Messico-Inghilterra in altura, il medico: "Tuchel ha ragione, non ci si può acclimatare in 4 giorni"

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Il Professor Pietro Mariano Casali spiega quali sono i tempi e le modalità per abituarsi all'aria rarefatta

Federico Traverso

4 luglio 2026 (modifica alle 07:55) - MILANO

“Adattarsi a quelle condizioni in soli quattro giorni? È fisicamente impossibile. L’altitudine sarà un grande svantaggio per noi”. Parole di Thomas Tuchel, ct dell’Inghilterra che, dopo la vittoria in extremis sulla Repubblica Democratica del Congo ai sedicesimi, ha commentato così l’ottavo di finale contro il Messico, in programma nella notte italiana tra domenica e lunedì. Il teatro sarà quello dello Stadio Azteca, il leggendario impianto di Città del Messico situato a 2240 metri di altitudine. Molto più in alto, quindi, degli stadi di Boston, Dallas o Atlanta in cui l’Inghilterra ha giocato fin qui o dello stesso campo base degli inglesi a Kansas City. Ma è davvero impossibile adattarsi a quelle condizioni in poco tempo? Quali sono i rischi per il fisico? Come ci si prepara ad una partita in altura? Lo ha spiegato a Gazzetta Active il professor Pietro Mariano Casali, cardiologo e medico dello sport dell’Istituto di Cura Città di Pavia - Gruppo San Donato.

Le difficoltà dello sport in quota

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“L’aria in quota è diversa rispetto a come si presenta al livello del mare. È più rarefatta, c’è meno ossigeno, quindi i meccanismi del trasporto dell’ossigeno devono lavorare molto di più”, spiega il professor Casali. “L’aria rarefatta consente però di avere un minore impatto aerodinamico: per questo nel 1984 portarono Francesco Moser proprio a Città del Messico, dove infranse il record dell’ora. La differenza, però, è che Moser fu fatto acclimatare: se ci spostiamo direttamente dal livello del mare fino a 2000 metri di altitudine l’organismo ne risente. Farà più fatica a svolgere le sue normali funzioni, figurarsi ad affrontare sforzi intensi. Questo è inevitabile: o l’atleta viene fatto acclimatare, oppure il suo livello prestazionale sarà ridotto.

Cosa fare per acclimatarsi

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L’Inghilterra, di tempo per ambientarsi, ne avrà poco, dato che passeranno solo quattro giorni tra la vittoria sulla Repubblica Democratica del Congo alla sfida con il Messico. “Per acclimatarsi correttamente all’altitudine bisogna soggiornare per un certo periodo in quota. Il soggiorno in quota attiva un meccanismo renale: il rene produce l’eritropoietina, la quale stimola la formazione di nuovi globuli rossi. I nuovi globuli rossi migliorano il trasporto dell’ossigeno. Perché questo meccanismo si possa attivare, però, ci vogliono dieci-quindici giorni. Quindi ciò che dice il ct dell’Inghilterra è verissimo: non sarà possibile per i calciatori acclimatarsi correttamente in soli quattro giorni.”

I possibili rischi e il controllo della frequenza cardiaca

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Ma quindi quali sono i rischi del praticare sport ad alto livello in quota? “Bisogna fare una distinzione tra le persone normali e gli atleti d’élite. Bisogna dare per scontato che siano soggetti sani, quindi si presume che non abbiano patologie che possono essere eccitate dalla quota. È però ragionevole immaginare che il loro livello prestativo sarà ridotto”. Una riduzione delle prestazioni che può essere misurata tramite l’HRV, l’Heart Rate Variability, la Variabilità della Frequenza Cardiaca: “Ad oggi ci sono dei sistemi per capire che cosa succede al nostro organismo durante l’adattamento alla quota. Tramite un cardiofrequenzimetro di buon livello è possibile misurare l’HRV. La variabilità è un indicatore del bilanciamento del sistema nervoso simpatico e parasimpatico: la quota, per la mancanza di ossigeno, fa attivare maggiormente il sistema nervoso simpatico, e con la misurazione della variabilità questa attivazione si legge facilmente. L’adattamento della variabilità della frequenza cardiaca è un’ottima spia su come l’atleta si ambienta alla quota, e ci sono tante aziende che producono device utili a questa misurazione”.

Alimentazione, idratazione e preparazione

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Pur essendo tutti atleti d’élite, ogni giocatore può reagire in modo diverso all’altitudine elevata di Città del Messico. Per questo, è importante adattare l’alimentazione, l’idratazione e la preparazione fisica. “In quota - continua il professor Casali - il rischio di disidratazione aumenta, quindi credo che lo staff dell’Inghilterra avrà un’attenzione particolare al tema dell’idratazione nei giorni precedenti alla partita e anche nel giorno stesso della gara. Per quanto riguarda l’alimentazione, saranno prese decisioni personalizzate rispetto a come ogni singolo atleta reagirà alla quota. Soprattutto, credo che si porrà tantissima attenzione alla valutazione della variabilità della frequenza cardiaca. L’HRV determinerà anche possibili variazioni nei programmi di allenamento dei giocatori: se il soggetto ha avuto una variazione massiccia, va allenato con più attenzione”.

Gli effetti sui ritmi della partita

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L’aria rarefatta dello Stadio Azteca imporrà ai giocatori inglesi uno sforzo maggiore, che potrebbe incidere sulla gestione delle energie. “La quota avrà un effetto probabilmente minimo sulla prestazione esplosiva del giocatore. Le accelerazioni brevissime o brevi, sui venti-trenta metri, non saranno intaccate dall’altura. L’altitudine avrà però effetti sui metabolismi di carattere aerobico, quindi il passo complessivo che un giocatore riuscirà a mantenere. E questo si traduce in un peggioramento del recupero. Se nell’arco della partita, ad esempio, un giocatore fa 50 scatti massimali, è probabile che gli scatti dopo il decimo saranno meno incisivi”, conclude il professor Casali.

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