Ira Montella: "Non mi dimetto e non mi arrendo. Critiche intollerabili, meritiamo rispetto"

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Il tecnico della Turchia ha tuonato in conferenza stampa, rispondendo a tono alle domande dei giornalisti: "Siamo una famiglia, serve unione. Chiedo al nostro popolo di starci vicino. Potevamo fare di più, ma siamo anche stati sfortunati". Prima di Vincenzo ha parlato anche Yildiz: "Chiediamo scusa a tutto il Paese"

Se l’aspettava diversamente questo primo ingresso nella pancia della balena: Vincenzo Montella pensava di arrivare qua per la terza sfida contro gli Usa in corsa per giocarsi il primo posto del girone con i padroni di casa e, invece, è già fuori da tutto. Ma nell’immenso SoFi Stadium di Los Angeles, per la conferenza di vigilia del match contro Mauricio Pochettino, che un tempo superò in un Fiorentina-Tottenham, quarto di finale di Europa League, il tecnico italiano della Turchia era carico a pallettoni: “Non mi dimetto e non mi arrendo – ha tuonato l’Aeroplanino -. Ho ancora voglia, energia, entusiasmo e una corazza ancora più grossa, oltre che l’appoggio della Federazione. Se qualcuno da fuori vuole che mi faccia da parte, se ne faccia una ragione: non succederà”.

l'orgoglio di vincenzo

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Prima di accettare il fuoco di domande dei media turchi, Montella ha fatto un’introduzione lunghissima per difendere se stesso, i suoi giocatori e respingere critiche a suo dire troppo violente e immotivate: “Questi calciatori meritano molto più rispetto di quello che è stato dato loro, sono l’orgoglio e i figli di un Paese. I figli miei e i figli vostri. Vanno difesi, criticati se serve, ma mai dal punto di vista personale e con toni offensivi come negli ultimi giorni. Come si fa a dire che abbiamo perso perché non c’era unione e fratellanza in questa nazionale? Noi siamo davvero una famiglia. C’erano tre persone fuori dal nostro albergo a contestarci a Los Angeles e hanno fatto più notizia delle centinaia che ci hanno sostenuto, questo è intollerabile”. In più, il tecnico ha difeso il percorso fatto da quando ha preso l’incarico nel settembre 2023, elencando uno per uno i suoi successi e snocciolando tutte le statistiche in cui la sua squadra eccellerebbe in questo Mondiale assai bizzarro per la Turchia: “Siamo primi tra tutte le nazionali per azioni nell’area avversaria, primi per azioni nell’ultimo quarto offensivo, secondi per ingressi nell’area avversaria, terzi per chance create e così via… È vero che bisogna segnare e non ci siamo riusciti, quindi abbiamo sbagliato qualcosa, ma ci siamo avvicinati così tanto… Se fosse entrato anche solo uno dei 61 tiri in due partite, avremmo raccontato altro. Per questo non possiamo distruggere tutto e così chiedo al popolo turco di starci vicini”. In più, Montella ha ricordato le condizioni di partenza, non le più semplici vista la coda della stagione regolare: “C’erano tanti ragazzi arrivati qua non al meglio, come Yildiz, Calhanoglu e Arda Guler: anche loro mi hanno dato tutto e li ringrazierò per sempre, li rifarei giocare 1000 volte”. A metà luglio ci sarà un’importante riunione federale a Istanbul che deciderà il destino di tutti, ma Montella guarda già oltre: “Ho visto i volti sofferenti e feriti dei miei ragazzi, ma con molti di loro abbiamo altri obiettivi: la Nations League e poi un nuovo Europeo, in cui speriamo di fare ancora meglio dell’ultimo in cui siamo arrivati ai quarti. Ma serve l’aiuto di tutti: 24 anni senza Mondiale non sono bastati alla Turchia per capire che solo l’unione ci aiuta?”

parla kenan

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Prima del tecnico ha parlato brevemente, senza mai usare il turco che non padroneggia, anche la stellina della Juve Kenan Yildiz, partito con problemi fisici e mai riuscito a sfondare sulla fascia come gli riesce di solito a Torino: “Il risultato ci ha deluso tantissimo, ma abbiamo giocato molto bene anche se è finita in questo modo – ha detto Kenan -. Chiediamo scusa a tutto il Paese, ci abbiamo provato in ogni modo, ma la palla non è entrata e qualcosa non ha funzionato. Non penso che sia finita qua la mia carriera, perché cercherò di fare ancora di più per la Juve e per la Turchia, ma non posso essere lo stesso giocatore con le due maglie: ci sono tattiche diverse e mister diversi, ma qui in America ho pagato il fatto di non essermi potuto allenare tanto”.

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