La storia dell'ex giocatore di Bournemouth e Norwich che negli Anni '70 scelse l'esilio e il silenzio per vivere la propria omosessualità. Oggi il documentario "The Last Guest" ricuce i fili con il passato e la famiglia
17 marzo - 15:24 - MANCHESTER
A prima vista, sembra una storia da Hollywood. E non solo perché è ambientata lì. "Io e Nick stavamo cercando un nuovo soggetto per un film, e mi sono ricordato di quel vecchio all’apparenza brontolone che vedevo sempre passando davanti al Holloway Motel, a West Hollywood. Così un giorno mi sono deciso a chiedergli chi fosse" ha raccontato al Guardian il regista Ramiel Petros. E un giorno, riluttante, lui ha risposto: "Mi chiamo Tony Powell, da giovane ero un calciatore professionista". Dopo qualche tempo, ha aggiunto il resto della sua storia che adesso è diventata un docufilm: Powell era un calciatore professionista in Inghilterra negli Anni ’70. Segretamente gay, costretto a nascondere la propria sessualità, a tagliare i ponti con tutti quelli che ha conosciuto in Inghilterra per vivere la sua vita negli Usa. "The Last Guest at the Holloway Motel" è diventato il documentario che ne racconta la storia, che l’ha fatto riconciliare con quella famiglia e quel mondo che si è dovuto lasciare alle spalle.
segreto
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Powell oggi ha 78 anni e da giovane è stato effettivamente un giocatore professionista. Ha cominciato la carriera nel Bournemouth nel 1968, giocando 219 partite per le Cherries tra terza e quarta divisione. Nel 1974 è passato al Norwich, rimanendoci per 237 partite principalmente in prima divisione e venendo votato giocatore dell’anno nel 1979. Qui ha conosciuto Justin Fashanu, diventato nel 1990 il primo giocatore dichiaratamente gay e morto suicida nel 1998 anche per gli abusi subiti dopo il suo coming out. Una decisione a cui Powell non ha mai pensato. "Volevo essere chi ero, ma a quel tempo vivere apertamente come omosessuale non era certo una buona idea" ha raccontato in una lunga chiacchierata al Guardian assieme a Petros e Nick Freeman, i due registi del documentario su di lui, e a Robbie Rogers, diventato nel 2013 il secondo giocatore nel calcio inglese apertamente gay e che ha prodotto il documentario. Powell si è lasciato alle spalle la sua vita di segreti nel 1981, quando ha lasciato l’Inghilterra per un finale di carriera negli Usa. E per cominciare una nuova vita rimasta per 35 anni distante da quella precedente. Dal calcio, quel mondo in cui è cresciuto e in cui non si sentiva libero di essere sé stesso. E dalla sua famiglia, dalle sorelle e dalle figlie.
HOLLOWAY MOTEL
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"Negli Usa mi sono sentito libero in tanti modi - ha raccontato Powell -. Non nel calcio però: non puoi essere giocatore e gay, non è accettato. È triste che qualcuno non possa essere sé stesso, ma è così". La vita dopo il pallone, libero di essere sé stesso, lo ha portato a West Hollywood, per anni oasi di libertà in un mondo ancora troppo bigotto per abbracciare la comunità LGBTQ+. "Era un quartiere gay quando mi ci sono trasferito, la gente veniva qui perché si sentiva libera, si spostava da posti in cui era perseguitata a questo in cui poteva essere sé stessa". Powell si è sposato con David, per 25 anni è stato il direttore dell’Holloway Motel, fino a quando quell’edificio che era diventato un’icona della zona ha chiuso. E qui ha incontrato Petros e Freeman, e ha cominciato a lavorare su quel docufilm che l’ha portato a fare i conti col passato, a ritrovare quella famiglia che aveva lasciato in Inghilterra, nella sua vita precedente, quella in cui era un calciatore professionista, un padre di famiglia. Quella in cui teneva segreto chi era davvero.
cambiamento
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Quella parte di sé stesso che non ha svelato fino a quando non si è trasferito negli Usa e ha tagliato i ponti con tutto quello che conosceva, Powell pensa che la dovrebbe tenere segreta anche se giocasse oggi. "Non credo che nei prossimi anni ci sarà un calciatore dichiaratamente gay - racconta -. È troppo difficile dichiararsi ed essere accettati, soprattutto in Premier League. Non è cambiato molto: è ancora una lega omofobica. Mi sarebbe piaciuto essere il primo calciatore dichiaratamente gay e continuare a giocare, ma non so che tipo di reazione avrebbero avuto la lega e i miei compagni di squadra. Non penso sia possibile. Possiamo solo sperare che le cose in futuro cambino. Anche per i calciatori gay".







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