Messe insieme, le cinque punte rossonere sommano 2.787' a secco. Pulisic il (triste) recordman: 958'. Nel girone di ritorno il Diavolo ha il dodicesimo attacco del torneo
Effettivamente, giunti a sole quattro curve dalla bandiera a scacchi, probabilmente ha ragione Allegri, che dopo la vittoria di Verona firmata Rabiot aveva commentato con molta schiettezza: "Mancano i gol degli attaccanti? A questo punto della stagione non è più questione di chi segna, ma di fare i punti necessari per la Champions". A una manciata di settimane dal traguardo, come dargli torto. Il grosso problema semmai è stato nei mesi precedenti. Un Diavolo con le sembianze di Giano bifronte, due volti che guardano nelle direzioni opposte: da un lato una delle difese più ermetiche d'Europa, dall'altro una fase offensiva che per trovare un senso e uno sbocco deve rivolgersi alla lucida sfacciataggine di Pavlovic o al miglior Rabiot mai allenato da Max. Chi invece dovrebbe garantire per mestiere peso davanti alla porta, continua a latitare e ormai nel mondo rossonero c'è rassegnazione. Mitigata da una classifica che, a meno di svenimenti, è destinata a consegnare il grande obiettivo stagionale, ma che è sempre stata zavorrata proprio dalla sterilità delle punte. La domanda è tanto banale quanto semplice: dove avrebbe potuto essere il Milan se alla difesa di ferro fosse riuscito ad affiancare un attacco efficace? La risposta è talmente ovvia da poter essere elusa.
corsa e copertura
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La partita con la Juve ha confermato le enormi difficoltà del reparto avanzato. Leao e Pulisic hanno raccontato, una volta di più, di non essere adatti a salire sullo stesso tandem. Quanto meno, non nell'ambito di questo apparato tattico. Christian corre ovunque come un matto (nei report di fine gara è sempre ai primi posti per chilometri percorsi), a volte anche per coprire i corridoi lasciati sgombri in fase di non possesso proprio da Rafa che, a sua volta, cerca senza trovarla una collocazione proficua sulle zolle centrali. Ma Leao e Pulisic sono solo una parte del problema. Perché se allarghiamo lo sguardo al resto del reparto, sembra di vedere i report video della sonda Perseverance su Marte: deserto. Il tentativo di dare un punto di riferimento solido al centro dell'attacco, con l'arrivo di Füllkrug per esempio, è stato un flop. Il tedesco è fermo al gol contro il Lecce, che aveva lasciato presagire un lieto fine in termini di riscatto da parte del Milan e poi si è trasformato in un grande no. Tornerà mestamente al West Ham. Nkunku ha vissuto qualche partita da protagonista in mezzo a tanta impalpabilità. Gimenez è stato fuori quattro mesi e mezzo ed evidentemente non è presentabile se nell'ultima mezzora con la Juve Allegri gli ha preferito Füllkrug.
numeri
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Risultato? Il Diavolo che deve tutelare a tutti i costi il piazzamento in Champions, nelle ultime quattro partite ha fatto soltanto un gol. Con un centrocampista. Nel girone di ritorno quello rossonero è il dodicesimo attacco del torneo e, osservando i numeri delle cinque punte, il minutaggio dei digiuni sale a livelli clamorosi. A Pulisic il gol manca da ben 958' (28 dicembre, Milan-Verona); a Gimenez addirittura dallo scorso campionato: 715' (9 maggio, Milan-Bologna); a Füllkrug da 428 (18 gennaio, Milan-Lecce); a Leao da 368 (1 marzo, Cremonese-Milan); e a Nkunku da 318 (3 febbraio, Bologna-Milan). Messi insieme, compongono un reparto con 2.787 minuti senza il piacere di un gol.








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