Verona, Puscasiu e le scuse ai tifosi: "L'Hellas in B è colpa nostra. Ma siamo più forti di prima"

1 ora fa 1

Il presidente del fondo Presidio che gestisce il Verona ammette gli errori ("Sul mercato privilegiato l'11 titolare e non la profondità della rosa") ma guarda avanti: "I conti sono in ordine, vogliamo tornare subito in A e puntiamo ad avviare il progetto nuovo stadio. Ma la priorità n.1 è il nuovo allenatore"

Giusto Ferronato

Giornalista

11 maggio - 14:47 - MILANO

Ci sono momenti in cui la classifica emette il suo verdetto e non ci sono appelli. Nel caso dell’Hellas Verona la sentenza della stagione 2025/26 è la retrocessione in Serie B. Christian Puscasiu, presidente del fondo Presidio che controlla il club scaligero, non si sottrae e non distribuisce responsabilità su allenatori o giocatori. Parte da sé. “Prima di tutto, voglio ringraziare i tifosi e la città di Verona – ha detto in un’intervista pubblicata sul sito della società - siamo altrettanto delusi dai risultati di questa stagione. Alla fine, come proprietà, siamo responsabili di questi risultati”. Una premessa che vale più di qualsiasi analisi tecnica. Cosa non ha funzionato, allora? Puscasiu ricostruisce con onestà. La strategia di mercato estiva aveva privilegiato la qualità del nucleo titolare rispetto alla profondità della rosa: “Abbiamo scelto la qualità dell'undici titolare, o comunque dei primi quattordici giocatori della rosa, piuttosto che costruire un gruppo più ampio, magari composto da ventidue giocatori di livello medio ma con maggiore profondità”. Una scommessa ragionata, che però ha mostrato i suoi limiti nel momento in cui gli infortuni hanno cominciato ad accumularsi: Serdar, Suslov, Belghali, Bella-Kotchap, una lista che nel corso dei mesi è diventata un problema strutturale. 

Verona’s Tomas Suslov  during  the Serie A soccer match between Hellas Verona  and Como at the Bentegodi Stadium in Verona, north west Italy - Sunday , May 10 , 2026. Sport - Soccer . (Photo by Paola Garbuio/Lapresse)

quei gol subiti alla fine

—  

Ma c'è un dato che Puscasiu tiene a mettere sul tavolo, non come alibi — lo precisa esplicitamente — bensì come elemento di lettura: “Abbiamo perso più di dieci punti subendo gol dopo il settantesimo minuto. Parliamo di partite che erano in equilibrio o sotto controllo e che, negli ultimi venti minuti, hanno preso una direzione diversa”. In Serie A, dove la salvezza spesso si decide su margini ridottissimi, quei 10 punti rappresentano spesso la differenza tra restare e scendere. A questo si aggiunge un'analisi statistica più profonda: le prestazioni espresse in campo avrebbero teoricamente meritato una quota punti superiore a quella raccolta. “Non stiamo parlando di una squadra strutturalmente non competitiva - sottolinea Puscasiu - ma di una stagione in cui diversi fattori, anche statistici, si sono combinati in modo sfavorevole”. 

stato di salute

—  

Eppure, nel mezzo della delusione, Puscasiu tiene a distinguere tra il risultato sportivo e lo stato di salute del club. “Posso dire con assoluta certezza che oggi il Club è strutturalmente più forte rispetto al momento del nostro arrivo”. Il debito è stato significativamente ridotto, gli obblighi fiscali e contrattuali ereditati dalla gestione precedente sono stati in parte risolti, i conti sono in ordine. “Siamo pienamente in regola sia dal punto di vista normativo sia da quello finanziario. Lo dico chiaramente perché, nel calcio italiano, non è qualcosa che si possa dare per scontato”. Sul modello economico, Puscasiu è diretto: le cessioni di giocatori — Coppola, Tchatchoua, Cisse, Ghilardi, Giovane — non sono operazioni speculative ma la colonna portante dell'auto-sostenibilità. “Questa proprietà non sottrae valore al Club. Il modello basato sulle operazioni di mercato esiste per finanziare la crescita del Club, non per distribuire capitale agli azionisti”. 

il futuro in b

—  

Il futuro prossimo ha un nome e una durata: Serie B, una stagione, poi l'immediato ritorno in A. “Affronteremo la Serie B con un solo obiettivo, tornare in Serie A già dalla prossima stagione. Abbiamo le risorse per perseguire questo obiettivo con serietà”. La priorità immediata è trovare un allenatore ("è oggi la nostra priorità numero uno", conferma Puscasiu) attorno al quale costruire una squadra competitiva per il campionato cadetto. Se mantenere il nucleo esistente o procedere a una ristrutturazione più profonda dipenderà da variabili di mercato non ancora definibili: “Ci sono molti fattori da considerare: la volontà del giocatore di restare, il tipo di offerta che potrebbe arrivare”. Quello che non è in discussione è l'energia con cui il club si presenterà al Bentegodi. “Credo sinceramente che una stagione dell'Hellas Verona in lotta per la promozione — con tifosi che non desiderano altro che vedere questo Club tornare dove merita — possa diventare qualcosa di speciale. Quell'energia è una risorsa. E la useremo".

il nuovo stadio

—  

C'è poi una prospettiva che va oltre la prossima stagione, oltre la Serie A. Presidio ha avviato un percorso per la costruzione di un nuovo impianto nell'area dell'attuale Bentegodi  ("uno degli stadi più grandi d'Italia, ma con reali limiti strutturali", ricorda Puscasiu) e nelle prossime ore è atteso un annuncio sull'architetto selezionato. L'idea è restare nel luogo identitario per la tifoseria, ma dotarsi di un'infrastruttura moderna capace di generare ricavi indipendenti dalla categoria in cui si gioca. “Un nuovo stadio significherebbe un sostanziale aumento dei ricavi da partite ed eventi, flussi di entrata indipendenti dalla categoria in cui giochiamo e una base finanziaria permanentemente più solida per il club”. Un progetto che, avverte Puscasiu, richiederà necessariamente il supporto del Comune e probabilmente una partnership pubblico-privata: le tempistiche, quindi, non dipendono interamente dalla proprietà. “Stiamo costruendo le fondamenta di un Club che dovrà essere ancora qui tra cinquant'anni” chiude Puscasiu. La direzione è tracciata.

Leggi l’intero articolo