Sansone: "Tornassi indietro farei come Berardi... ma al Bayern. Van Gaal mi ha ignorato. Orsolini dov'è finito?"

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L'ex attaccante di Bologna e Sassuolo racconta il derby emiliano: "Si affrontano due squadre dall'anima offensiva. A novembre dissi che entrambe avrebbero lottato per la Conference League, ma è un campionato particolare..."

Matteo Dalla Vite

Giornalista

15 marzo 2026 (modifica alle 10:53) - BOLOGNA

Del come ha conosciuto Fabio Grosso (“Merito di una foto che gli chiesi da campione del mondo…”) approfondiremo. Del fatto che Nicola Sansone sia dentro al Sassuolo e al Bologna, beh, anche questo va approfondito. Nicola è appena diventato papà per la terza volta (“Si chiama Azzurra Maria” dice Nicola) e parte della sua carriera si è svolta proprio in neroverde, fino a raggiugere l’Europa League, e in rossoblù, voluto da Sinisa e anche vestendo la maglia numero 10. Sassuolo un punto sotto il Bologna, derby che può valere l’ottavo posto e poi si vedrà cosa può davvero contare arrivare ottavi o poco più su.

Nicola, si è più divertito nei due anni di Sassuolo o nei quattro di Bologna? 

“Bella domanda. Dura rispondere ma forse a Sassuolo: perché ero più giovane, più istintivo, soprattutto direi per il fatto che ho avuto un allenatore che mi faceva giocare sempre, Di Francesco: un tecnico che come lui ha avuto così fiducia in me, beh, non l’ho mai avuto più”. 

In neroverde fece anche gol pesantissimi arrivando a un traguardo storico. 

“Le reti alla Juve e al Milan, vero, poi arrivammo in Europa League l’unica volta in cui mi ritrovai a tifare per la Juventus: se avesse vinto la Coppa Italia, noi avremmo conquistato l’accesso alla coppa. Fu così”. 

Berardi è il giocatore che cambia volto a una squadra. Trovo bellissimo che sia ancora a Sassuolo

Nicola Sansone

In quel Sassuolo vide crescere Domenico Berardi: è stupito che sia ancora lì, a dimostrarsi bandiera? 

“Quando lo conobbi, beh, non mi sarei stupito. Ma vedendo come è cresciuto e quanto, ecco, sì, un po’ stupito lo sono. Berardi è il giocatore che cambia volto a una squadra. Detto questo trovo bellissimo che sia ancora lì, una dimostrazione di affetto e appartenenza stupenda. Tornassi indietro farei la stessa cosa a Monaco”.

Al Bayern. Beh, mica poco… 

“Se quel giorno un allenatore non mi avesse ignorato… Chi? Van Gaal: ci rimasi male e mi arrabbiai. Giocavamo contro il Friburgo, a cinque minuti dalla fine vincevamo 3-0, io arrivavo dalle giovanili e sognavo il momento del debutto in Bundesliga da… sempre. Non ho mai esordito per colpa sua. Anziché il sottoscritto decise di mettere un altro giocatore, che poi andò alla Lazio negli anni successivi, e lui fece pure autogol. Finì 3-1 ed ero deluso. Non mi va giù ancora oggi”. 

In quegli anni “conobbe” Fabio Grosso. 

“In verità non lo conosco ma ho avuto a che fare con lui per una gentilezza. Era dopo il 2006, riuscii ad avvicinarlo, ero un bambino italiano in Germania e gli chiesi una foto. Idolo. Quella fotografia la feci per il personaggio che è lui e per poterla mandare ai miei amici tedeschi. 'Lo riconoscete?', scrissi assieme alla foto. Era doveroso dopo il mondiale vinto". 

Sassuolo-Bologna che partita sarà? 

"Prima mi ha chiesto di Berardi. Ma Orsolini dov’è finito? Dovevo andare al Dall’Ara giovedì scorso per l’andata di Bologna-Roma. Ho visto solo l’ultimo quarto d’ora ma i miei amici mi hanno detto che il Bologna ha giocato bene, meritava di più. Poi, quando ho guardato, ho visto: zero minuti per Orsolini. Mah”. 

Orsolini? Per uscire dal momento no servono un gol e la fiducia del mister

Nicola Sansone

Si è un po’ annodato, ultimamente. 

“Orso lo conosco bene. Ha numeri. Come li ha Berardi. E fanno gol entrambi. Orso è quel tipo di giocatore che io faccio giocare sempre. Per questo mi stupisco che Italiano lo metta e no. Bernardeschi? Non me l'aspettavo riesplodesse così: ma si vede che sta bene e quando fisicamente sei a posto puoi fare tutto. Consigli a Orsolini? Per uscire da un momentaccio servono due cose: un’azione magistrale, delle sue, magari con gol; e la fiducia dell’allenatore”. 

Cosa o chi le piace di questa sfida? 

“Laurienté è un giocatore che apprezzo, Rowe mi piace moltissimo come anche la capacità di restare sempre in battaglia di Castro. Il Sassuolo sta giocando bene, adesso anche il Bologna ha cambiato sistema ma sia Grosso sia Italiano prediligono l’anima offensiva. A novembre dissi che entrambe avrebbero lottato per la Conference League. Ora lottano per l’ottavo posto e non so se gli incroci saranno favorevoli. E’ un campionato particolare, nel quale il Como lotta per la Champions guidato da un tecnico che mi ricorda molto Thiago Motta, entrambi sono di scuola-Barça del resto: ma mancano ancora molte giornate di campionato, può succedere di tutto per entrambe, l’Europa è un pensiero legittimo anche se il ranking non aiuta proprio…”.

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