Con Maldini e Leonardo bloccati sul caso Pirlo, il presidente federale ha fatto lo scatto decisivo puntando forte sul Mancio. Che ormai non ci sperava più
Alla fine l’amicizia trionfa sempre. Anche nella panchina azzurra, dove – dopo giorni di sogni infranti, voci di corridoio e polemiche – è arrivato il lieto fine. Almeno per Giovanni Malagò, che dopo essersi avvalso della consulenza del direttore tecnico Maldini e dell’advisor Leonardo, alla fine ha preferito il vecchio adagio del chi fa da sé fa per tre. Appunto. Ma come si è arrivati all’incredibile dietrofront del presidente federale che – ricordiamolo – aveva già deciso di puntare sul Mancio ben prima della nomina del duo Maldini-Leonardo? Proviamo a ricostruire la vicenda partendo da mercoledì sera, quando l’Aniene della “coppia d’oro” (cit.) Malagò-Mancini alzava al cielo la coppa al circolo Canottieri. E dove sennò.
gelo all'aniene
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In quell’occasione, molti pensavano a un possibile (ri)avvicinamento tra il numero uno della federazione e il ct in pectore. E invece niente. Il Mancio dribblava avversari in campo e cronisti fuori: “Io? Mai contattato”. Il tutto mentre Malagò portava a spasso la stampa a colpi di politichese: “Il ct? Non so… Vedremo… Aspettiamo…”. Per poi concludere, riferito a Mancini: “Siamo una coppia d’oro in campo e anche molto legati nella vita. Ci tengo a dirlo e ribadirlo”. Parole che col senno di poi… Comunque la realtà dei fatti è che al Circolo Canottieri i due non hanno mai affrontato la questione. Né a bordocampo (del resto sarebbe stato sconveniente), ma nemmeno nel chiuso degli spogliatoi. E per il Mancio è stato un brutto colpo. Tanto che – tra il rassegnato e il deluso – ha imboccato su la via della Costa Azzurra. Meglio non pensarci più.
la trattativa per pirlo
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Anche perché nel frattempo Maldini e Leonardo erano al lavoro per mettere a punto gli ultimi dettagli dell’affaire Pirlo: durata del contratto, lavoro con le nazionali giovanili, staff e via dicendo. Solo un colpo di scena improvviso avrebbe potuto cambiare il corso della storia. Avviso ai naviganti: quando ci si avvicina all’approdo al porto, è sempre prudente dare un’occhiata ai bollettini meteo. Anche perché nel frattempo il ciclone Fonbet – spinto da venti artici provenienti dalla Russia – andava a scontrarsi con gli spifferi caldi, anzi bollenti, in arrivo da sud, dai palazzi della politica romana. Un impatto tra correnti che non lasciava presagire niente di buono.
telefoni bollenti
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E così, mentre i legali della federcalcio erano al lavoro per trovare il modo di sbloccare (o di bloccare?) la candidatura di Pirlo, in Costa Azzurra squillava un telefono. Quello di Mancini. Dall’altra parte del filo il presidente federale e una speranza improvvisamente riaccesa. Risolvo la questione Pirlo e poi sarai ct. Come promesso. Il che spiega bene come si sia arrivati al ‘Decido io’ dell’ultima call con Maldini e Leonardo. Che poi, preso atto del cambio di atteggiamento del presidente della “scelta condivisa”, hanno rassegnato le dimissioni. Quelle sì, condivise davvero. Poi tutto è andato come sappiamo. O, forse, come doveva andare dall’inizio.








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