La Ferrari che vince ha un valore aggiunto: le sensazioni dei piloti contano più del simulatore

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Il successo di Leclerc a Silverstone è nato anche grazie a una modifica di assetto tra Sprint e qualifiche fatta dal monegasco basandosi sul feeling. Già a maggio Hamilton aveva destato scalpore dicendo di preferire le sue intuizioni a quelle del simulatore

Giusto Ferronato

Giornalista

7 luglio - 18:15 - MILANO

Nel cuore tecnologico della Formula 1, dove i millesimi di secondo vengono scavati tra i bit dei supercomputer nelle factory dei team, la stagione 2026 della Ferrari sta in parte riscrivendo le gerarchie attraverso un ritorno alle origini: la centralità dell'uomo. Le vittorie di Lewis Hamilton a Barcellona e di Charles Leclerc a Silverstone non sono state soltanto dimostrazioni della forza della SF-26, ma anche il frutto di delicate valutazioni... umane: le intuizioni dei piloti sono tornate cruciali, in alcuni casi persino prevalenti sulla dittatura dei dati. 

insubordinazione

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Il successo di Leclerc nel GP di Gran Bretagna rappresenta l'esempio più recente di questa tendenza. Il monegasco ha rivelato di aver costruito il proprio weekend su un atto di "insubordinazione" tecnica rispetto alle previsioni della vigilia. Mentre i sistemi di simulazione prevedevano un'indicazione precisa per la SF-26, Leclerc ha scelto di seguire una strada diversa. "È stata un'intuizione unita al feeling", ha raccontato dopo il GP, ammettendo di aver cambiato radicalmente l'assetto tra la Sprint e le qualifiche. "Sono stati piccoli dettagli che si adattavano un po' meglio alla mia guida in una fase particolare della curva. Sono solo alcune cose che ho visto sui dati venerdì sera e mi sono detto: "Ok, queste potrebbero essere cose che non si adattano al mio stile". Abbiamo cambiato, in meglio. Ma non è qualcosa di bianco o nero. Non guardi semplicemente i dati e dici: "Mio Dio, questo è ciò che dobbiamo cambiare". È intuizione mista a feeling. Poi ci abbiamo provato ed è stata effettivamente una direzione di grande successo per me. Ero molto felice". 

lewis contro il simulatore

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Una scelta che gli ha permesso di ritrovare quel feeling smarrito, dimostrando che, nonostante la tecnologia, la sensibilità del pilota resta un giudice insindacabile della prestazione finale. Questo approccio non è una novità nel box del Cavallino nel 2026. A maggio Lewis Hamilton aveva, in un certo senso, già tracciato la rotta, sollevando addirittura dubbi pubblici sull'efficacia del simulatore dopo le difficoltà incontrate a Miami. "Il simulatore mi sta portando nella direzione sbagliata, non lo userò più", aveva dichiarato provocatoriamente il sette volte iridato, preferendo concentrarsi sui dati reali e sulle sensazioni in pista. In Canada Hamilton aveva poi circostanziato quelle parole, senza però fare marcia indietro. Anzi. "Il simulatore della Ferrari è fantastico, è il migliore che abbia mai visto. È uno strumento potente e continuiamo a svilupparlo, ho dato anche un contributo importante. Però ho visto che spesso ti fa trovare un assetto, vai in pista ed è tutto al contrario nel modo in cui approcci le curve. Quindi devi adeguare l'assetto che ti sembrava buono al simulatore. A volte non è buono in pista, mentre altre sì. Ho deciso di lasciarlo perdere e di concentrarmi di più sui dettagli e sui dati". Un percorso che lo ha portato a essere proprio lui, a Barcellona, a interrompere il digiuno di vittorie del Cavallino. 

il memorandum

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L'anno scorso, di questi tempi, con risultati che non arrivavano, Hamilton si sentiva perso. Da lì aveva però iniziato la sua personale risalita, consegnando alla dirigenza un vero e proprio "memorandum": una lista di priorità operative, metodologie di lavoro, indicazioni sulla comunicazione tra i reparti e modifiche specifiche alla pedaliera e al freno motore. Una leadership fondata su un'esperienza monumentale che nessun computer avrebbe potuto replicare. A Silverstone, dopo la gara, Hamilton lo ha ribadito. "Ciò che mi dà fiducia è che, arrivando in questo weekend, il simulatore diceva che avremmo dovuto iniziare da un punto molto diverso con il set-up. Io e i miei ingegneri abbiamo invece deciso di rimanere nella direzione che avremmo normalmente seguito. Charles ha iniziato con l'approccio suggerito dal simulatore, poi alla fine la mia filosofia e la direzione che stavo prendendo erano quelle giuste, e lui è migrato verso quella soluzione".

First-placed Ferrari's Monegasque driver Charles Leclerc and third-placed Ferrari's British driver Lewis Hamilton celebrate with their team following the Formula One British Grand Prix at the Silverstone motor racing circuit in Silverstone, central England, on July 5, 2026. (Photo by Ben STANSALL / AFP)

telefono spento

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 Ma la Formula dell'uomo non riguarda soltanto la meccanica. Riguarda anche, e soprattutto, la testa. Leclerc ha affrontato il momento più difficile della sua stagione, segnato dalle critiche dopo gli incidenti di Monaco e Barcellona, scegliendo una strategia di isolamento totale. "Il mio lavoro è stato cercare di cancellare il rumore, di non guardare nulla, di non ascoltare nulla. So che non sono diventato un cattivo pilota da un giorno all'altro. Si trattava solo di ritrovare quel feeling con la macchina", ha raccontato domenica. "Cerco di non guardare il telefono e di concentrarmi su ciò che è davvero rilevante, così da avere anche il quadro corretto della situazione. Perché in questo sport si passa nel giro di due giorni da eroe a zero e viceversa". Se oggi la SF-26 è una monoposto capace di vincere è perché ha dimostrato di essere competitiva, ma anche perché i suoi piloti hanno avuto il coraggio di dire "no" ai computer quando il loro istinto suggeriva una strada diversa. La sfida per il titolo resta aperta. La Mercedes si conferma un'avversaria molto forte. Ma poter contare su due piloti capaci di andare oltre ciò che suggeriscono i dati dei processori, rappresenta un'arma in più da giocare nella corsa al Mondiale.

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