Sul referendum il Sud tallone d'Achille del centrodestra

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E' il Sud Italia, dove il NO alla riforma della giustizia s'è imposto persino con percentuali inaspettate in Regioni storiche roccaforte come la Sicilia (60,98%) e la Calabria (57,26%) governate da Forza Italia con Renato Schifani e Roberto Occhiuto, a prefigurarsi come il tallone d'Achille del centrodestra, spiazzato dall'esito delle urne. Vale anche per Basilicata ((60,03%), Abruzzo (51,7%) e Molise (54,7%): anche qui la sconfitta è stata netta, ma pure in Campania (65,22%) e Puglia (57,14%) dove ci si aspettava un risultato diverso almeno per dare un segnale ai governi di centrosinistra delle due regioni.

In Sicilia e Calabria il confronto interno tra i partiti, soprattutto sotto traccia, verte sullo scarso impegno tra alleati nelle campagna referendaria, sull'incidenza eventuale nel voto di scandali e inchieste giudiziarie che coinvolgono esponenti di spicco e sui risvolti politici futuri per le elezioni regionali e politiche del prossimo anno, oltre che su equilibri interni ai partiti di centrodestra. Cautela e nessuna fuga in avanti appare, almeno per ora, il sentiment più diffuso.

Anche se il clima è pesante. Da ambienti della Presidenza della Regione siciliana, per esempio, filtra il ragionamento che "non si è trattato di un voto identitario" e che l'esito "non produce effetti sui governi nazionale e regionale". Ma se i leader siciliani di FdI e Fi mantengono le bocche cucite, netta è la posizione del senatore e commissario della Lega in Sicilia Nino Germanà: "Tutti dobbiamo fare mea culpa. Io ho fatto campagna referendaria a Messina, alcuni parlamentari di Fdi e Fi l'hanno fatta in altre province, altri si sono impegnati di meno. E' chiaro che serve un chiarimento politico tra i partiti. Senza analizzare questa sconfitta e metterla a frutto rischiamo di andare a sbattere".

Non si sottrae all'analisi Roberto Lagalla, sindaco di Palermo con una giunta di centrodestra, dove il NO ha ottenuto il 68,94%, il secondo dato più alto tra i capoluoghi italiani, in testa Napoli col 75,49%: "Non è opportuno sovrapporre il dato o l'appartenenza politica all'esito di un referendum. È quindi necessario accogliere con rispetto il giudizio espresso dai cittadini, che hanno scelto di non confermare il lavoro proposto dal governo e dalla maggioranza sul tema della giustizia".

Immediata la replica di Saverio Romano, coordinatore politico di Noi moderati: "Se il centrodestra pensasse di ricandidare Lagalla bisognerebbe trovare uno psicologo". Tranchant il commento di Gianfranco Miccichè, ex leader di Fi nell'Isola, che punta il dito proprio verso il suo partito: "Molti dirigenti hanno tradito la battaglia di Berlusconi, dove erano deputati, senatori, sindaci e assessori di centrodestra? Poche iniziative, nessuna vera mobilitazione".

Ammette la sconfitta in Calabria l'assessore regionale all'Agricoltura Gianluca Gallo di Forza Italia: "E' stato un risultato non positivo per il centrodestra". Gli fa eco in Basilicata il segretario provinciale di Fi a Potenza, Vincenzo Taddei: "E' un segnale che la maggioranza di centrodestra, lucana e nazionale, non può e non deve sottovalutare e che necessariamente va accolto con attenzione e con la giusta consapevolezza, oltre che con spirito critico".

Per il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio (FdI) "il fronte del NO ha avuto gioco facile nel mistificare i contenuti della riforma, che erano comunque molto tecnici e difficili da spiegare in parole semplici". In Campania dove il NO ha vinto col 65,22%, e a Napoli addirittura col 75,49%, Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia, sfoggia ottimismo per il futuro: "I comitati del Sì non si sciolgano ma restino come sprone e proposta programmatica".

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