L'Italia dice no: un tifoso su quattro vorrebbe la Nazionale al Mondiale al posto dell'Iran

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Dal sondaggio di Swg per la Gazzetta la maggioranza contraria a un ripescaggio degli Azzurri

Elisabetta Esposito

Giornalista

10 maggio 2026 (modifica alle 09:47) - ROMA

Uno degli ingredienti che rendono il calcio così speciale nel nostro Paese, è l’assoluta parzialità dei suoi appassionati. Quando c’è di mezzo il pallone, ogni tifoso può dire quello che vuole, azzardare paragoni immaginifici, pronostici senza senso, coltivare speranze fuori da ogni logica. C’è una questione su cui però neanche tutta questa irrazionale passione sembra avere la meglio: il ripescaggio dell’Italia al Mondiale al via a giugno.

molti no

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Il tema tiene banco un po’ ovunque, perché la posta in palio è evidentemente altissima. Tornare a disputare il torneo più importante che esista dopo 12 anni è allettante per chiunque, ma stavolta il fine non sembra giustificare i mezzi. Farlo a scapito di un Paese in guerra come l’Iran, approfittando del fatto che si giochi nella nazione che lo attacca, non piace. E il discorso va oltre le parole, necessariamente più posate e ponderate, delle istituzioni. Sono gli italiani stessi, quelli che il lunedì si prendono per ore in giro al bar, a dire di no.

il sondaggio

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La cosa è emersa chiaramente in un sondaggio di Swg. La domanda posta ad un campione rappresentativo nazionale di 800 maggiorenni era questa: "Nelle ultime settimane, a causa della guerra in corso, è emersa l’ipotesi di un’esclusione dell’Iran dal Mondiale di calcio. Se al posto dell’Iran venisse ripescata l’Italia, lei sarebbe...?". Solo un italiano su quattro si è detto favorevole all’ipotesi (il 25%), il 58% è contrario e il 17% non ha risposto. Le risposte sono state anche motivate: per il 13% "la partecipazione dell’Italia al Mondiale è troppo importante per l’economia e l’entusiasmo di tutto il Paese” e per il 12% “un Mondiale con l’Italia aumenta il suo fascino e lo spettacolo perché siamo una delle nazionali più vincenti della storia". Passando ai contrari, addirittura il 47% degli italiani ritiene che "partecipare grazie a un ripescaggio e non per merito sportivo sarebbe una vergogna per la Nazionale e il Paese", mentre per l’11% "la partecipazione al Mondiale ci distrarrebbe dai problemi del nostro calcio, rallentandone la rifondazione". Che la maggioranza dei voti sia andata a un’affermazione che al suo interno ha la parola "vergogna" la dice lunga. Anche nel sondaggio proposto da gazzetta.it sullo stesso tema, soltanto il 22,7% dei 27.412 votanti pensava fosse "una grande occasione", mentre il 78,3% riteneva che il Mondiale andasse "conquistato sul campo".

le reazioni

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Allargando lo sguardo a chi è intervenuto in questi giorni, il fronte del no è decisamente numeroso. Dal ministro per lo Sport Andrea Abodi ("Primo non è possibile, secondo non è opportuno. Ci si qualifica sul campo") a quello del Mef Giancarlo Giorgetti ("Mi vergognerei"), dal numero uno del Coni Luciano Buonfiglio ("Mi sentirei offeso") al presidente uscente della Figc Gabriele Gravina ("Idea fantasiosa e vergognosa"). Tra i candidati alla sua successione, è stata atipica la reazione sul tema di Giancarlo Abete: "Tutto può avvenire, io sapevo che la situazione era legata a una rappresentatività delle aree geografiche, però da tifosi non si può che sperare, da addetto ai lavori pensando al quadro normativo ho delle perplessità".

la situazione

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A rilanciare le quote azzurre era stato Paolo Zampolli, inviato speciale degli Stati Uniti per le partnership globali e uomo molto vicino al presidente Trump. In un’intervista alla Gazzetta aveva detto: "Il regolamento Fifa è lacunoso sulla sostituzione di una squadra che non si dovesse presentare e se l’Iran non partecipasse al Mondiale, l’Italia, che lo ha vinto quattro volte ed è la più alta delle escluse nel ranking, avrebbe i requisiti giusti". Ma il vero nodo resta la posizione dell’Iran. Il presidente Fifa Gianni Infantino il 30 aprile aveva chiuso i giochi ("La nazionale iraniana giocherà le sue partite negli Stati Uniti") e lo stesso Donald Trump negli ultimi giorni non sembrava avere dubbi ("Non vogliamo rimpiazzare gli atleti"). La novità è legata alle richieste della Federcalcio iraniana che ha dettato alla Fifa alcune condizioni per permettere ai suoi atleti di partecipare, in particolare vuole la garanzia che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche non venga insultato dagli Stati Uniti, dopo un episodio spiacevole alla frontiera canadese dove il comportamento della polizia è stato giudicato "irrispettoso". Il segretario generale della Fifa, Mattias Grafstrom, ha inviato poi una lettera alla Federazione esprimendo rammarico per il "disagio e la delusione" subiti dagli iraniani in Canada, invitandola a Zurigo il 20 maggio per un incontro specifico sul Mondiale. Qui con ogni probabilità l’Iran scioglierà le riserve sulla sua partecipazione, ma non è escluso che qualcosa si sappia già martedì prossimo, giorno in cui scatta la maggiorazione della sanzione per chi rinuncia al torneo. Dettagli, rispetto a un popolo in guerra. La data chiave resta quella del 20 maggio, con le necessarie garanzie l’Iran parteciperà e noi resteremo a tifare davanti alla tv. Del resto, a dispetto di una passione che si chiama tifo come una malattia, è quello che gli italiani vogliono.

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