. 

LIBERI TUTTI

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Le voci di protesta si sono alzate così forti che Pierron è tornata a spiegare: "Stavo esprimendo un’opinione personale nel contesto di un dibattito. Queste dichiarazioni riflettono il mio punto di vista e non rappresentano in alcun modo una posizione collettiva. Comprendo che possano aver scioccato, offeso o ferito alcune persone e me ne scuso. La mia intenzione non è mai stata quella di sminuire il posto o il ruolo dei padri accanto alle loro compagne e ai loro figli". In fondo, il contesto è complesso – come si spiega in due righe il legame fisico che si crea tra un padre e un figlio nei primi minuti di vita? – ma la realtà è molto più semplice: ogni persona dovrebbe essere libera di prendere la decisione che ritiene più opportuna, se possibile in accordo con le persone (o le federazioni…) con cui lavora. 

OSTIGARD IN TELE-PATERNITà

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Il Mondiale così è diventato a sorpresa la sala d’aspetto di una nursery e la paternità un tema centrale. Leo Ostigard, difensore due volte rossoblù con Genoa e Norvegia, ha fatto la scelta opposta: ha visto il parto di Aurora dagli Stati Uniti, collegato su FaceTime. "Sono completamente esausto anch’io, ma è stato assolutamente incredibile - ha detto in un video pubblicato dalla federazione norvegese sui social -. Lei è stata bravissima, non c’era molto che potessi dire: dovevo solo aiutarla durante il travaglio e far nascere il bambino. Sono orgoglioso, è stato straordinario. Quando l’ho visto per la prima volta, sono rimasto senza parole. È senza dubbio l’esperienza più bella che abbia mai vissuto". 

LA MULTA PER IL FIGLIO

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Morale semplice: ognuno è felice e sereno a suo modo. Doku un po’ meno perché salterà la seconda partita del Belgio per un problema fisico, ma questo è un altro discorso. Piuttosto, tornano in mente questioni passate. Due anni fa, Rudy Gobert saltò una partita di playoff Nba perché stava per diventare padre e Gilbert Arenas – ex stella di Minnesota, non il più regolare dei giocatori apparsi in questo mondo – commentò così: "È un figlio, sarà lì anche quando torni". L’episodio più incredibile però arriva dal 1989. Racconta Martin Allen, ai tempi calciatore, poi allenatore: "Ero in stanza con David Seaman. Alle due del mattino David ricevette una telefonata da mio padre che gli diceva che mia moglie Gabriella stava per partorire. Scoprii che c’era un volo per Londra alle 7.30 del mattino. Presi il volo, raggiunsi l’ospedale alle 9.30 e nostro figlio George nacque alle 12.15. Il lunedì successivo stavo lasciando il centro di allenamento quando l’allenatore, Trevor Francis, mi consegnò una busta mentre stavo salendo in macchina. Pensavo fosse un biglietto di congratulazioni per la nascita del bambino, invece era una multa pari a due settimane di stipendio". Rapporto rotto per sempre: entro pochi mesi, Allen fu ceduto al West Ham. Altri tempi (vero?).

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