La stella della Spagna è uscita dal campo inviperito e senza fermarsi a salutare i tifosi: “Capisco che non tutti i tifosi siano come quelli che hanno cantato, ma a chi li intona dico che usare una religione come insulto in campo vi fa sembrare ignoranti e razzisti". Ipotesi porte chiuse per le prossime gare
Che Lamine Yamal non avesse preso bene quanto ascoltato dagli spalti del Cornellà di Barcellona si era già intuito dall’espressione con cui ha lasciato il campo, al termine di Spagna-Egitto. Ma l’asso del Barcellona e della Roja ha deciso nelle ultime ore di non lasciare nulla all’immaginazione, affidandosi a un post sui social per spiegare tanta rabbia nell’uscire dal campo: “Sono musulmano, Lode a Dio! Ieri allo stadio si è sentito il coro ‘chi non salta è musulmano’. So che era rivolto alla squadra avversaria e non a me nello specifico, ma lo trovo irrispettoso e intollerabile”. E lo scandalo dei cori islamofobi adesso è sotto esame da parte della polizia catalana e della Fifa.
cori
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Nastro riavvolto al pre-match. Spagna-Egitto, gara amichevole al Cornellà- stadio dell’Espanyol- verso il Mondiale estivo che vedrà coinvolte entrambe le formazioni. L’inno dei nordafricani è stato sommerso di fischi, e la situazione è divenuta intollerabile a metà primo tempo, quando da una delle curve è partito il coro: “Chi non salta è musulmano”. Una frase forte e chiara, giunta fino alle orecchie dei calciatori e soprattutto alle attenzioni dello speaker che ha velocemente letto l’annuncio riguardante il rischio di sospensione del match in caso di reiterazione dei cori. Yamal, a fine gara, è uscito dal campo inviperito e senza fermarsi a salutare i tifosi. Poi lo sfogo social, concluso così: “Capisco che non tutti i tifosi siano come quelli che hanno cantato i cori, ma a chi li intona dico che usare una religione come insulto in campo vi fa sembrare ignoranti e razzisti. Il calcio è fatto per divertirsi e tifare, non per mancare di rispetto alle persone per quello che sono o per quello in cui credono. Detto questo, grazie a tutti coloro che sono venuti a sostenerci. Ci vediamo al Mondiale”.
rischio porte chiuse
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Si è immediatamente aperta una inchiesta a filo doppio. Da una parte si muovono i Mossos d’Esquadra, la polizia catalana che sta indagando per reati d’odio e sta esaminando i filmati per individuare i responsabili; dall’altra c’è la Fifa che ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti della Federazione spagnola. In questa circostanza, in caso di accertamento di responsabilità da parte della Roja, si rischia anche la disputa di una partita a porte chiuse. Non il miglior biglietto da visita per la Spagna che sta ancora cercando di accaparrarsi l’organizzazione della finale del Mondiale 2030, ospitato con Marocco e Portogallo. Episodi da “Vergogna Mondiale” secondo AS che ha aperto così in riferimento ai cori, aggiungendo la foto del maxischermo contenente il messaggio anti-razzista, quello recitato dallo speaker.
reazioni
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Durissime le reazioni di Pedri e del ct De La Fuente. Così il centrocampista del Barcellona secondo quanto riportato da RMC: “I cori razzisti non sono tollerati in alcun modo. Sarà importante lavorare assieme affinché queste situazioni non si ripetano”. Gli ha fatto eco il commissario tecnico: “Provo assoluta repulsione verso qualunque atteggiamento xenofobo, razzista o irrispettoso. Situazione intollerabile”. La Federazione egiziana ha risposto furiosa: “Comportamento inappropriato di alcuni tifosi sugli spalti durante il match e mancanza di rispetto durante il nostro inno nazionale: è inaccettabile che negli stadi calcio si verifichi un fenomeno così negativo. Deve essere sradicato”. Si è esposto anche il governo spagnolo, nelle ultime ore. Il Ministro della Giustizia Felix Bolanos ha parlato di “vergogna per la società, e chi tace è complice. Lo sport è rispetto, solidarietà e convivenza. Non c’è posto per odio, razzismo e intolleranza negli stadi”.








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