Nell'operazione della Dda sono state arrestate 54 persone, l'ultrà era stato condannato nell'inchiesta Doppia Curva
8 aprile - 15:34 - MILANO
Un maxi blitz della Polizia di Stato, coordinato dalla procura di Catanzaro, ha fatto emergere un vasto traffico di stupefacenti gestito dalla 'ndrangheta in tutta Italia. La procura ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per 55 persone, tra le province di Milano, Rovigo, Viterbo, Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza e Benevento, in 47 sono finiti in carcere, per altri 8 indagati il giudice ha disposto l'obbligo di dimora. Tra gli indagati c'è anche Marco Ferdico, ex capo ultrà dell'Inter, attualmente in carcere, considerato il terminale del narcotraffico a Milano e in Brianza della 'ndrangheta di Ariola.
nuova indagine contro marco ferdico
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Ferdico è stato condannato a 8 anni, con rito abbreviato, nell'inchiesta Doppia Curva con cui erano emerse le attività illecite condotte da ultrà legati alle curve di Inter e Milan. Inoltre l'ex capo ultrà dell'Inter è anche a processo, sempre a Milano, insieme ad altri quattro (tra cui anche suo padre), con l'accusa di aver organizzato l'omicidio di Vittorio Boiocchi. Nel filone milanese dell'inchiesta della procura di Catanzaro, Ferdico è accusato di associazione di stampo mafioso e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Secondo le accuse, era il pusher di riferimento nel Nord Italia, chiamato "il calciatore" dai vertici della cosca, come riferito dal procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio.
il traffico
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Le indagini della Dda hanno portato alla luce un traffico di droga che dalla 'ndrina di Vibo Valentia, venivano spediti al Nord tra Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia dove erano poi gestiti da Ferdico. Oltre 410 kg di marijuna, un chilo e mezzo di cocaina ma anche hashish, eroina, 4 pistole, 3 revolver e una mitragliatrice sono state sequestrate durante il blitz della polizia. Il narcotraffico rappresentava per la cosca di Ariola la principale fonte di finanziamento con cui si sovvenzionava quella sorta di welfare illecito che serve alla 'ndrangheta per sostenere le famiglie dei detenuti. Le 'ndine coinvolte nell'inchiesta fanno riferimento alle famiglie degli Emanuele e degli Idà, due cosche che lavoravano in sinergia esercitando un controllo asfissiante sul loro territorio di riferimento.
La Gazzetta dello Sport
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