Il clima derby non tramonta mai. E dal campo si passa rapidamente alle dirette Instagram, luogo virtuale che si trasforma in un ring per provocazioni, sfottò, bordate. Così era andata due anni fa, quando durante una live per festeggiare il 20° scudetto dell’Inter, Calhanoglu, Thuram e Lautaro scherzarono sul nome del cane dell’attaccante argentino, alludendo al fatto che si chiamasse Theo come il rottweiler raffigurato al guinzaglio di Dumfries sullo striscione di un tifoso. “Sapete come si chiama?” chiese Lautaro ai compagni. E Thuram: “No, no, stai zitto!”. Il mondo social si scatenò, esattamente come oggi. Stesso social (Instagram), stessa live, stessi protagonisti: Thuram e Calhanoglu. Il francese chiede: “Dov’è Lauti?”. “Non lo so, fuori con il suo cane…” risponde Hakan. “No, no, no, no dai… Ah, ha un cane davvero?”. “Sì, sì, sono serio, non sto alludendo a quella cosa” aggiunge il turco. “Non so, spesso Lauti fa passeggiate in campo col cane a San Siro, a volte la domenica”. E poi ecco il sorriso di Calhanoglu. Vecchie ruggini, stesse provocazioni.
LA PROVOCAZIONE
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Nel flusso della diretta, tra battute e allusioni, si inserisce anche un passaggio che mescola ironia e fastidio per le critiche. “Esistono premi per chi vince i big match?” si chiede ironicamente Thuram, lamentando a Calhanoglu le voci e gli attacchi rivolti all’Inter. Il tono resta inizialmente leggero: “C’è tanta gente che si inc**** perché non vinciamo i big match, perché siamo vecchi… ma hanno inventato un premio per quelli che vincono i big match?”. Secca e quasi rituale la replica del turco: “Blablabla”. Poi però il registro cambia. Thuram abbandona la goliardia e si fa più diretto: “C’è gente che ci odia e ci vuole ammazzare”. Parole che aprono a uno sfogo più profondo, in cui distingue tra critica sportiva e odio gratuito: “Sono davvero contento di questo scudetto, perché fuori dal mondo Inter c’è veramente gente cattiva. Io capisco tifare per un’altra squadra e non essere contenti delle nostre vittorie, capisco se ci fischi, ma questa cattiveria non la capisco. C’è gente che ci odia, che ci vorrebbe ammazzare, mi fa male al cuore. Perché mi scrivono devi morire? Non lo capisco, ma per fortuna ci sono anche tifosi bravi, che capiscono che noi semplicemente facciamo il nostro lavoro”.










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