Nella sfida con la Croazia, la metà narcisa del campione portoghese, da sempre al potere, quella che conta i gol e i record, quella che vive di “siiu” e di addominali allo specchio, s'arrabbia alla sostituzione. Ma l'altro Cristiano Ronaldo stavolta ha la meglio tra abbracci solidali e festeggiamenti
Imbottigliassero i gol, sull’etichetta ci sarebbe Cristiano Ronaldo. Chi altro? Ne ha segnati quasi mille, è l’unico nella storia ad aver timbrato in sei Mondiali, gli mancava un gol in un match dentro o fuori e stavolta l’ha fatto. Eppure, all’81’ di Portogallo-Croazia, sulla lavagna a bordo campo, appare il suo numero 7: sostituito. Proprio lui che è il gol sulla terra; proprio ora che, sull’1-1, c’è bisogno di un pallone in rete per passare agli ottavi. Da non credere... E infatti la faccia di CR7 è la maschera della meraviglia. Scruta il tecnico Martinez con occhi da drago: lo incenerisce.
guerra civile
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Poi però nel cuore di Cristiano scoppia la guerra civile. La metà narcisa, da sempre al potere, quella che conta i gol e i record, quella che vive di “siiu” e di addominali allo specchio, s’indigna; ma, a sorpresa, la metà solidale, quella dello spirito di squadra, mai troppo frequentato, prende il sopravvento. Ronaldo smonta gli occhi da drago e stringe la mano al mister. Non sprofonda in panca a ruminare rabbia, resta sull’orlo della buca a dare consigli e quando Gonçalo Ramos, il suo sostituto, inzucca il gol decisivo, esulta e sorride, come se avesse segnato CR7 e non GR9. Alla fine, unico, indossa il 21 di Diogo Jota e con gli occhi umidi lo cerca in cielo per ringraziarlo, perché, tra pali e gol annullati, lassù qualcuno ha dato una mano. Infine, abbraccia Modric, compagno di Real e di 20 anni di gran calcio. Dalla caricatura del Goat è spuntato un Cristiano di carne che ha servito la squadra, pianto un amico, consolato uno sconfitto. Invecchiando cala la vista, ma si vedono meglio gli altri.









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