Specialista delle partite infinite, il britannico non ha mai incrociato Jannik in un torneo. Mamma maratoneta, lui la imita con la racchetta: non molla mai e i suoi match non finiscono mai...
A un certo punto Jannik Sinner butta lì un invito allo smash: “Come on, Cameron”. E Cameron (Norrie) ascolta curioso dall’altra parte della rete. L’azzurro ha intuito di poter piazzare più benzina del previsto nel serbatoio e gli propone: “Andiamo avanti ad allenarci, su. Cancella quello che devi fare”. Il britannico ci pensa su e non se la sente di dire di no. Confesserà qualche giorno dopo: “Avevamo prenotato il Centrale di Indian Wells per due ore, ma quell’allenamento ci ha divertito così tanto che siamo andati avanti fino alle tre ore e venti. Aveva degli impegni pure lui: un foto shooting, credo…”. Ma per Sinner prima viene il tennis: i due scambiano che è un piacere, l’azzurro prende appunti e nel giro di una settimana vince per la prima volta il 1000 di Indian Wells. Magari glielo ricorderà con un sorriso a rete, in quel di Madrid. Perché i due, pur essendo assidui frequentatori del circuito, sono giunti solo ora al primo incontro ufficiale.
di corsa
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In Spagna Norrie e Sinner si contendono un posto ai quarti di finale. Il britannico (nato a Johannesburg in Sudafrica, cresciuto in Nuova Zelanda, svezzato a suon di Challenger negli Stati Uniti: lo chiamano il cosmopolita e un po’ di ragione ce l’hanno) ci è arrivato dopo una sudata di tre ore con Machac (due tie break) e l’equilibratissima sfida con Machac (due parziali, un tie break). Se c’è da allungare il discorso, a lui va benissimo: la mamma (gallese) ha un record sulla maratona di poco più di tre ore, lui ne ha sperimentate diverse in salsa tennistica. Tipo quella allo Us Open 2020: più di quattro ore, cinque set, due match point salvati contro Schwartzman. Correre mica gli dispiace, anzi: ha preso pratica fin da piccolo con la madre, in Nuova Zelanda.
quel titolo a rio
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A Norrie e Sinner vantano un paio di cose in comune. La prima: hanno vinto entrambi Indian Wells. A Cameron è capitato nell’insolita edizione dell’autunno 2021: cavalcata indimenticabile fino al trionfo da 1000 punti, poi una ricca festa a base di… un drink: “Non c’è molto altro la domenica sera a Indian Wells, credetemi” spiegava col sorriso dopo la storica vittoria. Il secondo lato in comune? Entrambi hanno vinto una finale contro Alcaraz. Jannik più di una ed è noto, ma il britannico? Ci è riuscito anche lui su terra rossa, a Rio de Janeiro nel 2023: un successo in tre set da 500 punti e un’iniezione supplementare di autostima. Storia curiosa, quella del titolo in Brasile: Norrie aveva giocato con la Gran Bretagna i match di qualificazione alla Coppa Davis in Colombia, così a febbraio ha scelto di rimanere da quelle parti iscrivendosi a Buenos Aires e Rio. Sliding doors mica da ridere.
cinque titoli
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Proprio in Brasile Cameron ha chiuso un biennio da urlo, costellato da cinque titoli (fra cui il Masters 1000 californiano dove ha collezionato sempre ottimi risultati) e una semifinale a Wimbledon del 2022, persa contro Djokovic ma utilissima per la best performance nel ranking: il numero 8. Anche se Norrie, dal post-Covid in poi, non ha mai avuto paura dell’altitudine: “Adesso voglio andare a prendermi il primo posto”. L’impresa non gli è riuscita, ma chi lo vedeva come una meteora si è dovuto ricredere. A proposito, con Alcaraz ha vinto anche nell’ultimo Masters 1000 di Parigi.
prima volta
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Il maratoneta ha vinto il titolo più importante della carriera sul cemento californiano, ma la terra battuta ha iniziato a frequentarla molto presto, quando il suo team lo ha portato in Argentina per approfondirne il rapporto. Sul rosso, oltre a Rio, ha portato a casa anche il torneo di Lione nel 2022. Ora arriva finalmente il duello con Sinner che Norrie ha descritto così in conferenza: “Mi sembra pazzesco che non ci siamo mai confrontati nonostante viviamo da anni il circuito. Lui è forse il tennista più in forma di tutti, ma proverò a dare battaglia. Non vedo l’ora, anche se ogni volta che ci alleniamo insieme mi distrugge…”.








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