Meloni: 'Sbagliati i dazi di Trump, ora un accordo con gli Usa'

23 ore fa 4

 "L'introduzione da parte degli Usa di dazi verso l'Unione Europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti".

Giorgia Meloni aspetta un'ora dalla fine del discorso di Donald Trump e poi per la prima volta critica apertamente la scelta del presidente americano, dopo aver evitato di sbilanciarsi rispetto agli annunci scanditi in queste settimane da Washington. E anche se la Casa Bianca ha chiarito che non ci saranno negoziati, il commento della premier lascia intendere che conta su margini di trattativa: "Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l'obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l'Occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell'interesse dell'Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei".

Nelle ore che hanno preceduto l'annuncio di Trump, Meloni aveva parlato dei rischi di "risvolti pesanti" dalle barriere commerciali americane, pur senza arrivare a definirli un "errore profondo" come fatto in modo limpido dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E aveva ammesso che "se servirà" bisognerà difendere gli interessi nazionali, ed europei, immaginando "risposte adeguate".  "Siamo già al lavoro con la Ue e i partner europei per una prima valutazione e una risposta comune", la reazione a caldo di Antonio Tajani, che nelle prossime ore a Bruxelles incontrerà il commissario al Commercio Sefcovic, e predica "una risposta basata su un approccio pragmatico, basato sul dialogo". "Serve un negoziato costruttivo, con la schiena dritta - è convinto il ministro degli Esteri -, che tenga conto delle preoccupazioni americane ma tuteli i sacrosanti interessi europei. Il Governo non lascerà indifeso il sistema produttivo italiano". Critico il leader di Azione Carlo Calenda, secondo cui "Trump sta facendo saltare il commercio internazionale".

La giornata di attesa della presidente del Consiglio è cominciata con la celebrazione di una delle eccellenze del made in Italy, quella tradizione della cucina italiana che è pure candidata all'Unesco, che certo è tra i comparti più simbolici tra quelli presi di mira. "Resto convinta che si debba lavorare per scongiurare in tutti i modi possibili una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno né Stati Uniti né Europa", ha scandito mentre quasi in contemporanea, dal Colle, filtrava il pensiero del Capo dello Stato che, al presidente estone Alar Karis, ha ribadito una posizione già assunta in passato, invitando l'Europa a una risposta "compatta, serena e determinata". Una risposta inevitabile, di fronte a un presidente americano che parla esplicitamente di "guerra commerciale", ma va ben ponderata, deve essere appunto "serena", non dettata dall'impulsività. Non piace al Colle la parola "rappresaglia" ma è certo che al Quirinale si auspica una risposta adeguata e in tempi non lunghissimi. Insomma, una scelta razionale, da parte dei 27 paesi dell'Unione che devono agire in modo "compatto" dopo avere analizzato, nel dettaglio, l'impatto sui singoli settori.

Tutti ragionamenti che in questi giorni sono diventati espliciti anche a Palazzo Chigi, dove per settimane si è coltivata la speranza che l'Italia potesse comunque in qualche modo essere risparmiata, anche in virtù di quei buoni rapporti vantati fin dall'insediamento di Trump. Oggi, si ragiona nella maggioranza, è diventato più chiaro che l'interlocutore è più imprevedibile di quanto si poteva immaginare inizialmente. E se il mantra dei meloniani (che a Bruxelles si sono astenuti sulla relazione sulla difesa anche perché il documento era troppo sbilanciato su posizioni anti-trumpiane) rimane quello del "dialogo" con l'alleato americano, altrettanto inevitabile appare oramai la necessità di rispondere. A livello comunitario e non con una negoziazione bilaterale come insiste la Lega.

Tajani ha sposato in toto la linea della "saggezza" del Quirinale che, ha sottolineato il leader di FI, è la stessa del governo. Non bisogna "reagire di pancia ai dazi", anche se è chiaro che "se non si riesce con il dialogo a ottenere una situazione diversa, è ovvio che in tempi brevi ci sarà una reazione europea". Non è un mistero che nel governo si pensi che, "senza andare alle calende greche", sia meglio prendersi tutto il tempo a disposizione per negoziare. Anche perché una buona occasione potrebbe essere la visita di J.D. Vance in Italia a ridosso di Pasqua. Il vicepresidente Usa dovrebbe varcare il portone di Palazzo Chigi il 18 aprile. Ancora in tempo, sperano nell'esecutivo, prima che si arrivi alla "estrema ratio" di rispondere "ai dazi coi dazi".   

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