Ha voluto esserci, non solo al tavolo dell'Eliseo ma anche nelle dichiarazioni finali alla stampa. E tra abbracci, strette di mano e dichiarazioni di intenti allineate ha dato un'immagine di vicinanza con i partner europei come da tempo non si vedeva. Il summit sullo Stretto di Hormuz rientra nel cambio di passo messo a punto da Giorgia Meloni - soprattutto con Emmanuel Macron - in queste settimane, nel pieno del gelo con Donald Trump per i suoi continui affondi.
La premier ha deciso di non replicare direttamente. Ma a suo modo è una risposta anche la scelta di appoggiare la coalizione trainata dal formato E4, con Francia, Germania e Gran Bretagna: "L'Italia farà la sua parte", anche mettendo "a disposizione proprie unità navali, sulla base di un'autorizzazione parlamentare" secondo le "regole costituzionali".
Due navi cacciamine sono già state approntate dalla Difesa e sono attraccate in porto in Italia, disponibili per essere inviate per un'eventuale missione. Ogni mossa, però, è vincolata alle condizioni che Meloni, assieme ai Volenterosi, ha chiarito: "Soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità, in coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali e con una postura esclusivamente difensiva".
La risposta positiva all'invito di Macron è stata ufficializzata solo alla vigilia del vertice, organizzato in tempi stretti. Proprio nelle ore dei nuovi affondi di Donald Trump all'Italia. E quando Meloni arriva nel cortile dell'Eliseo, di rosso vestita ("casualmente", dicono i suoi, in tinta con l'auto Stelvio su cui viaggiava), non passa inosservato il saluto con Emmanuel Macron, sorrisi e abbracci lontani anni luce dal gelo che spesso ha caratterizzato i loro incroci in passato. Segnali (come la partecipazione di Meloni a una videoconferenza promossa dal presidente francese sulla sicurezza dello spazio digitale per i minori) di una nuova 'entente cordiale', un'intesa amichevole con Parigi mai decollata finora e che potrebbe essere prodromica di iniziative comuni più ampie. E alla fine è tutto funzionale anche a rinsaldare l'asse europeo nel momento di massima tensione con l'alleato americano. Ma senza rendere più profondo lo strappo creato dai 'No' di Roma alla guerra lanciata da Washington e Israele in Iran, e dagli attacchi del presidente Usa alla premier. Meloni, infatti, ieri ha sottolineato la "mediazione degli Stati Uniti" nel commentare soddisfatta il cessate il fuoco tra Libano e Israele. E all'Eliseo, mentre Francia e Gran Bretagna non hanno nascosto di puntare a una missione per lo Stretto di Hormuz senza gli Usa, lei ha fatto riferimento al "coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali", su questo più vicina alle posizioni di Merz, con cui ha avuto un colloquio dopo il summit. L'Italia guarda anche alla Cina come attore importante in questa fase delicata. Ed è "pronta a fare la sua parte" nell'ambito "diplomatico, umanitario e securitario".
La missione navale, per la premier sarebbe un intervento "in linea con il lavoro" di quella antipirateria Atalanta e soprattutto con quella anti-Houthi nel Mar Rosso, Aspides. Il governo sta già "portando avanti un'importante azione di pianificazione a livello nazionale". Delle 8 dragamine della flotta, alcune sono in manutenzione, altre già impegnate, e due sono pronte. Ciascuna impegna un equipaggio di circa 50 uomini.
E per un'operazione simile non si escluderebbe anche il coinvolgimento di una fregata, o di una nave per il supporto logistico, eventualmente in condivisione con gli alleati.
Lo scenario resta fragile anche dopo la decisione di Teheran di riaprire il canale, snodo cruciale per i commerci mondiali.
Una soluzione definitiva su questo fronte è "un elemento essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale", è convinta la presidente del Consiglio, fermo restando che l'Iran deve "rinunciare al nucleare" e i Paesi limitrofi (Israele in primis) non devono più sentirsi "minacciati".
Inoltre Meloni inquadra il tema dello Stretto come una questione "di enorme rilevanza economica", perché gli impatti sono mondiali, anche sulla sicurezza alimentare per le popolazioni dei Paesi "più fragili". E c'è anche da tutelare "un principio cardine del diritto internazionale", come la libertà di navigazione.
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