Nella semifinale persa all'Atp 500 contro Fritz, il tedesco che non ha mai vinto sul verde ha pagato un guasto al sensore che indica i livelli di glucosio: "Come se avessi bevuto tre litri e mezzo di Coca-Cola durante una partita"
Pellegrino Dell'Anno
21 giugno - 16:14 - MILANO
Alexander Zverev, oltre ad aver lottato per anni con etichette di “eterno secondo” o “splendido perdente”, convive da sempre con un nemico ben più ostico. Un diabete di tipo 1, patologia autoimmune che gli venne diagnosticata a quattro anni, ben venticinque anni fa. È quindi obbligato ad una gestione quotidiana rigorosa, con continue iniezioni di insulina per tenere costante il livello di zucchero nel sangue. L’imprevisto, però, è sempre dietro l’angolo. È il caso della semifinale persa sull’erba dell'Atp 500 di Halle contro Taylor Fritz. In cui il tedesco ha dovuto richiedere anche medical time out, apparendo poi in evidente difficoltà con l’andare avanti del match. Difficoltà fisica dovuta al diabete: “C’è stato un guasto al sensore che indica i miei livelli di glucosio, ha segnato valori completamente sballati: altissimi, mentre io li sentivo molto bassi. Non avevo scelta se non iniettare molta più insulina del dovuto”.
Preoccupazione
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Zverev, ormai da una decina d’anni, utilizza dei sensori appositi per monitorare i propri livelli di glucosio nel sangue durante le partite. Così da potersi regolare di conseguenza. Un guasto al sensore si è però rivelato compromettente per il suo incontro con Fritz. Nulla a che vedere con la schiena, problema che lo ha attanagliato negli ultimi mesi, anche prima del Roland Garros poi vinto: “Non credo che ci sia motivo di preoccuparsi per Wimbledon. La mia schiena si è un po’ bloccata ad un certo punto, ma non è stato il motivo principale della sconfitta. La verità è che ho avuto enormi problemi con lo zucchero”. Dunque una situazione eccezionale, con un’eccessiva iniezione di insulina, che spiega il calo sia fisico che di gioco ravvisato in Zverev negli ultimi due parziali dopo un buon primo set. E che lo ha portato a subire la settima sconfitta di fila contro Fritz, che si conferma la bestia nera del n.3 al mondo. Ma Sascha ha voluto subito precisare la natura del problema per evitare allarmismi.
Sfortuna
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Una cosa del genere non era mai successa a Zverev, una coincidenza sfortunata risolvibile in un unico modo: assumere più zucchero possibile. Una condizione che, se non strettamente necessaria in base ai valori, può essere decisamente dannosa. “Durante i primi 45 minuti di partita, ho dovuto consumare circa 350 grammi di zucchero. Mi sentivo malissimo ed è stato il motivo per cui non ho reso al meglio negli ultimi due set”, spiega Zverev, “uso questo sensore dal 2016, e non era mai capitato un errore così grave. Rivedendo la partita, si nota che ho bevuto una bevanda al glucosio dietro l’altra. È come bere tre litri e mezzo di Coca-Cola durante una partita. È difficile sentirsi bene dovendo gestire tutti questi zuccheri”. Fallisce così, chiarendo la situazione grazie a un paragone che ben rende l'idea del glucosio assunto, l’assalto di Zverev al primo titolo della carriera sull’erba, dopo due finali ad Halle, 2016 e 2017, e quella dello scorso anno a Stoccarda. Riproverà a Wimbledon, dove è testa di serie n.2, dietro Jannik Sinner, forte del primo titolo Slam vinto in carriera. Con un occhio anche più attento ai sensori, prima di scendere in campo.







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