Sul fronte di HypoVereinsbank (Hvb), controllata tedesca di Unicredit con base a Monaco, il clima sindacale risulterebbe molto più favorevole all’operazione
17 marzo 2026 | 18.29
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Primo dato: l'apertura, sebbene timida, di Bettina Orlopp a una discussione con Unicredit. Secondo dato, le indiscrezioni che indicano contatti preliminari dell'istituto di Piazza Gae Aulenti con il governo italiano prima del lancio dell’offerta su Commerz. Terzo dato, meno noto, i rumors sui primi dissidi all'interno del fronte sindacale tedesco, in genere abbastanza granitico. A quanto risulta ad AdnKronos da fonti qualificate, il potente sindacato dei Ver.Di non sarebbe poi così compatto: certo, spiegano le fonti, è vero che si respira ancora una certa ostilità tra i lavoratori e i rappresentanti sindacali di Commerz, ma sul fronte di HypoVereinsbank (Hvb), controllata tedesca di Unicredit con base a Monaco, il clima sindacale risulterebbe molto più favorevole all’operazione. Qui, anche per ragioni storiche e competitive con altri istituti tedeschi, si registrerebbe un atteggiamento più pragmatico. Dunque, non solo Germania contro Italia: ma Francoforte contro Monaco.
Del resto, fanno notare le stesse fonti, basta notare che tensioni tra le diverse anime sindacali erano già emerse nei mesi scorsi, "con scambi anche duri tra rappresentanti dei lavoratori su strategie e posizionamenti". Queste prime divisioni, ma si tratta ancora di rumors e indiscrezioni, potrebbero ora riemergere nel confronto sull’eventuale aggregazione, aprendo "spazi di negoziazione inattesi e rompendo la tradizione unità teutonica".
Un piccolo buco che potrebbe diventare breccia, soprattutto se si guarda la modalità con cui si sta muovendo Andrea Orcel. Secondo diverse ricostruzioni, il gruppo guidato dal banchiere romano non sarebbe entrato a gamba tesa ma avrebbe mosso i primi passi con cautela, come a dire: "Dialoghiamo". Anche perché, spiegano le fonti, sarebbe difficile "dire no a Unicredit sulla base della difesa dei posti di lavoro" se Commerz fosse costretta a licenziare ancora.
Il nodo centrale dunque è in Germania, ma di mezzo non ci sono solo i sindacati: il dossier è percepito come strategico. Berlino continua a considerare Commerzbank un asset nazionale sensibile, e le resistenze politiche e sociali riflettono il timore di perdere controllo, occupazione e centralità decisionale. È qui che emerge la vera natura dello scontro: non tanto una valutazione finanziaria dell’operazione, quanto una diversa concezione del ruolo delle banche nel sistema economico europeo.
Come spiega all’AdnKronos Flavio Notari, gli ostacoli sono “principalmente politici e sociali”, ma legati anche alla redistribuzione di valore e potere in una possibile aggregazione transfrontaliera. Per questo, sottolinea, la vera leva è il tempo: Unicredit si muove come “azionista industriale di lungo periodo”, con l’obiettivo di costruire una posizione negoziale senza forzare subito l’integrazione.
In questo contesto, il fattore tempo diventa una leva decisiva. Unicredit sembra puntare su un approccio graduale, proponendosi più come investitore stabile che come acquirente aggressivo, cercando di ridurre progressivamente le resistenze e dimostrare che l’alternativa è tra stagnazione e creazione di valore. Dal lato politico italiano, il tema viene letto come un’opportunità, pur con le cautele del caso. Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera dei deputati, ha osservato all’AdnKronos che “è sempre un’opportunità se aziende italiane riescono a conquistare fette di mercato sullo scenario estero”, pur ricordando che quello del credito è “un mercato regolato e di particolare sensibilità rispetto agli interessi nazionali”.
Già ieri il responsabile economico del Pd Antonio Misiani aveva definito l’operazione “coerente con l’obiettivo di creare grandi gruppi trasnazionali”, aggiungendo che “abbiamo bisogno di soggetti bancari di taglia e di portata adeguata” e sottolineando l’importanza di un dialogo tra governi per accompagnare il processo e superare le resistenze. L'approccio di Unicredit, le parole di Orlopp e qualche segnale dai sindacati lasciano intendere che forse è possibile. (di Andrea Persili)
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