L'incremento va dalle 4 alle 10 volte. L'allarme degli esperti
Giacomo Martiradonna
1 aprile - 14:42 - MILANO
Negli anni successivi alla pandemia di Covid-19, si è assistito a una significativa impennata delle infezioni virali in tutto il mondo. Dopo un periodo in cui la circolazione dei patogeni respiratori e non solo si era drasticamente ridotta grazie alle misure di contenimento, come distanziamento fisico, mascherine e lockdown, oggi i dati mostrano una netta inversione di tendenza. Secondo le più recenti rilevazioni degli esperti di microbiologia clinica, l’incidenza delle infezioni è risultata dalle quattro alle dieci volte superiore rispetto ai livelli pre-pandemici o al biennio immediatamente successivo (2022-2023).
Boom di infezioni dopo il covid: i dati
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Nel corso del 2024, le diagnosi di infezioni virali hanno raggiunto punte del 30%; un incremento allarmante ed esponenziale rispetto allo 0,6% registrato nel periodo di riferimento precedente, il 2022-2023. Un trend che non riguarda soltanto i virus respiratori tradizionali, ma anche agenti infettivi meno diffusi in Italia ma sempre più presenti.
aumento di Zika e Oropouche
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A fronte di un'influenza stagionale in ritardo, con un picco di contagi raggiunto solo a fine gennaio, i comuni virus respiratori hanno iniziato a mostrare un'elevata patogenicità anche in persone precedentemente considerate a basso rischio; forme severe sono state osservate dunque in soggetti giovani, immunocompetenti e in regola con le vaccinazioni.
Nel frattempo, cresce l’attenzione per virus emergenti come Zika e Oropouche che, sebbene poco diffusi alle nostre latitudini per assenza di vettori specifici, giungono sempre più di frequente in Italia attraverso i viaggiatori. Tanto più che le mutazioni genetiche a cui sono andati incontro questi virus li rendono oggi più aggressivi rispetto ai ceppi storici. Ma c'è di più.
I rischi per i neonati
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L'altro elemento preoccupante riguardo a Zika e Oropouche è la loro capacità di replicarsi all’interno della placenta. Studi condotti su campioni biologici dimostrano che entrambi i virus sono in grado di attraversare la barriera placentare, infettando il feto durante la gestazione. Un meccanismo che espone i neonati a un rischio concreto di infezioni congenite, con possibili conseguenze a lungo termine sulla salute.
In un mondo in cui ci si sposta con estrema facilità da un continente all'altro, monitoraggio epidemiologico e prevenzione diventano strumenti imprescindibili per anticipare e contenere le nuove minacce alla sanità pubblica.