L'infinito Nagatomo e il tabù del quattro: la storia del samurai da record

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L'ex interista è l’unico giocatore asiatico ad aver giocato cinque Mondiali: ma non è mai andato oltre gli ottavi

“Yutonagatomo” è arrivato persino nello spazio. Così, tutto attaccato, come l’asteroide che porta il suo nome e gira intorno alla terra. Nagatomo, quello vero, un quasi quarantenne con la bandana bianca da samurai e il buon umore contagioso, ha festeggiato un record tutto suo: l’unico giocatore asiatico a giocare cinque Mondiali. Quattro presenze nel 2010, tre nel 2014, altre quattro nel 2018 e nel 2022. In tre occasioni si è fermato agli ottavi, la quarta gara. Quattro, in giapponese, si dice “shi”. Un numero sfortunato. “Morte” si dice allo stesso modo. Per questo molti palazzi non hanno il quarto piano.

il viaggio

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Nagatomo non se ne cura. O forse sì. Moriyasu, c.t. dal 2018, l’ha aggregato al gruppo a fine carriera, all’ultima corsa, e con la Svezia gli ha regalato un ultimo quarto d’ora. Yuto s’è piazzato sulla fascia, ha tentato un paio d’affondi e ha festeggiato la qualificazione ai sedicesimi, dove sfiderà il Brasile. Eccola qui la quarta gara. Appuntamento a Houston, casa della Nasa, dove gli asteroidi li avvistano prima di tutti. Il suo ha iniziato a girare a Saijo, una città il cui nome sta per “quartiere occidentale”. Il destino ne ha segnato il cammino. Il padre gestiva un’edicola, sua madre stava a casa, lui correva sulla fascia già da ragazzino, ma la sua vita non è stata tutto un sorriso: a 18 anni attraversò una fase depressiva. Entrava e usciva dalle sale giochi e giocava alle slot machine. Ne uscì grazie alla sorella e allo studio: ha una laurea in economia politica e una specializzazione in storia, con tanto di tesi sulla cultura britannica. Ai tempi dell’Inter ebbe l’occasione di approfondire: lo voleva il Manchester United, avevano offerto anche parecchi soldi, ma rifiutò per restare in Italia.

giapponese atipico

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Il quinto Mondiale è un premio alla carriera di un giapponese atipico, tutt’altro che riservato, a volte anche ingenuo. A Cesena, la sua prima tappa italiana, andava in giro per negozi con Marco Parolo. Quando c’era da comprare una felpa o una maglietta, Yuto chiedeva come si dicesse in italiano. Marco farfugliava traduzioni a caso - potete immaginarle -, così Nagatomo andava dalla commessa e ripeteva. Risate assicurate. Ai tempi dell’Inter strinse la mano al presidente Moratti con un "ciao bastardo" di cui ancora si parla. Sneijder e compagni gli avevano detto di dire così. Quando si è sposato l’ha annunciato su Twitter, ma senza dire con chi. Era l’attrice Airi Taira, con cui ha avuto quattro figli: tutti maschi. Nagatomo è così: riservato ma non schivo, sorridente ma determinato, burlone ma emotivo. Quando ha scoperto di essere stato convocato ha pianto. Avrà ripensato ai sacrifici, alle lotte e a quando ha iniziato. Il motivo? Gli piaceva la ragazza più bella della scuola. “E quindi volevo essere popolare, riconosciuto”. Se gioca ancora a 40 anni - li compirà a settembre - lo deve alle “umeboshi”. Le prugne secche ricche di acido nitrico. Il segreto della sua longevità. Il bushido dei samurai ha sette virtù fondamentali. Quella che guida Nagatomo è la seconda: Yu. Il coraggio eroico. Può sfatare il tabù della quarta gara.

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