Ucraina, il Ministro dello Sport: "Altro che tregua olimpica, è in corso un genocidio. Cio e Fifa non lo scordino"

2 ore fa 1

Abbiamo incontrato Matvii Bidnyi per fare il punto sulla reale situazione nel suo Paese e parlare dell'importanza dello sport: "La Russia continua ad attaccarci, donne e bambini stanno morendo di freddo perché hanno colpito le centrali elettriche. Qui si parla di pace, ma se poi squalifichiamo un atleta per un casco per i compagni uccisi..."

Elisabetta Esposito

Giornalista

14 febbraio - 13:32 - MILANO

Chissà se Matvii Bidnyi era così anche prima della guerra. Le istituzioni hanno solitamente una costante attenzione per la forma, lui - Ministro dello Sport e della Gioventù dell’Ucraina - è tutta sostanza. Sarà che nasce campione di body building. Lo incontriamo a Milano, dove in questi giorni olimpici, oltre a seguire la delegazione gialloazzurra di 46 atleti, sta cercando di far sapere al mondo che cosa succede, ancora, nel suo Paese. Ci accoglie con sneaker e maglione, barba incolta e degli occhi che raccontano una storia che forse non possiamo davvero comprendere. Raccontano di speranza e sofferenza al tempo stesso. Sono occhi stanchi. "E pensare qui sto dormendo tanto. A Kiev non si riesce mai ad andare oltre le tre ore, con il sibilo dei droni e le esplosioni per gli attacchi russi". 

Ministro, pensa che il mondo si stia un po’ dimenticando dell’Ucraina? 

"No, quantomeno non tutti. E la dimostrazione più tangibile l’ho avuta durante la cerimonia d’apertura a San Siro. Quando la nostra nazionale è entrata e tutti si sono alzati in piedi, gridando per noi, è stato un momento unico, pieno di emozione. Noi abbiamo bisogno di questo sostegno. I discorsi che anche quella sera abbiamo ascoltato sulla pace, l'uguaglianza, i valori, sono importanti, ma la guerra resta una realtà. Dobbiamo lavorare insieme per farla terminare, bisogna agire perché se non lo facciamo adesso, le parole che abbiamo sentito resteranno solo tali, solo un’illusione. Oggi non c’è alcuna uguaglianza, nessuna pace". 

E la tregua olimpica? 

"La Russia continua a rifiutare ogni appello. Proprio mentre qui veniva acceso il braciere, in Ucraina sono scattati diversi allarmi per gli attacchi dei droni. Si dice che lo sport dovrebbe essere al di sopra della politica, ma questa non è politica, è un crimine, è un genocidio. La Russia ha colpito le nostre centrali elettriche, ci sono palazzi pieni di donne e bambini senza riscaldamento. E fuori fa -20°... Fanno morire di freddo i civili, che cos’è questo se non un genocidio?". 

Crede che nello sport tutti lo riconoscano? 

"Non direi, ma non farlo è da irresponsabili. Anche perché la Russia costruisce anche sullo sport la propria propaganda. Al momento sono fuori praticamente da tutto e la condanna del Cio e della comunità internazionale è sempre stata determinante. Ora però questo pilastro rischia di venire meno e sarebbe gravissimo, crollerebbe tutto". 

Si riferisce al caso  di Vladyslav Heraskevych, squalificato per il casco con le foto dei suoi compagni uccisi?

"Anche. Ripeto, qui la politica non c'entra, è una questione di umanità. Ma la decisione del Cio non ci ha sorpresi, purtroppo".

Il presidente Fifa Infantino ha parlato di una riammissione della Russia nel calcio, visto che "l’esclusione non ha portato a nulla". Che effetto le fa? 

"È grave, posizioni come questa, esattamente come la squalifica di Vladyslav, rendono le missioni criminali della Russia più facili, sono un pericoloso aiuto alla loro politica. E se dirigenti sportivi di alto livello come il signor Infantino pensano che lo sport sia importante nella società di oggi, devono anche riconoscere che lo è altrettanto la loro posizione". 

Quanto conta per l’Ucraina essere qui oggi? 

"È la nostra più grande vittoria, a prescindere da quello che faremo sotto il profilo sportivo. Esserci, aver visto sfilare la nostra bandiera ed essere stati accolti con tutto quel sincero entusiasmo è il risultato più importante che potessimo ottenere". 

La preparazione non dev’essere stata facile. 

"Come ho già detto dormire è diventato praticamente impossibile. Fatico a sostenere una giornata intensa io, figuriamoci un atleta. E poi la situazione infrastrutture è drammatica, ne abbiamo perse circa 800, distrutte o danneggiate dalla guerra". 

Ha un numero degli atleti uccisi? 

"Se parliamo solo di chi faceva parte dei circuiti delle nazionali sono più o meno 650. Ma ogni giorno cambia qualcosa". 

A luglio ha firmato con il ministro per lo Sport Abodi un memorandum di collaborazione e la Figc ha avviato da tempo programmi per aiutare i vostri giovani calciatori.

 "Abbiamo un ottimo rapporto con l’Italia, dal governo italiano alle istituzioni sportive fino alla gente che ci è sempre stata vicina. Abbiamo davvero bisogno del vostro aiuto, noi come i nostri atleti, anche a livello di impianti. Fateci sentire il vostro supporto, come è accaduto a San Siro. I nostri media ancora ne parlano. È bello sapere di contare anche da chi non vive sotto attacco. Grazie".

Leggi l’intero articolo