
L'esclusione di Napoli ha fatto rumore, ma è stata la decima stagionale. Da Pioli a Conceiçao, tutti i tecnici con Rafa hanno usato il proprio metodo: ma ce n'è davvero uno giusto?
Condannato a essere condannato. A una perenne spaccatura tra estimatori e odiatori, a un'eterna vivisezione di ciò che fa in campo e fuori dal campo. Con un filo rosso che lega tutto: quando c'è di mezzo Rafael Leao, difficilmente c'è anche equilibrio nel giudizio. Rafa è un perenne ottovolante fra gli estremi: segna, ed è l'imprescindibile; sbaglia, ed è un giocatore che non sboccerà mai davvero; gioca, e sarebbe stato meglio non vederlo in campo; non gioca, ed è un errore imperdonabile dell'allenatore. Per lui è sempre stato così, quanto meno al Milan. C'è chi lo impacchetterebbe domani per il miglior offerente e chi assicura che senza di lui il Diavolo sarebbe solo un povero Diavolo. Di base, però, resta un problema di gestione, e questo è un fattore oggettivo. Okay, intorno a lui c'è tutto tranne l'equilibrio, ma lui in questi anni ci ha messo del suo. Intanto, però, in una stagione collettivamente orribile, vissuta - anche - su scelte di formazione discutibili da parte di Fonseca e Conceiçao, la maggior parte dei tifosi lo vorrebbe vedere sempre in campo. Perché la cosa è evidente a tutti, e lo è stato anche (e soprattutto) a Napoli: c'è un Milan con Leao e un Milan senza. Nella maggior parte dei casi, la seconda versione è quella peggiore.