Quando le temperature scendono, per molti la moto va in letargo. Per altri, invece, comincia la stagione più affascinante, quella in cui si guidasi impara a leggere l’aderenza e si scopre che nel contesto giusto neve e gelo possono diventare divertimento. Il viaggio parte dallo sport invernale per eccellenza, lo speedway su ghiaccio, per passare al modo più accessibile per vivere le giornate sottozero: i raduni. Fino alle piste, sulle quali assaggiare il ghiaccio in sicurezza
Valerio Boni
8 gennaio 2026 (modifica alle 12:06) - MILANO
C’è chi considera l’inverno un momento di assoluto riposo, e chi invece lo vive come la stagione più divertente per le due ruote, perché toglie di mezzo la routine e consente di distinguersi dalla massa. Detto questo, una volta chiarito quando e perché - in primo luogo perché il Codice della strada lo vieta - è meglio non circolare su strada con neve e ghiaccio, analizziamo l'inverno da un diverso punto di vista. Ecco quindi come divertirsi con moto e scooter quando la temperatura scende, scegliendo contesti e attrezzature che trasformano il rischio in esperienza.
speedway, il re degli sport su ghiaccio
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Il capitolo sportivo, quello da manuale, ha un re incontrastato, lo speedway su ghiaccio. È la disciplina che più di tutte racconta l’idea di sfidare l’inverno, perché nasce e vive proprio lì, su ovali ghiacciati preparati e levigati come piste vere. Le moto sono essenziali e brutali, tipicamente 500 cc, niente freni, e una guida fatta di coraggio e precisione, con ginocchia e gomiti che scivolano sulla superficie gelata. La magia è concentrata nelle gomme, perché in questa specialità altamente spettacolare si usano pneumatici con centinaia di chiodi, con punte affilatissime che possono arrivare a 28 mm, un mondo a parte rispetto ai chiodi stradali. Non è uno sport che lascia spazio all'improvvisazione, ed è molto più sviluppato dove l’inverno è lungo e la cultura delle piste ghiacciate è storica, con un baricentro tradizionale in Nord ed Est Europa e un’attività Fim che continua a rinnovarsi tra qualifiche e finali. In Italia, invece, provarlo davvero è complicato: mancano ovali dedicati e un ecosistema stabile, quindi l’ice speedway resta soprattutto un riferimento mitologico, più da raccontare che da praticare.
motoconcentrazioni al gelo
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Per assaggiare il fascino dell’inverno senza entrare in uno sport specialistico, la via più semplice e più ricca umanamente sono i raduni invernali. È lì che il gelo diventa un linguaggio comune, perché più che in altri casi il fascino è più nel viaggio che nella meta. Si arriva, ci si guarda attorno e si capisce subito che le persone che si incontreranno hanno fatto la stessa scelta controcorrente (anche se non manca chi bara, e arriva con la moto sul carrello, la scarica e percorre in sella solo gli ultimi chilometri). I raduni invernali hanno date definite, quote contenute, e una logistica pensata per accogliere. In Italia, il nome che apre sempre la lista è l’Agnellotreffen, che per l’edizione 2026 si svolge dal 16 al 18 gennaio, sempre a Pontechianale/Chianale, in Valle Varaita, oltre i 1600 metri di quota. L’iscrizione ufficiale 2026 è indicata a 23 euro e dà accesso alla registrazione e all’area raduno/campeggio. È nominale, non rimborsabile e include le liberatorie legate a un evento in ambiente montano privo di comfort, visto che si dorme in tenda, dove ciascuno resta responsabile della propria condotta e attrezzatura. È il più famoso, ma non l’unico, perché la tradizione dei winter meeting italiani è fatta anche di appuntamenti più a livello locale, meno mediatici e spesso con una dimensione conviviale fortissima. Come il Winter Bikers Meeting di Faenza, che nel 2026 è annunciato dal 9 all’11 gennaio con un programma molto fitto tra stand gastronomico, vin brulè, musica dal vivo, motogiro e perfino la possibilità di dormire in tendone con sacco a pelo. Qui il bello è che non serve essere avventurieri estremi, basta volerci essere, dove non serve avere la moto più performante e costosa.
il mitico elefantentreffen
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Se invece si punta all’icona assoluta europea, quella che anche i non addetti ai lavori conoscono di nome, il riferimento è l’Elefantentreffen in Baviera. L’edizione 2026 (la 68ª) è in calendario dal 29 gennaio al 1° febbraio, e la comunicazione ufficiale parla chiaro anche sulla quota: 40 euro d’ingresso, con biglietti venduti solo in cassa sul posto. L’Elefant non è un raduno comodo, è un’esperienza volutamente spartana, e proprio per questo è diventato un simbolo. All’opposto, per numeri e organizzazione da grande evento, c’è Pingüinos a Valladolid. Per il 2026 le date sono 8–11 gennaio e l’iscrizione varia indicativamente tra 35 e 40. Il valore aggiunto, qui, è il classico pacchetto di partecipazione molto strutturato, che nelle informazioni pubblicate include gadget e materiali identificativi ma anche momenti di ristoro e socialità (caldo, caffè, degustazioni, cena del sabato e altro ancora, a seconda della formula). Nella stessa finestra temporale, in Spagna, è forte anche La Leyenda Continúa a Cantalejo, che per il 2026 pubblica una scala prezzi molto trasparente, con pre-iscrizione a 32 euro, che diventano 35 se si paga sul posto, ed esiste anche la formula con cena del sabato che sale fino a 40 euro. Anche qui l’organizzazione dettaglia cosa include il pacchetto (patch, medaglia, scaldacollo e ticket per degustazioni e caldo), e questo è utile per far capire che non si paga solo un adesivo, ma un’esperienza completa. Chiudendo il giro delle “classiche” con un’impronta diversa, c'è il Dragon Rally nel Nord del Galles. Per il 2026 il club organizzatore indica biglietti a 30 sterline e modalità di richiesta via email, proprio nello stile pragmatico britannico.
caccia alla pista
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Dopo i raduni, arriva il capitolo dedicato a chi desidera provare il brivido (in tutti i sensi) di guidare su neve o ghiaccio senza correre rischi sulla strada. Qui bisogna essere onesti, le piste e gli appuntamenti non sono sempre confermati, perché dipendono dal meteo (ghiaccio buono, temperature, manutenzione), dai permessi e dalla disponibilità delle strutture. Anche per questo le esperienze migliori sono quelle in contesti organizzati e preparati, che cambiano di anno in anno. In Italia, per esempio, esistono strutture e piste stagionali pensate soprattutto per auto e corsi di guida, ma che sono utili come riferimento territoriale e culturale dell’“ice driving”: il Ghiacciodromo di Livigno pubblica una finestra di apertura invernale (indicata tra 8 dicembre 2025 e 10 marzo 2026), la zona del Passo del Tonale/Val di Sole propone una pista su ghiaccio con tracciato nell’ordine del chilometro e oltre, e vicino a Cortina esistono esperienze “snow & ice” orientate alla guida a bassa aderenza. Senza dimenticare Pragelato e l'Ice Rosa Ring, che negli anni scorsi hanno ospitato eventi di grnde successo. Per le due ruote, però, prima di spiegare come guidare, bisogna specificare che l’accesso con moto o scooter non è automatico, e spesso richiede sessioni dedicate e gomme adeguate.
appuntamenti storici
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A proposito di appuntamenti non sempre garantiti, la storia del divertimento su ghiaccio in stile Swank è emblematica. In Valsesia, già nel 2017 lo Snow Quake all’Ice Rosa Ring aveva portato decine di moto chiodate in un contesto dove la classifica era quasi un pretesto e il divertimento il vero obiettivo. Il format “Swank Rally On Ice” è approdata nel 2024 sulle alpi francesi a Chamrousse, su un circuito del ghiaccio dedicato. Un altro appuntamento di grande successo era la Pragelato 2T, che per diversi anni ha richiamato centinaia di appassionati vespisti che si sono sfidati sulla pista nella zona di Sestriere.
quanti e quali chiodi
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Arriviamo alle gomme, perché senza pneumatici giusti l’inverno resta un miraggio. In chiave pratica, ci sono tre livelli. Il primo è quello di chi usa scooter e moto tutto l’anno su asfalto freddo e spesso umido: qui ha senso parlare di pneumatici invernali, dove la mescola e l’intaglio lavorano meglio a basse temperature. Per dare un riferimento reale, un prodotto molto apprezzato per scooter è l’Heidenau K58 Snowtex, che in una misura tipica da ruota piccola (3.50-10) si trova a circa 50 euro sul mercato online.
professionale o fai da te?
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Il secondo livello è quello del ghiaccio vero in pista, dove non si può fare a meno di gomme chiodabili e chiodate. Un esempio concreto sono le coperture nordiche come le Mitas C-22 Ice. Anche qui i prezzi oscillano molto per canale e disponibilità, ma si trovano online attorno ai 146 euro per classiche misure da moto. Ed eccoci al terzo livello, quello che spesso sposta davvero la discriminante su ghiaccio: i chiodi. BestGrip indica che i prezzi dei chiodi partono da 0,65 euro, e suggerisce anche le quantità minime per ruota (da decine a centinaia) a seconda dell’uso e del tassello disponibile. Ciò significa che una chiodatura leggera può restare nell’ordine di qualche decina di euro di materiale, mentre una chiodatura più impegnativa, con 200–300 chiodi complessivi e lavoro fatto bene, fa salire rapidamente il conto. E qui arriva il punto cruciale per la guida, perché il punto non è solo avere i chiodi, è stabilire su quali chiodi si può contare. I chiodi stradali o da neve mista tendono ad avere sporgenze più contenute, nell'ordine di pochi millimetri, e lavorano su neve compatta e fondi sporchi. I chiodi più aggressivi aumentano la presa sul ghiaccio pulito, ma diventano ingestibili appena il fondo cambia. Lo stesso catalogo BestGrip, per capirci, mostra sporgenze tipiche che vanno da circa 2 a 4 mm per i chiodi da moto stradale, e poi soluzioni offroad con sporgenze che possono andare ben oltre. È esattamente questa la discriminante, visto che sul ghiaccio liscio, la qualità e la geometria della chiodatura valgono più della tecnica di guida. In alternativa, soprattutto per veicoli leggeri come gli scooter, c'è la soluzione fai da te, che prevede l'inserimento di viti autofilettanti su gomme vecchie. L'operazione prevede prima la foratura del battistrada dall'intero, il montaggio delle viti e l'inserimento di uno strato di gomma tra la testa delle viti e la camera d'aria, per evitare il rischio di forature. Si tratta di una soluzione che non consente di guidare su asfalto, ma su fondi molto compatti ha il pregio di rendere la guida molto divertente.
quale neve?
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E veniamo ai consigli di guida, distinti tra neve e ghiaccio, perché sono due mondi diversi e che vanno approfonditi tassativamente con istruttori competenti, attrezzatura adeguata e in spazi dedicati. D'altronde il rischio di danni al mezzo è decisamente secondario rispetto a quello di ripercussioni fisiche. Sulla neve lo stile assomiglia a quello che si applica sulla sabbia, perché l’obiettivo è quello di galleggiare con la ruota anteriore. Ma, come la sabbia, la neve non è una sola. Se è poca e farinosa, spesso il problema è l’imprevedibilità, che può essere determinata anche dalla presenza di ostacoli o solchi coperti dalla neve. Se invece è neve compatta o schiacciata, può offrire un grip sorprendente, quasi da sterrato facile, ma non bisogna concedere troppa confidenza alla ruota anteriore, perché può perdere facilmente direzionalità. In generale, sulla neve il segreto è quello di evitare manovre brusche, con ingressi in curva ampi, moto più verticale possibile, e soprattutto un filo di trazione costante, perché chiudere e aprire di colpo è il modo più rapido per perdere aderenza. Anche la profondità conta, con pochi centimetri si possono azzardare traiettorie, mentre con neve alta c'è il rischio che la ruota posteriore arrivi facilmente a scavare e bloccare rapidamente la moto.
poche confidenze
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Sul ghiaccio, invece, tutto dipende dalla chiodatura. Senza chiodi, sul ghiaccio vivo la moto è ingestibile, non ha trazione e direzionalità, e basta un niente per ritrovarsi a terra. Con chiodi adeguati, la sensazione si ribalta e arriva un grip inaspettato, ma va gestito con rispetto perché cambia anche il modo in cui la moto si appoggia. La discriminante non è soltanto su quanti chiodi si può contare, ma quanto sporgono e come sono posizionati. Perché se c'è una scarsa presenza di chiodi sui fianchi anche un minimo angolo di piega può risultare fatale. Su una pista ghiacciata la tecnica deve molto pulita, con accelerazioni progressive, frenate anticipate e mai violente, angoli di piega dosati. Controllare le derapate può essere semplice e divertente, ma non è il caso di lasciarsi prendere la mano, perché la ruota posteriore che pattina inizia ben presto a espellere i chiodi, e quindi a perdere efficacia. Il ghiaccio non perdona l’istinto, esige disciplina.







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