È dibattito acceso nei partiti dopo l'apertura della premier Giorgia Meloni all'invio di navi militari italiane a Hormuz. La presidente del Consiglio ritiene "irrinunciabile" la presenza navale nello Stretto - anche per attività di sminamento - e chiama in causa il Parlamento per l'autorizzazione della missione. Nell'emiciclo, al momento, non si registrano posizioni nettamente contrarie, ma non mancano i distinguo. Più di qualche frenata giunge dall'ala sinistra del campo largo. Mentre in maggioranza prevale il supporto alla premier, seppur con qualche distinzione nelle scelte comunicative. Ad aprire subito alla missione sono Forza Italia e Noi Moderati. "Assicurare la sicurezza del commercio mondiale mi sembra in linea con quanto facciamo sia a Hormuz che a Suez", spiega il portavoce azzurro Raffaele Nevi. Che ribadisce: "non siamo in guerra con nessuno". Ed è d'accordo con Meloni nel dire che la missione debba cominciare "solo a ostilità cessate".
Precondizione condivisa anche da Maurizio Lupi di Noi Moderati, che insiste sull'importanza di una "cornice internazionale che veda l'Europa protagonista". Nella Lega, invece, big e capigruppo preferiscono non commentare. Silenzio sul tema scelto anche dal leader Matteo Salvini e parafrasato da fonti qualificate del partito. Se non arrivano reazioni - il ragionamento - è perché siamo d'accordo col governo.
Ma è nel fronte delle opposizioni che emergono le distanze più evidenti. A frenare subito sono Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. "Nessuna spedizione militare italiana - spiegano i pentastellati - è pensabile se non avviene sotto l'egida dell'Onu, necessaria per una netta separazione dalle iniziative unilaterali di Trump". I 5S evidenziano come il cancelliere tedesco abbia citato in conferenza stampa il conivolgimento delle Nazioni Unite. E affondano: "ci chiediamo se quella di Meloni sia stata una dimenticanza o un primo tentativo di tornare nelle grazie di Trump". Anche i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli insistono sull'importanza del mandato Onu. E aggiungono: "condizione essenziale è che la tregua sia permanente e non limitata a 10 giorni". Dai vertici del Pd, invece, non arriva una presa di posizione chiara.
L'unico a intervenire è il riformista Filippo Sensi, che non chiude. Sottolinea quanto sia "vitale riaprire lo Stretto di Hormuz" e puntualizza: "il ruolo europeo è fondamentale, ciascuno faccia il suo". Intanto, l'ala più centrista della coalizione si mostra aperturista. "Se c'è un quadro internazionale condiviso siamo a favore", fanno sapere fonti di Italia Viva. Favorevole anche il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, purché si tratti di una "spedizione europea".
Nessun dubbio al centro. "Sosterremo tutte le iniziative dove l'Italia contribuisce alla stabilità internazionale nel rispetto delle regole", spiega il vicesegretario di Azione Ettore Rosato.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA

5 ore fa
1









English (US) ·