Con lo stop agli impianti di Mesaieed e Ras Laffan l’Italia perde la fornitura di Gas Naturale Liquefatto che viene dal Qatar e vale un terzo dell’intero consumo nazionale: lo scenario promette un effetto domino anche su prezzi di benzina e gasolio
Gianluigi Giannetti
3 marzo - 17:19 - MILANO
Una crisi militare che inciderà sui consumi di petrolio già nell’immediato, ma che allunga le sue ombre sull’autunno, sui prezzi del gas utilizzato per riscaldamento e produzione di energia elettrica, con ripercussioni che si preannunciano davvero pesanti anche nell’innalzare ulteriormente i listini dei carburanti. Tra i risultati della guerra in Iran c’è lo spegnimento a tempo indeterminato degli impianti in Qatar di Mesaieed e soprattutto di quello di Ras Laffan, cioè lo stabilimento più grande al mondo che si occupa della liquefazione di gas Gnl. A differenza del Gpl, che sostanzialmente deriva dal petrolio, il Gas Naturale Liquefatto - Gnl è una miscela di metano con piccole percentuali di butano ed etano, ridotta allo stato liquido per occupare un volume 600 volte inferiore, dunque essere molto più economica da trasportare via nave. Lo stop degli impianti qatarini ha dunque un significato moto preciso a livello mondiale, con la Cina primo importatore e dunque destinata ad andare immediatamente in difficoltà. Già dalle prossime settimane dovrà “surrogare”, cioè intensificare l’attività delle centrali elettriche ad olio combustibile e carburanti, mettendo una ulteriore ipoteca sull’innalzamento dei prezzi dei rifornimenti. Per l’Italia, la faccenda e diversa.
conti In tasca al GNL
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L’Unione europea, nel 2025, è dipesa Qatar per l’8% del totale delle forniture di Gnl. Il nostro Paese fa statisticamente peggio. Secondo i dati forniti dal ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica il consumo di gas naturale è cresciuto del 2,1% rispetto al 2024, con un totale di 63,1 mld metri cubi. Tutte le importazioni di Gnl hanno toccato i 20,9 mld e valgono circa un terzo dell’intero consumo nazionale, crescendo del 41% rispetto all’anno precedente. Secondo i dati forniti da Snam, nel 2025 il Qatar ha rappresentato il secondo fornitore di Gnl dell’Italia, con una quota del 33% che segue quella degli Usa, che ci forniscono il 47%. Attualmente il gas viaggia verso i 60 euro al megawattora, pur restando ancora lontano dai 320 euro raggiunti nell'estate 2022, dopo la crisi scatenata dall'invasione russa in Ucraina. Il vero orizzonte di rischio si sposta quindi sul lungo termine, con le scorte di gas europee scese al 30% in Italia al 47,6%, valore più basso dallo scorso 30 aprile. A preoccupare in vista dei consumi elettrici estivi e delle esigenze di riscaldamento autunnali sono le quotazioni al mercato riferimento europeo, il Ttf di Amsterdam: le aste per i contratti di fornitura prossimi hanno registrato aumenti di prezzo del 30% dalla giornata del 2 marzo a quella successiva.









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