Chivu tentato da Barella e Calha, ma il polacco vola. Spalletti perde Thuram e arretra l’americano
Guendalina Galdi, Guglielmo Buccheri
14 febbraio - 11:53 - MILANO
Il derby d’Italia avrà in mezzo al traffico il suo punto di equilibrio: chi sgomma a centrocampo può tagliare il traguardo. Chivu e Spalletti si conoscono perché il primo è stato allievo del secondo e il secondo vuole sorprendere il primo come quando lo stupiva insegnandogli schemi e movimenti.
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Aver ritrovato Barella e Calhanoglu non ha fatto allontanare i nuvoloni di dubbi nella testa di Chivu, ma la tentazione di lanciarli entrambi titolari contro la Juventus, di ritorno dai rispettivi infortuni e con quattro allenamenti più rifinitura sulle gambe, esiste. I colloqui di questa mattina con i due senatori saranno decisivi. Entrambi subito in campo oppure uno solo dei due? Tutto è possibile. Nel secondo scenario sarebbe favorito l’azzurro, ma si tratta davvero di un nodo che si scioglierà quasi all’ultima curva. "Si allenano da martedì e non hanno avuto problemi. Sono a disposizione". Stop. Nessun ulteriore indizio. E non è questione di pretattica. Piuttosto lo sfondo di questi ragionamenti di Chivu si tinge di giallo-Bodo e in sottofondo si percepiscono le inconfondibili note dell’inno della Champions: l’andata del playoff decisivo per gli ottavi, è distante appena quattro giorni dal big match con la Juve. E Chivu ha questa situazione da risolvere prima di giocarsi il suo secondo derby d’Italia da allenatore, lui che da giocatore interista non ha mai gioito in campo contro la Signora. Chi invece si è tolto qualche soddisfazione contro la Juve è Zielinski, la certezza del centrocampo con o senza il duo Barella-Calha. Che giochi al centro come sostituto (di lusso) del turco oppure sul centrosinistra con lui e il 23 come può accadere stasera, insieme a Dimarco e Luis Henrique sulle fasce a completare il quintetto. Il polacco con la maglia del Napoli aveva spiazzato Ronaldo e compagni nel gennaio del 2020 (finì 2-1 per gli azzurri) e poi, in maglia Inter, nell’ottobre 2024 con una doppietta nella giostra finita 4-4 a San Siro. In sostanza, sì, Piotr sa come si fa.
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Là in mezzo, Spalletti rischia di perdere uno dei profili chiave della sua “nuova” Juventus: Khephren Thuram. Il francese che ama spaccare in due la metà campo soffre, da giovedì, per un edema osseo che gli procura dolore e un bel po’ di tensione: senza il più giovane di famiglia il volto bianconero può cambiare, e non poco. Una delle soluzioni, la più credibile ora che c’è da correre ai ripari, ruota attorno al solito Weston McKennie e alla sua duttilità tattica: Wes potrebbe arretrare di qualche metro la sua posizione annunciata - quella da falso nove alle spalle di David - e potrebbe farlo per dare sostanza ad un centrocampo chiamato a mostrare i muscoli e a produrre più idee del solito. McKennie accanto a Locatelli e con il giovane Fabio Miretti a dare forma ad un inedita versione a tre dove, spesso, si indirizzano le gare: Locatelli, svarione contro la Lazio a parte, sta vivendo una stagione se non la migliore della carriera, quasi, Miretti, agli occhi dell’ex ct azzurro, ha il passo di chi conosce il calcio e sa anticipare le mosse, sue e dei compagni. McKennie dovrà dare peso e imprevedibilità, un po’ marcatore, un bel po’ assaltatore: tutto nella stessa notte, tutto nella stessa azione. Missione possibile.






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