L'Atalanta, come il Sassuolo, è arrivata facilmente nell'area di Maignan: l'unica grande certezza della stagione è crollata. Ecco perché succede...
Alto tradimento. E proprio nel momento meno opportuno. La crisi dell'attacco del Milan è cosa nota e dura ormai da mesi (non è certo un rigore di Nkunku a restituire dignità al reparto). Quella delle difesa invece è abbastanza una novità ed è la cosa più inquietante che potesse succedere lungo il rettilineo finale che porta in Champions. Era l’unica vera certezza del Milan edizione ’25-26, ma adesso non c’è più. Lungo la stagione il Diavolo ha vissuto a più riprese svariate problematiche: Leao senza pace con se stesso (e tutto il mondo che lo circonda), Gimenez fuori causa mezza stagione, Modric senza sostituti all’altezza, un gioco gradevole in autunno e diventato poi sempre più abulico e assente. Però, se c’era qualcosa che il Milan si poteva appuntare al petto con orgoglio, era la fase difensiva. Era, appunto. Crollata proprio quando era necessario serrare ancora di più i ranghi, a maggior ragione nell’ambito di una squadra che in 17 partite del girone di ritorno è riuscita a produrre soltanto diciotto gol.
facilità
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Quelli subiti adesso sono cinque nelle ultime due partite, nove se vogliamo allargare lo sguardo alle ultime sei. Un lasso di tempo in cui a spiccare era stato soprattutto il tris incassato dall’Udinese. Poi Maignan era riuscito a chiudere la porta a chiave per due partite di fila – Verona, Juve -, cosa che aveva derubricato lo sprofondo con i friulani a incidente di percorso. Il Milan, anzi, prima delle ultime due uscite vantava ancora la seconda difesa nei principali campionati europei in termini di media a partita. L’auspicio di Allegri in fondo era condivisibile: fare la guardia per bene alla propria porta confidando che gli attaccanti si sbloccassero. Non ne è andata in porto nemmeno una. Basta riguardarsi i gol presi con Sassuolo e Atalanta per accorgersi di una cosa elementare: gli avversari di questi tempi contro il Milan trovano la via della rete con modalità decisamente troppo facili. Con giocate scolastiche o grazie ad errori e amnesie dei giocatori rossoneri.
sofferenza
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Chi attacca il Milan entra nel burro, spesso anche per vie centrali e ci si chiede che cosa possa essere cambiato rispetto anche solo a un mese fa. Quando il Diavolo si chiudeva col doppio chiavistello per proteggere un vantaggio fino all’ultimo secondo di recupero. Era una lucida sofferenza, perché pur trascorrendo minuti e minuti in apnea la difesa rossonera dava sempre l’idea – poi supportata dai fatti – di non crollare. Il Milan candidato autorevole per i primi quattro posti è nato su queste basi e adesso vederle crollare fa effetto. La fase difensiva in certi frangenti sta vivendo situazioni che si pensava fossero rimaste confinate – e archiviate - alla scorsa stagione, con Fonseca e Conceiçao, quando per gli avversari era terribilmente semplice infilarsi tra le maglie rossonere. Adesso basta uno scambio, uno scatto, una palla persa in uscita per ritrovarsi scoperti e vulnerabili. C’è una porta da blindare in questi ultimi centottanta minuti.






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