L'ad della casa di Borgo Panigale inaugura il World Ducati Week del Centenario: "Non vendiamo solo un prodotto, vendiamo un modo di stare insieme". "Orgogliosi di essere radicati nel territorio e della recente striscia di successi sportivi frutto di scelte, dedizione e investimenti"
Claudio Domenicali racconta di essersi emozionato giovedì sera, e poi ancora ieri mattina. Alla cena in pista, coi clienti Ducati Vip, "quando ho visto marito e moglie arrivati dalla Germania - racconta l'amministratore delegato - ognuno sulla propria Multistrada Pikes Peak. Per arrivare a Misano hanno preso un battello d’acqua, eppure erano felici come delle Pasque". E ancora ieri mattina, perché il World Ducati Week si celebra dal 1998 e normalmente il venerdì è un po’ di warm-up. "Stavolta invece ho fatto la fila entrando in moto, c’è gente che in macchina ha fatto un’ora di coda". Perché questo non è un WDW come gli altri, questo è il WDW del centenario. Il WDW del secolo che la Ducati compie esattamente oggi.
Com’è cominciata la festa?
"In modo fantastico, direi. La moto ha questa magia: ti connette con la realtà in modo più forte. C’è il senso della piccola impresa raggiunta che aumenta il valore della giornata. È come se desse potenza al tempo. Forse è un concetto un po’ filosofico o mistico, ma spero renda l’idea. È bellissimo anche solo pensare di mettere insieme Casey Stoner, per la prima volta qui, con Pecco Bagnaia, Nicolò Bulega, Marc Márquez, Franco Morbidelli e Fabio Di Giannantonio, oltre a pezzi di storia vivente come Carl Fogarty e Troy Bayliss".
E domenica il gran finale è con lo show della Lenovo Race of Champions. Si è raccomandato coi piloti?
"Sì, che facciano i bravi! Ma sarà uno spettacolo bellissimo. Non esiste un altro posto al mondo e un’altra marca capace di mettere sulla stessa moto tutti i campioni della MotoGP e della Superbike per farli gareggiare ad armi pari...".
Di cosa deve essere orgogliosa la Ducati, in questo suo primo secolo?
"Di essere un’azienda fortemente radicata nel territorio italiano. E che è stata capace di navigare in moltissimi momenti difficili: in 100 anni le cose sono andate vicine al punto di rottura molte volte. Eppure la Ducati è rimasta leale ai suoi valori: passione, performance, competizioni, design e la bellezza delle cose ben fatte, rappresentando il meglio del Made in Italy. Non vendiamo solo un prodotto, vendiamo un modo di stare insieme. I primi Ducatisti sono i nostri dipendenti; cerchiamo di gestire l’azienda facendo diventare il lavoro una cosa bella, pur con tutta la fatica che comporta. Siamo orgogliosi di aver portato l’inno nazionale in giro per il mondo, dimostrando la capacità dell’Italia di eccellere non solo nei settori tradizionali come cibo o moda, ma anche nella tecnologia e nelle corse, dove la capacità organizzativa è fondamentale. Nel nostro piccolo, abbiamo contribuito a innalzare il rispetto con cui il mondo guarda al nostro Paese".
E di cosa Domenicali è fiero, sul piano anche personale?
"Sono particolarmente orgoglioso della striscia di successi sportivi recenti, qualcosa di mai visto prima nella storia dell’azienda. Deriva da scelte precise, dedizione e investimenti importanti. Quando sono diventato Amministratore Delegato nel 2013, era uno dei momenti più bui della nostra storia nelle corse. Il Mondiale vinto da Pecco nel 2022 lo sento particolarmente mio, perché è stato il primo da AD, ovvero da quando ho potuto avere in mano le leve per fare certe scelte".
Sono 100 anni di azienda, ma in realtà 80 di moto, dato che all’inizio Ducati faceva altro. In un futuro, magari lontano, Ducati potrebbe fare qualcosa di diverso? Forse uno scooter?
"Certamente si può evolvere, anche se ormai il nostro modo di intendere il marchio è legato a prodotti di alta qualità, prestigio e materiali top. Qualsiasi cosa faremo dovrà essere un oggetto di altissimo livello. Uno scooter mi sembra complicato, ma qualsiasi oggetto collegato a passione, performance, bellezza e tecnologia sofisticata potrebbe potenzialmente portare il marchio Ducati".
Il momento del mercato è particolarmente difficile. C’è da preoccuparsi?
"Il momento risente di scelte geopolitiche globali e della creazione di blocchi (USA, Europa, Asia). Chiunque faccia industria in Europa deve essere preoccupato: le scelte politiche sui costi dell’energia e l’inflazione rendono la manifattura europea molto complessa. Noi siamo in una posizione più fortunata e difendibile perché ci posizioniamo nella fascia più alta del mercato, associando al prodotto servizi molto attraenti, le corse e la community. Abbiamo una storia che non è replicabile: i nuovi costruttori possono copiare tante cose, ma non il savoir-faire italiano nel rapportarsi con i clienti. Certamente, però, per molti altri marchi a due e quattro ruote il futuro sarà complesso".
L’Italia è l’unico Paese al mondo che, in una domenica di doppietta tra MotoGP e Formula 1, può pensare di vincere sia con una sua moto che con una sua macchina...
"Non è un caso e oggi è evidente, ma abbiamo fatto la nostra parte per arrivarci. Quindici anni fa non era così: i costruttori giapponesi dominavano il mercato e le gare. Abbiamo dimostrato che in Italia si sviluppa tecnologia di altissimo livello. Lo abbiamo fatto anche costruendo un sistema nella Motor Valley, come il MUNER (Motorvehicle University of Emilia-Romagna), nato da un’idea di Ducati insieme al rettore dell’Università di Bologna. Quando pianti tanti semini attorno a Borgo Panigale, alla fine nasce un bosco. Questo ci rende felici anche per la funzione sociale dell’impresa: dietro a una squadra corse ci sono tantissimi tecnici e ingegneri che escono dalle nostre università. Offrire loro posti di lavoro appassionanti significa contribuire attivamente al sostegno del Paese".
A proposito di Giappone: nella Superbike giapponese la Ducati, con Ryo Mizuno, è a 5 successi in 5 gare: simbolicamente, visto che quello è terreno di scontro tra le quattro grandi Case di là, ha un valore bello grande...
"È vero, ma siamo anche in testa al campionato tedesco e a quello inglese. Visto che abbiamo concorrenti in Inghilterra, Germania e Giappone, essere in testa a quei campionati nazionali ci fa molto piacere. È un momento positivo per la competitività del prodotto di serie: se la MotoGP è l’estremo del prototipo, nei campionati nazionali vedi il valore della moto che acquisti in concessionaria".
In MotoGP invece è arrivato un competitor italiano, Aprilia, che ha messo in discussione il vostro dominio. Se l’aspettava?
"Fa parte della competizione. Veniamo da quattro titoli Costruttori e piloti consecutivi, una cosa totalmente anomala. Negli ultimi due anni abbiamo fatto più fatica del solito a migliorare la moto, mentre altri che avevano più problemi li hanno risolti e si sono allineati a noi. Fa parte del mondo delle corse e della continua ricerca tecnologica. Complimenti ai nostri concorrenti per l’ottimo lavoro svolto".
La conferma di Marc Marquez e l’ingaggio di Pedro Acosta vi danno respiro nell’immediato e una gran prospettiva per il futuro...
"Abbiamo cercato di costruire una squadra con un grande potenziale presente e una forte prospettiva futura. Purtroppo l’incidente con Bezzecchi l’anno scorso ha lasciato conseguenze pesanti in Marc, e ancora non stiamo vedendo il pilota che ha lottato per il Mondiale. Pedro è uno dei giovani con più carte da giocare, e ci piace molto anche come carattere fuori dalla pista: è molto diretto".
Un po’ guascone, molto ducatista...
"È abbastanza ducatista, penso che gli appassionati si innamoreranno presto di lui, se non lo sono già".
Però diventate la Nazionale spagnola...
"Ma cosa ci possiamo fare? Quando componiamo la squadra ufficiale il primo criterio fondamentale è la performance, non scegliamo in base al passaporto. Non volevamo fare una nazionale spagnola, volevamo fare una coppia di grandi piloti e abbiamo scelto i due che pensavamo ci dessero più gas. Ovviamente ci piacerebbe molto avere un italiano con noi, ed è il motivo per cui stiamo lavorando per portare in MotoGP Nicolò Bulega. Però il team ufficiale punta al massimo: noi vogliamo vincere il Mondiale. Di sicuro, appena avremo la possibilità di scegliere tra due piloti con lo stesso talento e uno dei due sarà italiano, sceglieremo l’italiano".
Se guardiamo a un orizzonte di 5 anni, di quale risultato sarebbe contento?
"Dopo quattro anni fantastici è difficile pensare di ripetersi costantemente; nemmeno in F.1 i cicli durano per sempre. Fra 5 anni sarei contento di vedere una Ducati rimasta competitiva, capace di lottare per il podio in ogni gara e fedele ai propri principi, una marca di cui gli appassionati possano essere orgogliosi".
Chi vince il Mondiale? La Ducati ce la farà a rimontare?
"Sarà dura. Non partiamo assolutamente come favoriti perché davanti a Marc ci sono quattro piloti. Abbiamo anche un Di Giannantonio sorprendente, a cui manca solo l’acuto della vittoria. Credo dipenderà moltissimo da quale Márquez vedremo dopo l’estate: se sarà quello dell’anno scorso prima dell’Indonesia o quello della prima metà di quest’anno. Sarà quello il fattore decisivo".









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