Miretti-Besiktas, ci siamo: in prestito da Italiano. Ma su Kessie ora c'è anche la Roma

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Dopo Arthur, via anche l’altro centrocampista. Per l’ex milanista si sono mossi pure i giallorossi

Matteo Nava

Giornalista

25 agosto 2026 (modifica il 26 agosto 2026 | 00:23) - MILANO

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Un grande passo per Fabio Miretti, un piccolo passo verso Franck Kessie, anche se il tempo stringe. Nell’ultima settimana di agosto il calciomercato corre molto veloce e la Juventus continua a far di tutto per cambiare marcia e arrivare al traguardo. In mezzo al campo l’obiettivo resta Franck Kessie, con cui i contatti sono continui e per cui la dirigenza bianconera sta attuando un lavoro di snellimento del monte ingaggi. Ovvero: portare a termine le uscite. Dopo la risoluzione consensuale con Arthur Melo e il doppio cambio in porta, ieri è stata inserita un’altra tessera per Fabio Miretti al Besiktas. Ma la mossa potrebbe non bastare per l’ivoriano, con la Roma - che già aveva sondato il calciatore un mese fa - tornata a muoversi per un possibile sorpasso in curva dopo che i rapporti tra Gian Piero Gasperini e Neil El Aynaoui sono entrati in una fase non certo idilliaca.

Un altro bianconero

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Miretti, cresciuto e sbocciato alla Juventus, la scorsa settimana ha infatti riallacciato i rapporti con il Besiktas di Vincenzo Italiano - e Dusan Vlahovic - e a cavallo della trasferta di Frosinone la trattativa ha subìto un’accelerata che ha avvicinato il trequartista al club di Istanbul. Ieri i contatti si sono infittiti e gli ostacoli sono stati superati dalle parti in causa: Miretti è infatti pronto a trasferirsi in Turchia con la formula del prestito con diritto di riscatto, che potrebbe diventare obbligo al verificarsi di determinate condizioni. Così, dopo la prova di un anno al Genoa del 2024-2025, il 23enne cresciuto a pane e Signora è davvero pronto a sfilarsi la maglia della Juventus con la prospettiva di non rientrare a Torino. E, con la sua partenza verso Istanbul che potrebbe essere programmata per le prossime ore, i bianconeri si alleggeriscono dell’ingaggio di un altro calciatore che - ahi lui - non era nei piani di Luciano Spalletti.

Ancora a dieta

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Freniamo però subito gli entusiasmi dei tifosi juventini che sperano in un immediato Kessie, almeno per il momento. L’uscita di Miretti non è infatti sufficiente per affondare il colpo sul centrocampista, che finora ha aspettato segnali da Torino consapevole di portare con sé un ingaggio notevole per un club che ha faticato a vendere fino a ora. La dirigenza della Signora mantiene i contatti con l’entourage e dimostra con i fatti la volontà di fargli spazio ma, senza ancora alcun sacrificio davvero decisivo a livello economico oltre a Vlahovic e a Lois Openda, il matrimonio resta in stand-by. Quindi, fari sugli altri esuberi della rosa di Spalletti. In uscita da Torino ci sono Juan Cabal e Arkadiusz Milik, ma quelli che davvero farebbero svoltare il lavoro dell’amministratore delegato Giovanni Carnevali, del capo dell’area sport Frederic Massara e del direttore sportivo Marco Ottolini sarebbero soprattutto Teun Koopmeiners e Nico Gonzalez: se l’olandese accettasse la corte dell’Arabia Saudita, poi, in casa Juventus arriverebbe anche una somma irrinunciabile per il cartellino. Si potrebbe considerare anche Jonathan David, ma il posto che potrebbe eventualmente liberare il nazionale canadese sembra destinato a un altro attaccante richiesto dal tecnico Spalletti.

Minaccia Capitale

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Insomma, la prima estate di calciomercato di questa squadra dirigenziale rischia di causare un bel mal di testa a chi cerca una soluzione, ma dopo tutto sono questi i giorni in cui gli stalli si possono sbloccare. Nel bene e nel male. Un po’ come è già capitato in precedenza sia con Randal Kolo Muani che con Guglielmo Vicario, il flirt estivo con Kessie ha radici lontane e si basa soprattutto sulla determinazione del calciatore, anche se il tempo non è infinito. Soprattutto se davvero la Roma decidesse di affondare il colpo all’ultimo per ristrutturare la mediana di Gasperini. Dopo tutto, Zeki Celik soffiato a luglio ai giallorossi fu uno sgarro mal digerito nella Capitale. Quaranta giorni dopo, il piatto della vendetta è abbastanza freddo?

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