Lo Celso, Otamendi e lo striscione sulle Malvinas: cosa rischia l'Argentina?

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Il codice disciplinare della Fifa vieta negli stadi qualsiasi "messaggio non appropriato per un evento sportivo", inclusi quelli di "natura politica, ideologica, religiosa o offensiva". Squalifica per i calciatori o multa per la federazione? I precedenti

Non è finita al fischio finale la semifinale dei Mondiali tra Inghilterra e Argentina. A scatenare polemiche e richieste di punizioni alla Fifa è uno striscione sollevato durante i festeggiamenti da due calciatori dell'Albiceleste: Nicolas Otamendi e Giovani Lo Celso. "Le Malvinas sono argentine", il testo del messaggio, con riferimento alla guerra del 1982 per le isole contese tra i due paesi (e ora possedimento britannico). I due calciatori e l'Argentina potrebbero rischiare provvedimenti disciplinari e dall'Inghilterra sono molti esponenti politici a chiedere alla Fifa di intervenire.

le reazioni

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Per il Il deputato Peter Kyle, Segretario di Stato per le Imprese e il Commercio, lo striscione mostrato dai giocatori argentini è "del tutto inappropriato". "Credo che un'indagine sia inevitabile - ha aggiunto alla Bbc -, perché si è trattato di una gravissima violazione delle regole che vietano l'attività politica nel mondo del calcio". Leggermente più soft il portavoce del premier Keir Starmer: "La Coppa del Mondo non sarà nostra, ma le Isole Falkland lo sono sicuramente: l'autodeterminazione spetta agli isolani e il nostro impegno nei confronti delle Falkland non verrà mai meno", ha detto, prima di limitarsi a ricordare che qualsiasi eventuale provvedimento è "una questione di competenza della FIFA".

i precedenti

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Non è certamente la prima volta che striscioni o cori con riferimenti politici entrano di prepotenza all'interno di Mondiali o altre manifestazioni calcistiche internazionali. E le sanzioni, determinate in base al codice disciplinare della Fifa, che vieta negli stadi qualsiasi "messaggio non appropriato per un evento sportivo", inclusi quelli di "natura politica, ideologica, religiosa o offensiva", non sono state mai univoche. Nel 2012, dopo la finale 3°/4° posto delle Olimpiadi di Londra, il sudcoreano Park Jong-woo mostrò un cartello con la scritta "Dokdo è un nostro territorio", in riferimento ad un gruppo di isolotti contesi con il Giappone, e ricevette due giornate di squalifica. Nel 2014, invece, l'Argentina fu multata di 30.000 franchi svizzeri (32.455 euro), dopo che alcuni giocatori si erano fatti fotografare davanti a uno striscione contenente lo stesso messaggio di ieri, nel prepartita di un'amichevole contro la Slovenia. In occasione dell'ultimo Europeo di calcio, infine, i calciatori della Spagna Rodri e Morata hanno pagato con una giornata di squalifica l'aver festeggiato la vittoria in finale contro l'Inghilterra cantando il coro "Gibilterra è spagnola". Andrà così anche stavolta?

La Gazzetta dello Sport

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