Carburanti, perché lo sconto del taglio delle accise non si vede (subito) alla pompa

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In questi mesi di rincari dei prezzi del carburante si sente parlare quotidianamente di tagli alle accise e sconti su benzina e gasolio. Spesso, però, le misure del Governo per contenere gli aumenti non sono immediatamente visibili alla pompa. Ecco i principali motivi

Martin Fedrizzi

5 maggio - 16:50 - MILANO

Da alcuni giorni il Governo ha varato un nuovo decreto-legge per prorogare il taglio delle accise sui carburanti, misura introdotta lo scorso 19 marzo e poi estesa a più riprese per contrastare i rincari dei prezzi di benzina e gasolio, impennatisi in seguito allo scoppio del conflitto in Iran e alla chiusura dello stretto di Hormuz. Nonostante la riconferma del provvedimento, tuttavia, al 5 maggio il prezzo medio della benzina è pari a 1,926 euro/l e quello del gasolio resta di 2,044 euro/l, secondo le rilevazioni del Mimit. Dati che, almeno a prima vista, non sembrano rispecchiare lo sconto promesso dal taglio delle accise. Una dinamica già emersa a metà marzo, quando era stato adottato il primo provvedimento legato all’attuale crisi dei prezzi dei carburanti, per la quale molti consumatori hanno avuto modo di constatare direttamente come gli sconti previsti dalla misura non trovassero un riscontro immediato nei prezzi esposti alla pompa. Servirono anche allora alcuni giorni dall’entrata in vigore del decreto perché i distributori si adeguassero e i prezzi iniziassero effettivamente a scendere. Abbiamo approfondito le ragioni di questo ritardo con Gabriele Masini, direttore responsabile di Steffetta Quotidiana, testata giornalistica specializzata sul settore energetico.

il problema delle scorte

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Quando il 19 marzo fu operativo il taglio delle accise sui carburanti, molti automobilisti per alcuni giorni si trovarono di fronte a prezzi al distributore che non accennavano a scendere nonostante il provvedimento. Il principale motivo alle spalle di questo periodo di latenza tra decreto-legge e suoi effetti va ricercato nella gestione delle riserve di carburante dei singoli operatori, come sottolinea Masini. "In generale l'effetto non è immediato, soprattutto quando viene deciso il taglio dell'accisa, per un problema di giacenza: quando il benzinaio ha nel serbatoio benzina acquistata con l'accisa alta, quindi anche pagata con l'accisa alta, se questo adegua subito il prezzo abbassandolo di 20-25 centesimi al litro (come è successo il 19 marzo), si ritrova a vendere in perdita il proprio prodotto. In teoria il benzinaio deve quindi aspettare di svuotare il serbatoio e successivamente applicare lo sconto quando riempie di nuovo i serbatoi". Il tempo che passa tra l’entrata in vigore delle misure governative e gli effettivi sconti sul carburante è quindi motivato dalla necessità degli operatori di smaltire a prezzi non ribassati il prodotto acquistato prima del taglio delle accise. Una dinamica che, in passato, si era trovato il modo di evitare: "Nel 2022, quando Draghi introdusse lo sconto sulle accise, inserì nella legge un meccanismo specifico: ai benzinai era sufficiente comunicare all'Agenzia delle Dogane quanta benzina ad accisa piena fosse ancora presente nei serbatoi. Questo permetteva di applicare subito lo sconto, con la garanzia che le Dogane avrebbero stornato la differenza una volta ripristinata l'aliquota piena. Questa volta il meccanismo non è stato replicato, perciò molti gestori hanno dovuto aspettare di esaurire il prodotto comprato ad accisa piena prima di applicare lo sconto".

LE ALTRE CAUSE

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La necessità di smaltire il carburante acquistato a prezzo pieno prima di proporre lo sconto anche ai consumatori non è però l’unica causa delle differenze tra gli obiettivi delle misure del Governo e i reali prezzi alla pompa. Specialmente nelle località meno servite, infatti, il singolo operatore potrebbe decidere di continuare a vendere il carburante a prezzi elevati perché sostanzialmente privo di distributori concorrenti nelle zone circostanti. Su questo tema si sofferma anche Masini: "Il mercato dei carburanti è libero. Ci sono in Italia 20.000 punti vendita e centinaia di operatori diversi e non sta scritto da nessuna parte che il benzinaio o la compagnia petrolifera debbano applicare questo sconto. L’operatore può scegliere di continuare a vendere il carburante al prezzo vecchio, mentre se c’è un concorrente che invece abbassa il prezzo c'è pressione per ridurre i prezzi. Se magari invece l'operatore si trova in una situazione di monopolio naturale, per cui gestisce l'unico punto vendita della zona, può anche non applicare il taglio dell'accisa e nessuno può dirgli niente. Non è una cosa illegale o irregolare". Il taglio delle accise non rappresenta perciò sempre una soluzione immediatamente e ovunque efficace, tuttavia, porta con sé alcuni effetti collaterali: "È uscita una statistica la scorsa settimana - sottolinea Masini - secondo cui i prezzi di benzina e gasolio al netto delle tasse sono saliti di più nei Paesi europei dove sono state tagliate le accise. Cioè, se lo Stato taglia le accise, in un modo o in un altro non tutto quello sconto arriva al consumatore, ma parte di esso si disperde tra gli operatori e le aziende di distribuzione dei carburanti".

L’AUMENTO DEL PREZZO DELLA BENZINA

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Se il primo provvedimento introdotto da palazzo Chigi a marzo aveva previsto uno sconto orizzontale di circa 20 centesimi al litro sia per la benzina che per il gasolio più l'Iva, ovvero circa 25 centesimi, l’ultima proroga entrata in vigore lo scorso 2 maggio ha invece differenziato il taglio delle accise per questi due carburanti, con diverse ripercussioni sui prezzi: circa 6 centesimi al litro per la benzina, circa 25 per il diesel considerando la somma tra taglio dell'accisa più l'Iva. Ed è proprio questa riduzione dello sconto sulla benzina che ha determinato il recente aumento del prezzo della "verde", come sottolinea anche Gabriele Masini: "Con la diminuzione dello sconto sull’accisa sulla benzina del 2 maggio, il prezzo della benzina è schizzato di quasi 18 centesimi al litro. Ci è voluto qualche giorno per vedere l’effetto alla pompa, come per il taglio iniziale, perché i venditori che operano secondo la regola della giacenza non hanno applicato subito il rialzo. Magari avevano benzina acquistata con l'accisa bassa e l’hanno venduta con l'accisa bassa e quindi non hanno applicato subito il rialzo. Per questo l'effetto compiuto del rialzo dell'accisa sulla benzina si è avuto in quattro giorni. Credo che più o meno però ora ci siamo, i prezzi medi hanno recepito questo rialzo dell'accisa". Il taglio delle accise sui carburanti resterà attivo fino al 10 maggio, secondo quanto contenuto nell’ultimo decreto-legge, e sarà però prolungato fino al 22 maggio, come già anticipato pubblicamente da esponenti del Governo. I prezzi di benzina e diesel non dovrebbero perciò vedere oscillazioni direttamente legate a provvedimenti governativi nei prossimi giorni, con eventuali sali-scendi dei prezzi che sarebbero quindi da imputare alle costanti variazioni di mercato di questi ultimi mesi.

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