Il presidente Fidal spegne le polemiche: "Torneremo a lavorare insieme, Marcell sarà messo nelle condizioni migliori per vincere"
Roma ieri si è svegliata in una morsa di gelo. Non lui. Quando al mattino lo incontriamo nel suo ufficio della Fidal, Stefano Mei è solare, raggiante. "Sono reduce da una bellissima giornata". Il riferimento non è tanto alla chiusura del procedimento avviato a suo carico dalla vedova di Pietro Mennea ("Tutto archiviato"), quanto alla ritrovata armonia con Marcell Jacobs.
Presidente, che cosa è successo?
"Mercoledì sera ci siamo sentiti e c’è stato un importante chiarimento. Sono felicissimo. Avremo modo di tornare a lavorare insieme in modo coordinato, facendo tutto il possibile per mettere Marcell nelle condizioni di ottenere i risultati che merita. Credo abbia capito la mia buona fede assoluta, è chiaro che poi ci sono delle scelte da fare, ma sono scelte su cui si può intervenire se c’è modo di parlare. Nel suo caso c’è stato un misunderstanding dovuto anche alla scelta impattante di allenarsi in America. Abbiamo avuto difficoltà di comunicazione, alla fine sta dall’altra parte dell’oceano, è tutto più complesso. Ora ricominciamo, con un altro spirito".
Dica la verità, che effetto le ha fatto leggere le parole amare di Jacobs sul declassamento voluto dalla Federazione?
"È chiaro che un po’ mi sia dispiaciuto, anche perché, complici forse la distanza e il fuso orario, non siamo riusciti nemmeno a discutere una possibile soluzione alternativa. Ricordiamoci che gli atleti azzurri di élite fortunatamente aumentano, mentre i soldi che riceviamo sono più o meno sempre gli stessi. La coperta è quella che è, io devo riuscire a gestire tutti e cerco di farlo nel modo più equo possibile. Sul fronte sponsor ho portato le entrate dai 400 mila euro di parte cash del 2021 ai 3 milioni di oggi, cosa devo fare più di così? Considerate che da quando sono arrivato ho voluto anche una profonda spending review di tutto quello che non fosse dedicato alla preparazione dei nostri azzurri: sapevo che, anche dal punto di vista politico, ai Giochi di Tokyo mi giocavo parecchio. Non dico che quei cinque ori siano merito mio perché in pochi mesi non si cambia il sistema, però da subito ho fatto capire ai ragazzi che potevano contare su di noi. Non a caso i risultati continuano ad arrivare".
Tornando a Jacobs, nessun rancore?
"Assolutamente no, il dispiacere di cui parlavo è durato un attimo, io non sono proprio il tipo che se la prende con gli atleti. Sono stato un atleta anche io e so perfettamente cosa si provi quando si ha la sensazione di essere stati abbandonati, quando le cose non girano come vorresti nonostante i sacrifici che fai. Marcell viene da un anno difficile, ci sta che sia un po’ incavolato e io mi prendo senza problemi anche certi sfoghi. Adesso cercheremo di dargli tutto l’aiuto possibile sebbene il contesto non sia facile, al netto della posizione non completamente definita del suo allenatore".
Nel suo caso c’è stato un misunderstanding dovuto anche alla scelta impattante di allenarsi in America. Abbiamo avuto difficoltà di comunicazione
Stefano Mei
Come siete rimasti?
"Appena tornerà in Italia dagli Stati Uniti ci vedremo e insieme definiremo come poterlo supportare. Una cosa dev’essere chiara: se Jacobs non è stato inserito tra gli atleti d’élite, non è perché volevamo farlo smettere, magari per risparmiare. So che può sembrare una precisazione non richiesta, ma sento dire di tutto, meglio essere trasparenti. Io credo in Marcell, è una risorsa per noi preziosissima e gli staremo accanto come e più di prima".
Dunque si punta a Los Angeles 2028.
"Mi fa piacere che abbia fatto un programma a lunga scadenza, ma fossi in lui proverei prima a rivincere gli Europei. È chiaro che non è l’Olimpiade, ma è comunque un altro traguardo prestigioso per il suo medagliere che, ricordiamo, non è fatto solo dai due ori olimpici: Marcell ha vinto un Mondiale e un Europeo indoor, due campionati d’Europa, l’argento mondiale nella 4x100, e lo ha fatto anche nei momenti in cui non stava bene. A Parigi ha fatto 9”85 a 29 anni. È un signor atleta e sono d’accordo con lui quando dice che non vale 10”20, si è visto bene nella staffetta. Se si stabilisce tra i 9”80 e i 9”90 può dire ancora la sua anche per Los Angeles. Ripeto, credo in lui così come credo in Tamberi. È difficilissimo che possano vincere entrambi una medaglia, ma se ci mettono la testa sono certo che possano fare grandissime cose. E comunque, se parliamo di Jacobs e Olimpiadi, vorrei dire un’altra cosa".
Credo in lui così come credo in Tamberi. È difficilissimo che possano vincere entrambi una medaglia, ma se ci mettono la testa...
Stefano Mei
Prego.
"Quel 1° agosto 2021 a Tokyo ho vissuto il momento più bello della mia vita, dopo la nascita dei miei figli. Ho visto di recente foto e video dei festeggiamenti, io ero veramente Alice nel Paese delle Meraviglie! Non ci credevo, come penso nessun italiano, non posso non essere grato verso una persona, un grande atleta, capace di regalarmi una gioia così. È una delle grandi leggende dell’atletica italiana, anzi direi di tutto lo sport. Io non lo dimentico".
Sentendola si ha spesso l’impressione che ritenga che l’atletica e la Fidal non abbiano i riconoscimenti che meritano?
"Mi capita di pensarlo. Sono cinquant’anni che sono nell’atletica e non ho mai visto tanta cattiveria. Dal primo giorno che ci siamo insediati ci sono stati attacchi, anche a fronte di risultati mai visti prima. Sono riusciti a lamentarsi per le tre medaglie di Parigi, nonostante i 5 quarti posti e i 17 finalisti. Se la prendono con i ragazzi, che davvero non lo meritano. Abbiamo vinto pure due Coppe Europa... Con chi ce l’ho? Con una certa stampa, la minoranza per fortuna, e con chi è stato dirigente in passato e continua a difendere un sistema che ha fallito".
C’è anche una questione tesserati.
"Qualcuno dice che non sono così tanti, ma noi mica possiamo inseguire i milioni di appassionati che corrono nei parchi pubblici... Altre discipline in questo sono facilitate, se serve tesserarsi per accedere a uno spazio privato è più semplice. E non faccio nemmeno tesserare tre volte chi vuole fare corsa, salto in alto e salto in lungo, altre federazioni approfittano pure di queste, diciamo, opportunità. C’è un’altra cosa che voglio dire, che riguarda in un certo senso una persona a cui sono legatissimo: sono davvero perplesso per il fatto che lo Stadio dei Marmi Pietro Mennea sia ormai praticamente destinato al tennis. Parliamo di un impianto dedicato alla più grande stella dell’atletica italiana, non capisco perché si stia andando in quella direzione. Ma oggi non voglio amarezze, meglio pensare alle tante cose positive di questo nuovo anno. A partire dal futuro insieme a Marcell Jacobs".








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