>ANSA-BOX/ FdI ricorda Almirante e boccia apertura di Alemanno a Vannacci

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(di Michela Nana) Fratelli d'Italia ricorda a Milano il fondatore del Movimento sociale italiano, Giorgio Almirante e rivendica, con le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa, che della sua figura "nessuno si può appropriare perché ha una precisa storia e coerenza". Nessuno che non siano i suoi diretti eredi, i Fratelli d'Italia.
    E forse il messaggio è rivolto anche a Gianni Alemanno, che ieri è uscito dal carcere di Rebibbia e poco dopo è andato a cena con Roberto Vannacci, in cui l'ex sindaco di Roma vede un novello Almirante e al cui partito aderirà da ora in poi perché "non si può pretendere di avere il monopolio della destra".
    Il presidente del Senato, che ha dialogato con Michele Emiliano, non nomina mai Alemanno ma parla dell'ex generale, quando gli chiedono cosa penserebbe il fondatore del Msi di chi dopo un anno cambia partito. "Non mischiamo il ricordo di Almirante con le problematiche di Vannacci perché facciamo cadere tutto molto in basso, non ci sto", le parole di La Russa.
    A bocciare apertamente l'adesione dell'ex sindaco di Roma a Futuro Nazionale è, a margine del convegno su Almirante, il capo delegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza. Gianni Alemanno "è un mio amico personale, a lui auguro il meglio sul piano personale, sul piano politico non siamo d'accordo evidentemente - commenta -. Lui vuole fare legittimamente le sue scelte e le sue valutazioni e noi facciamo le nostre".
    Il convegno dedicato al fondatore dell'Msi è anche il momento di rivendicare per Fratelli d'Italia di avere raccolto il testimone di Almirante e di quella fiamma, che ancora c'è nel suo simbolo. "Almirante fu tra i più lucidi a denunciare la degenerazione e la corruzione del sistema politico dell'epoca, che poco dopo la sua scomparsa venne scoperchiata dalla famosa inchiesta di Mani Pulite - spiega in una video messaggio Arianna Meloni, capo della segreteria politica nazionale di FdI -.
    Furono quelli gli anni in cui la mia generazione raccolse quel testimone e quella fiamma che ancora oggi è viva nel nostro simbolo rappresenta quella preziosa eredità".
    Se fosse ancora vivo il leader della destra potrebbe vedere al governo quelli che si considerano i suoi eredi, "sarebbe contento dell'evoluzione che la sua fiamma ha compiuto con Giorgia Meloni - rivendica La Russa -. C'è una linea di coerenza che è rappresentata dalla fiamma, che non è un simbolo neo fascista, nè antico e non ha mai rappresentato il fuoco fatuo, o tante balle che alcuni dicono".
   

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