Il no a Pirlo stravolge i piani: dopo 16 giorni salta il progetto tecnico. Giorgio in pole per fare il dt. Per la panchina c’è anche Conte, spinto dai club di A
Una via di mezzo tra il cubo di Rubik e una telenovela brasiliana Anni 80. La scelta del ct continua a far parlare l’Italia accaldata di luglio, tra colpi di scena, salti in avanti, capitomboli all’indietro, speranze, delusioni, post social e distinti saluti. La cosa buona, ma a questo punto abbiamo quasi paura a dirlo, è che nel giro di due, massimo tre giorni, la vicenda sarà finalmente conclusa. Come? I nomi più quotati sono tornati ad essere quelli di un mese fa, Antonio Conte e Roberto Mancini, con il secondo leggermente favorito sul primo.
pirlo out
—
Ma andiamo con ordine, perché quella di ieri è stata una giornata decisamente intensa. Il risveglio mette un punto al caso Pirlo: è lo stesso ex centrocampista ad aggiungere una frase al post che aveva pubblicato domenica notte su Instagram: "Dopo aver appreso ieri sera (da Maldini, ndr) di non essere più il candidato alla panchina della Nazionale italiana", scrive prima di spiegare che la politica non ha nulla a che fare con la sua collaborazione con la società di scommesse russa Fonbet.
la rottura
—
Tolto Andrea Pirlo dal panorama dei potenziali ct, i riflettori si spostano su Paolo Maldini e Leonardo. Che non avessero preso bene la decisione del presidente federale Giovanni Malagò di approfondire i nessi tra Pirlo e Fonbet era chiaro già da domenica, ma qualcosa poteva cambiare nell’atteso confronto (in videoconferenza) di ieri. Lo strappo non si è ricucito. Malagò ha prima spiegato le ragioni di opportunità alla base del suo no all’allenatore che i due avevano voluto ad ogni costo. Poi ha cercato di far comprendere loro che la questione russa non era una scusa per puntare su altri, ricordando che lui la loro scelta l’aveva approvata già venerdì, tanto che per ieri ad ora di pranzo era fissato un appuntamento con manager e legali dell’ex centrocampista per redigere il contratto, incontro saltato per motivi molto lontani dal calcio giocato. Quindi ha tentato una mediazione, proponendo profili simili a quello tratteggiato dai due (un giovane con una visione di calcio moderna e una totale disponibilità a dedicarsi all’azzurro), a partire da Thiago Motta. Infine, comprendendo anche di avere poco margine di manovra, è tornato a parlare di Mancini e Conte. Il rapporto di fiducia ormai è rotto: appena sedici giorni dopo l’annuncio (acclamato da tutti) dell’ingaggio di Maldini e Leonardo per la direzione tecnica della Figc si arriva, tra delusioni e malumori collettivi, alla rescissione consensuale del contratto.
caccia al ct
—
Malagò già da qualche giorno aveva in testa un piano alternativo a Pirlo che vedeva al centro Conte e Mancini, non a caso i primi nomi circolati come possibili allenatori della Nazionale della ricostruzione. L’idea adesso è di fare prima il direttore tecnico (Chiellini favorito), per non distanziarsi troppo dal progetto iniziale del nuovo presidente, che vedeva proprio nell’introduzione di questa figura, con un incarico più rilevante rispetto al passato, la vera svolta rispetto al passato. È vero, il primo tentativo andato male. Anzi malissimo. Ma lui vuole comunque continuare su questa strada, anche se il suo indirizzo su chi scegliere come ct sarà chiaro sin dall’inizio. Non a caso sul tema ieri ha detto: "Sto lavorando", prima persona singolare. Mancini, come si diceva, è attualmente in leggero vantaggio, forte anche di qualcosa in più di una promessa che il presidente gli aveva fatto all’inizio di questa impegnativa avventura. Ma Conte, il preferito dalla Serie A e non solo, è ancora in gioco. Oggi è in programma il Consiglio federale e di certo il tema ct sarà ampiamente discusso. Ma non sarà questa la giornata in cui tutto verrà concluso. Serve ancora un po’ di pazienza, tra contratti da preparare e annunci meditati da fare. Due o tre giorni ancora. Non molto, dopo un mese fatto soprattutto di lunghe attese.
La querelle
—
Non è tutto. In questo gioco di incastri e plot twist ieri abbiamo assistito anche alla querelle istituzionale tra Malagò e Andrea Abodi. Si è partiti al mattino con il ministro per lo Sport e i Giovani che, dopo la rinuncia a Pirlo, ha incalzato: "Adesso c’è da recuperare una brutta figura". Primo pomeriggio, uscendo dalla Figc per andare alla Lega Dilettanti il presidente ha replicato: "Una brutta figura? Bisogna vedere chi l’ha fatta. A chi mi riferisco? Ognuno è libero di interpretare come vuole. Devo dire che il mondo di Abodi, con il quale oggi ho ottimi rapporti, è uno di quei mondi che non può parlare di brutte figure. Ce ne sono state tante da tante parti". Finita? Macché. In serata controreplica di Abodi: "Malagò mi ricorda Gigi Proietti". Allude forse alla famosa storiella del Cavaliere Nero..?










English (US) ·