L'ex centrocampista della Roma tra la maturità e la nuova vita in Portogallo: "Non è stata una scelta facile, ma sono in un club top. E ai miei compagni ricordo sempre che li ho battuti con l'Under 17..."
Federico Coletta, un italiano vero. “Appena arrivato in Portogallo ho preso un po’ in giro i compagni che avevo battuto all’Europeo U17. Ogni tanto mi diverto ancora a ricordarglielo, loro provano a trovare qualche scusa e ci rimangono male. Il cibo? Beh, lì non c’è proprio partita: vinciamo noi”. No, l’italianità non l’ha persa. Tra le righe una storia niente male. Federico Coletta, 19 anni, romano di Collatino e giallorosso fino al midollo, giusto un anno fa diceva bye bye a Trigoria e saliva su un volo solo andata per Lisbona, sponda Benfica, che ha investito un milione per strapparlo alla Roma. L’ennesimo talento in fuga? L’ennesimo talento in fuga. Per gli sfottò tocca tornare al 5 giugno 2024, finale dell’Europeo U17: Italia-Portogallo 3-0, Coletta e due volte Camarda, Azzurrini sul tetto d’Europa. E il ricordo casca a pennello perché proprio in questi giorni Coletta e compagni hanno visto sfumare il bis con l’Under 19...
Il momento più bello del trionfo di Cipro?
“Il triplice fischio contro il Portogallo, in quel momento realizzi che sei campione d'Europa e che non c'è nessuno in Europa più forte di te. Una sensazione bellissima”.
Festone o festino?
“Una volta tornati in Italia c’erano le fasi finali, dunque niente di niente. Ci siamo ritrovati a Empoli per la partita della Nazionale contro la Bosnia. Abbiamo festeggiato lì tutti insieme”.
Come si vive in Portogallo?
“Devo dire bene. Chiaro che all’inizio non è stato semplice, venivo da una vita intera passata in casa con la mia famiglia. Era la mia comfort zone, e quando ho scelto di andare in Portogallo sono uscito da questa sorta di bolla. Ma una volta ambientato è stato tutto semplice, in questo senso il Benfica è una società davvero top”.
Come l’hanno presa mamma e papà?
“Non credo sia stato facile. Sai, quando un figlio se ne va di casa a 18 anni non deve essere semplice. Ma sanno che nel calcio le decisioni che prendo sono sempre mie, dunque si adeguano di conseguenza”.
Li senti spesso?
“Mamma, papà e mio fratello sono le persone che amo di più, li sento tutti i giorni, senza di loro non so se avrei fatto lo stesso percorso. Mi danno serenità, tranquillità, forza. Sono fortunato ad avere una famiglia così”.
Sono fieri di te?
“È il mio sogno renderli fieri. Vorrei sdebitarmi, trovare un modo per ringraziarli per tutti i sacrifici che hanno fatto per me. Sai, quando sei piccolo e inizi a giocare l’aiuto dei genitori è fondamentale. Ti portano dalla scuola al campo, poi stanno lì anche se piove o fa freddo. E la domenica la solita routine: partite, partite e partite. Renderli fieri e ripagarli per me è veramente importante”.
Come sono visti gli italiani in Portogallo?
“In generale bene, io forse un po’ meno perché li ho battuti all’Europeo (ride). Chiaramente scherzo. A parte tutti sono persone solari e tutt’altro che chiuse, dunque è semplice creare un bel rapporto”.
Una buona trattoria romana l’hai trovata?
“Ancora no, spero di farlo. Non sono stato abbastanza fortunato”.
Con la lingua come va?
“Diciamo bene, adesso il portoghese più o meno lo parlo visto che al campus ci mettono a disposizione dei professori”.
Il portoghese più o meno lo parlo, visto che al campus ci mettono a disposizione dei professori
Federico Coletta
La prima parola che hai imparato?
“Non si può dire…”. (ride)
La Maturità com’è andata?
“Ho finito giusto qualche giorno fa. Direi bene, sono stato promosso”.
Voto?
“73, abbastanza buono dai”.
Indirizzo?
“Scientifico sportivo, una volta trasferito in Portogallo ho continuato a studiare online alla scuola italiana. Sono tornato poco fa a Roma per fare gli esami in presenza, un pizzico di normalità prima dell’Europeo”.
In questo caso festone?
“C’erano i miei genitori e mio fratello, è stato un festeggiamento abbastanza breve perché subito dopo sono dovuto andare in ritiro a Coverciano. Tanti altri ragazzi della Nazionale erano nella mia stessa situazione con gli esami”.
Un talento segreto di Federico Coletta?
“Passione particolari non ne ho. Però all'Europeo U19 c'era il ping-pong e pure il tavolo da biliardo, ci siamo sfidati spesso. Grossi tornei eh! Si passava un po’ il tempo così”.
Il più bravo a ping-pong?
“Direi Francesco Verde”.
A biliardo?
“Il kit manager, giuro che era davvero qualcosa di incredibile. Ma dalla sua aveva anche l’esperienza”.
Ma invece Roma ti manca?
“Ovvio. Perché c’è tutta la mia famiglia, così come i miei amici. Quando giocavo lì, una volta finito l’allenamento capitava magari di andare a fare un giro, in Portogallo invece è diverso”.
Il posto del cuore nella Capitale?
“Colosseo tutta la vita”.
Lo sgarro quando torni a casa?
“Ma sai che non sono così tanto goloso? Mi basta mangiare a casa, una pasta al sugo e sono contento”.
Gli allenatori a cui devi di più?
“Con Gianluca Falsini ci siamo tolti soddisfazioni importanti, abbiamo vinto due scudetti di fila nelle giovanili della Roma. Uno è sicuramente lui. Devo dire anche Massimiliano Favo, ct all’Europeo Under 17. È stato speciale”.
Due parole su José Mourinho?
“Mou è veramente persona top. Qui al Benfica conosceva tutti noi giovani, capitava anche che venisse a mangiare in mensa al nostro fianco. Condividevamo momenti pure fuori dal campo”.
Ruolo: che giocatore è Federico Coletta?
“Non ti saprei rispondere. Alla Roma con Falsini ho giocato mezzala, trequartista. Qui al Benfica anche esterno destro, di quelli che partono larghi ed entrano dentro al campo. Penso di sapermi adattare abbastanza bene: il mister chiede, io eseguo e cerco di farlo al massimo delle mie possibilità”.
Se potessi scegliere dove giocare?
“Non riesco a rispondere. Per chi gioca a calcio alla fine l’importante è stare dentro al campo, il resto è indifferente. Basta giocare, stop”.
Gol o assist?
“Vittoria”.
In cosa puoi migliorare?
“Tante cose. Penso al piede debole, oppure qualche scelta durante la partita”.
Ti ispiri a…
“Pedri per come gestisce il pallone sotto pressione e per il controllo, Bellingham per gli inserimenti e la qualità sotto porta. Tra gli italiani dico Tonali e Barella”.
Italia o Portogallo: dove si gioca meglio?
“Il livello è alto in entrambi i Paesi, cambia l’approccio agli allenamenti e alle partite. In Portogallo sono molto più tecnici, si lavora molto sull’uno contro uno. Per farla semplice, sono molto più offensivi. Noi italiani gestiamo di più il pallone, a volte siamo più difensivi, e di conseguenza un po’ più organizzati”.
Tra 10 anni sarai felice se…
“Se sarò riuscito a raggiungere i miei obiettivi. E se io e la mia famiglia saremo felici”.











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