"Sul volo di rientro erano saltate le
marcature: c'era Gattuso che tagliava i capelli a Pirlo, un
avvicendamento continuo nel bagno, presidiato persino con un
servizio di guardianìa. È stata la festa di un gruppo
formidabile: una cosa normale, quando si vince, ma erano ragazzi
uniti e coesi già da prima, per merito di Lippi e dei senatori
della squadra". A parlare è Augusto Angioletti, comandante
dell'aereo che riportò la nazionale campione del mondo in
Italia, dopo il successo di Berlino. Un ricordo indelebile, "un
onore e un privilegio", figlio di una scommessa nata qualche
mese prima, quando la situazione attorno all'Italia calcistica
era tutt'altro che rosea.
La compagnia che aveva fondato, la Eurofly, era diventata da
poco 'official carrier' in ambito sportivo, dei due club di
Milano e della Ferrari, e quando si presentò l'occasione di
lavorare con la nazionale Angioletti non se la fece scappare,
diventando vettore ufficiale e sponsor: "Non qualificandoci
sarebbe stato un investimento perso, ma avevo fiducia perché
l'Italia aveva sempre reso bene nei momenti di difficoltà, come
nell'82", racconta.
E le cose funzionarono fin da subito: "La prima partita in
cui li portai fu Italia-Slovenia nell'ottobre 2005, a Palermo -
ricorda Angioletti - vinta 1-0. Sul bus in aeroporto, Lippi mi
avvicinò e mi disse 'comandante, ci ha portato bene' e io
risposi deciso 'mister, vedrà che vi porteremo bene'. Divenni
una sorta di amuleto". C'era un altro dettaglio che fu un segno
del destino: "Su tutte le fusoliere della flotta mettemmo
un'immagine degli azzurri, e la maglia che si vedeva di più era
la 6 di Materazzi. Non doveva nemmeno essere titolare, attorno a
me espressero dei dubbi, ma io - confessa il pilota - ero e sono
interista e lo scelsi comunque. Fu l'uomo decisivo già dal gol
contro la Repubblica Ceca, per non parlare poi della finale".
Una partita a cui portò con l'aereo, insieme ad altri
invitati, anche i suoi figli di 9 e 11 anni, che per anni
avrebbero custodito in camera un reperto speciale: "Avevo un
bandierone dell'Italia e sul volo di rientro da Berlino andai da
Lippi - racconta - e gli dissi che mi sarebbe piaciuto avere le
firme di tutti i giocatori (oltre alla sua e a quella di Riva).
Quando arrivammo a Pratica di Mare aprii il finestrino e la
sventolai dalla cabina. Quella foto è un ricordo speciale".
Così come la sua immagine su Whatsapp, che ritrae Angioletti
al centro, con Lippi alla sua destra e alla sua sinistra
Cannavaro, con in mano la Coppa del mondo: "Di solito non ho una
foto profilo, ma durante i Mondiali metto sempre quella. Mi
auguro che, quando risuccederà tra quattro anni, avremo di nuovo
una nazionale per cui tifare".
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