La riforma della legge elettorale approda in Aula alla Camera con una serie di nodi ancora da sciogliere, in primis, quello delle preferenze. Si tratta di una questione che divide in entrambi gli schieramenti e sulla quale, a destra come a sinistra, sono allo studio tattiche e strategie parlamentari. Dopo la discussione generale i partiti avranno, però, ancora un po' di tempo prima che si entri nel vivo con le votazioni che dovrebbero partire dal 7 luglio.
Entro il giorno precedente (con la scadenza del termine per gli emendamenti fissata da regolamento 24 ore prima dell'avvio dei voti in Aula) Fratelli d'Italia dovrà decidere se formalizzare o meno l'emendamento in materia. Dalle parte di FdI si sottolinea che al momento non c'è alcun dubbio in proposito. Ma Lega ed FI hanno ribadito in più sedi la propria contrarietà e portare avanti una battaglia che potrebbe creare ben più di una fibrillazione. Tanto più se il centrosinistra decidesse di non partecipare a quel voto lasciando la partita nel solo campo avversario. La scelta è in capo ad FdI - si osserva tra gli alleati - ma, a conti fatti, se non dovessero passare le preferenze si rischia una figuraccia, se passassero il centrodestra si spaccherebbe. Insomma, la questione resta spinosa. Roberto Vannacci si è buttato a capofitto inm questa situazione di incertezza presentando emendamenti e chiedendo alla premier di invitare gli alleati a evitare il voto segreto. E' lui che non lo vuole - si osserva in replica dalle parti della Lega - perché teme che qualcuno dei suoi non lo voti. Ad ogni modo il tema continua ad animare il dibattito. Anche a sinistra con Avs contraria ed M5s a favore insieme a parte dei Dem. "Dobbiamo batterci perché tornino le preferenze per eleggere i parlamentari", sottolinea il presidente del partito Stefano Bonaccini. Il centrosinistra, intanto, torna a paventare che la maggioranza voglia mettere la fiducia sulla riforma.
"Dopo aver compresso il dibattitto in commissione si arriva anche ad evocare il ricorso alla fiducia", sottolinea la Dem Simona Bonafé. "La destra spieghi perché accelera sulla legge elettorale", chiede Filiberto Zaratti di Avs. L'ipotesi della blindatura viene al momento smentita dalla maggioranza tanto più che, secondo quanto viene spiegato, si sta lavorando anche a qualche possibile aggiustamento su temi come quello del voto dei fuori sede e degli italiani all'estero. Nessuna ulteriore limatura, dovrebbe arrivare, invece sulla norma ribattezzata 'anti-Vannacci' che esonera dalla raccolta delle firme i partiti che abbiano un gruppo parlamentare dal 2025. Non FnV che, a questo punto, sarà costretta anche ad anticipare la presentazione delle liste sotto le quali vanno raccolte le firme. La norma penalizza anche +Europa con Riccardo Magi che si dice pronto a dare battaglia e chiede un impegno su questo da parte di tutti i leader di centrosinistra visto che si tratta di una questione di "agibilità democratica"
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