Totti, Mourinho, De Rossi e Ranieri: il tornado americano non fa sconti a nessuno...

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L'addio al guru romano non è l'unico esempio di questa tendenza iniziata ai tempi di Pallotta con il caso riguardante l'ex capitano e proseguita con il tecnico portoghese e DDR nell'era Friedkin. E a giugno scade il contratto di Bruno Conti...

Francesco Balzani

Collaboratore

27 aprile - 17:46 - ROMA

L’ultimo totem se ne va. Claudio Ranieri non è più il senior advisor della Roma, della sua Roma. Quella che tifava da bambino quando era abbonato in tribuna negli anni 60’, quella con cui ha giocato per una stagione nel 1973-’74 e quella che ha condotto da allenatore in tre diversi lassi temporali prima di ricoprire (per soli 10 mesi) il ruolo di dirigente. Un addio consumato in un pomeriggio di primavera inoltrata e al termine di una faida interna con Gasperini che ha portato al più classico del o me o lui. Così da salvatore e guida Ranieri è diventato di troppo. Anche a causa di dichiarazioni che hanno minato una volte per tutte il rapporto con il tecnico.

il caso totti

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Ma non è la prima volta che la Roma americana si libera di pezzi enormi dopo averli incensati e portati sugli scudi. L’esempio più lampante riguarda Francesco Totti sotto la gestione Pallotta. Lo storico capitano, passata la burrasca con Spalletti quando era ancora calciatore, passò dall’altra parte della barricata diventando dirigente anche in virtù di una postilla sul contratto voluta fortemente dall’ex presidente Rosella Sensi. Totti durò poco più di un anno sulla scrivania. Decise Francesco di andare via e i motivi son ben spiegati in una storica conferenza stampa tenuta al Coni il 17 giugno 2019. "Era meglio morire che vivere un giorno così. Pensavo di poter restare nella Roma per sempre - disse l’ex numero 10 - Non sono mai stato coinvolto in un progetto tecnico. Mi tenevano fuori da tutto. Non c'è mai stato un rapporto e mai ci sarà con Baldini. Uno dei due doveva uscire e mi sono fatto da parte io”. Oggi si parla di un possibile ritorno. Totti aspetta, ma vuole evitare un sequel della prima puntata.

mourinho, un finale amaro

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Passiamo all’era Friedkin dove i pezzi da novanta non sono mancati. José Mourinho, ad esempio. Lo Special One non era certo una bandiera romanista ma lo è diventata nel corso di mesi in cui è riuscito a riempire stadi, a portare la Roma in due finali europee di fila e a catturare la passione di un popolo che lo ha sostenuto anche dopo il suo addio. I Friedkin con un colpo di teatro annunciarono il suo ingaggio a sorpresa il 4 maggio 2021 alle 15,09. Mourinho divenne il volto della Roma per due stagioni e mezzo, ma già prima della finale di Budapest qualcosa si incrinò con i Friedkin. Tutto esplose la stagione successiva quando, sempre a sorpresa, la famiglia americana piombò a Trigoria per licenziare Mou che uscì dal centro sportivo in lacrime e che oggi non viene ricordato nemmeno nella consueta rubrica degli auguri dei grandi ex. Anche in quel caso, come per Ranieri, comunicato stringato e tanti saluti. E con Mourinho saluterà anche Lukaku, preso in prestito in estate in un’altra di quelle giornate da cinema.

de rossi e conti

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Per assorbire il malumore cittadino i Friedkin scelsero Daniele De Rossi, l’altro grande simbolo del romanismo. Dopo 4 mesi di buoni risultati l’ex centrocampista firmò un contratto triennale. Sembrava l’inizio di un’altra lunga storia. E invece no. Dopo 4 partite De Rossi venne esonerato, anche in questo caso pesarono i conflitti interni con la Ceo Lina Souloukou. Su tutti l’affare Dybala in Arabia Saudita (altro big che rischia di salutare) che saltò all’ultimo per volere della Joya. Altra ondata di proteste, altre lacrime dei tifosi e non solo. Dopo De Rossi, e la parentesi Juric, è stato il turno di Ranieri che proprio con Daniele salutò già la Roma nel 2018 quando Pallotta non accettò di rinnovare il contratto dell’ex numero 16. E di pari passo anche quello di Ranieri chiamato a traghettare la squadra dopo l’esonero di Di Francesco. Ma un altra bandiera giallorossa rischia di salutare a giugno. Il contratto di Bruno Conti, dopo 53 anni di carriera nella Roma, è in scadenza e al momento non ci sono segnali per il rinnovo. Il ribaltone societario, che influirà anche sul settore giovanile, potrebbe cambiare le carte in tavola ma al momento anche Marazico sembra destinato a salutare.

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