'J'accuse' di Gravina, ecco leggi e riforme che politica e Leghe non hanno voluto

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L'Italia non é un Paese per giovani... calciatori. Il pallone vive da anni al di sopra delle proprie possibilità, non investe per scoprire nuovi talenti e quando questi emergono non sa valorizzarli. Lo straniero la fa sempre più da padrone, con il risultato che la Serie A è il 49/o campionato al mondo (su 50 monitorati) per percentuale di minuti giocati da Under 21 selezionabili per la Nazionale, solo l'1,9%. Per non parlare degli stadi, sempre più vecchi, scomodi e soggetti ad investimenti "totalmente a carico dei club e dei proprietari".

Come rimediare al disastro che ha partorito la terza eliminazione consecutiva dalla fase finale del Mondiale? Le proposte, molte "da tempo sul tavolo", sono contenute - così come alcune delle su elencate 'accuse' - nel dossier che il dimissionario presidente della Figc, Gabriele Gravina, avrebbe presentato alla VII Commissione Cultura della Camera se l'audizione non fosse stata annullata. Gravina ha deciso di renderlo comunque pubblico, visto che "lo Statuto federale prevede che io resti in prorogatio per l'ordinaria amministrazione fino al 22 giugno". Tre i livelli di criticita' individuati nel dossier: le riforme interne bloccate dal veto delle componenti, le proposte di provvedimenti non recepite dalla politica, le leggi che hanno provocato danni al sistema, Un sistema professionistico "economicamente insostenibile", che "perde oltre 730 milioni di euro l'anno", ha bisogno prima di tutto di denaro fresco, e' il punto di partenza dell'analisi di Gravina. Diverse le vie percorribili per reperirlo.

Tra queste, il "DIRITTO ALLA SCOMMESSA" (percentuale di gettito o vincite sul calcio da devolvere al calcio stesso, per valorizzare giovani e impianti), principio peraltro "sancito da una precisa direttiva europea"; il CREDITO DI IMPOSTA (tax credit sul modello di quanto fatto, ad esempio, per il cinema) per finanziare gli investimenti sugli Under 23, ragazze e ragazzi, selezionabili per le squadre nazionali; ripristino del REGIME FISCALE AGEVOLATO per i professionisti presi all'estero, abolito a fine 2023 con il 'Decreto Crescita'; abolizione del DIVIETO DI PUBBLICITÀ E SPONSORIZZAZIONI per gli operatori delle scommesse, introdotto con il 'Decreto dignità' del 12 luglio 2018; riconoscimento alle Federazioni sportive dello status di "impresa sociale" o, quantomeno, reintroduzione della norma che ha consentito alle stesse, dal 2022 al 2024, di reinvestire la detassazione degli utili commerciali in attività socialmente rilevanti. Si tratta dei provvedimenti evocati da Gravina subito dopo la disfatta con la Bosnia, per ricordare che nessuno era stato preso in considerazione dal Parlamento.

Tra i "vincoli" e le "responsabilità", anche della politica, che condizionano lo sviluppo del sistema calcio, il dossier mette "al primo posto, per gli effetti devastanti che ha prodotto sulle sue fondamenta, il decreto legislativo 36/2021, che ha abolito il cosiddetto 'vincolo sportivo' (con danni probabilmente irreversibili alla valorizzazione dei vivai e quindi anche alla crescita di calciatori potenzialmente utili alla Nazionale): è una legge dello Stato - ricorda il dossier di Gravina -, non una norma federale, sopravvissuta a tre Governi diversi (ministri Spadafora-Governo Conte II / Vezzali-Governo Draghi / Abodi-Governo Meloni)".

Uno dei grandi rimpianti della presidenza uscente é la fallita RIFORMA DEI CAMPIONATI (A e B a 18 squadre, con riduzione dell'area professionistica della Lega Pro), "allo stato inattuabile per la mancanza di intesa tra tutte le componenti interessate", si sottolinea, nonostante sia stata posta alla loro attenzione "sin da febbraio 2020". Per contrastarla, ed affossare qualsivoglia tentativo di riforma basata sull'eliminazione, anche solo per un periodo limitato, del "diritto di intesa" in capo alla Leghe, "si è arrivati a minacciare denunce e ricorsi presso gli organi di giustizia sportivi e statali".

 Infine, tra i progetti spicca la RIFORMA DEL SETTORE ARBITRALE. In due versioni: una più radicale con la costituzione di una società ad hoc per la gestione del professionismo di vertice; una attuabile totalmente all'interno dell'attuale perimetro dell'AIA istituzionale che prevede comunque l'introduzione del professionismo arbitrale di vertice.
   

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