L’umanoide in titanio e alluminio ha fermato il cronometro a 9,32’’, con primato mondiale del giamaicano fermo a 9,58’’. Ha una coppia motrice da auto sportiva
Gianluigi Giannetti
24 agosto - 10:27 - MILANO
Non è bello, ma non è neanche un giocattolo. Il robot umanoide Honor Lightning ha letteralmente disintegrato l’attuale record del mondo sui 100 metri (per esseri umani) segnato ai Mondiali di Berlino 2009 da Usain Bolt. Il velocista giamaicano corse in 9,58’’, ma a Pechino un atleta digitale costruito in materiali ultraleggeri ha fermato il cronometro a 9,32’’. È successo in evento preparatorio ai Giochi Mondiali di Robotica Umanoide, una manifestazione che comprende gare in 51 discipline differenti tra cui anche calcio, danza e gare dedicate a compiti di tipo industriale.
L’edizione 2026, ospitata presso il National Speed Skating Oval, ha attirato 2.056 robot appartenenti a 666 squadre provenienti da 16 Paesi e sei Continenti. Pechino capitale mondiale degli umanoidi, e non è un caso se è vero che la Cina ha inserito la robotica e la cosiddetta embodied intelligence tra i settori strategici di primo livello nel 15° Piano quinquennale (2026-2030), sostenendoli con un fondo statale di circa 138 miliardi di dollari. Si tratta di un approccio che ricorda le strategie già adottate dalla Cina nei settori delle auto elettriche e dei pannelli solari, che ha prodotto effetti piuttosto evidenti sul mercato mondiale. Aziende cinesi come Unitree e UBTech hanno consegnato migliaia di unità nel 2025, arrivando complessivamente a rappresentare quasi il 90% delle spedizioni globali di robot umanoidi, mentre operatori occidentali come Boston Dynamics hanno consegnato poche centinaia di esemplari.
Honor Lightning, come è fatto
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L’umanoide da record è costruito dalla Honor, azienda fino al 2020 di proprietà della Huawei e che nel 2025 ha registrato il suo primato di vendite con oltre 71 milioni di smartphone distribuiti a livello mondiale. Dal quartier generale di Shenzen sono stati stanziati 10 miliardi di dollari in cinque anni per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. La divisione dedicata alla robotica è nata solo nel 2025, ma si è già presentata con discreto successo lo scorso aprile. La prima versione dell’androide Lightning aveva vinto la mezza maratona di Pechino coprendo i 21 km in 50’26’’ secondi, ben al di sotto del record mondiale maschile appena stabilito da Yomif Kejelcha a Buenos Aires, in 56’51'’. Con i Giochi Mondiali di Robotica Umanoide di agosto arriva il passo ancora più significativo. Lo Honor Lightning seconda generazione è stato evoluto per le corse su pista in tartan. Il robot era alto 169 cm, ma ora le sue gambe sono state allungate da 95 cm a 105 cm , per massimizzare la lunghezza del passo. Durante una “sessione di allenamento” che ha preceduto le gare, ha toccato la velocità massima di 14,5 metri al secondo, coprendone 100 in 9,32''. Il paragone con il detentore umano del record del mondo però si ferma qui, perché Honor Lightning ha un peso di 45 kg, ovvero meno della metà di quello del giamaicano Usain Bolt, e soprattutto è stato realizzato utilizzando materiali ultraleggeri come titanio e alluminio. A muoverlo pensano ben 22 giunti motorizzati con una coppia complessiva di 400 Nm solo per le gambe, cioè equivalente a quella di un motore da autovettura media.
Verso i 9 secondi
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Honor mantiene un certo riserbo sui segreti del suo umanoide, ma alcuni elementi sono evidenti. Semplificando, l’efficienza e l’equilibrio nella corsa sono il risultato di un bilanciamento perfetto tra i movimenti del torso e delle braccia con l’estensione delle gambe in avanti, attraverso la rotazione del bacino. L’innovazione è stata quella di aggiungere ulteriori snodi in corrispondenza di quest’ultimo, dando più elasticità al movimento, almeno nella fase di progressione, perché la partenza appare ancora come una sequenza di passettini abbastanza comica, pensata per guadagnare grip sulla pista. Tutto questo risolvendo soprattutto in maniera radicale il problema più grande per un corridore, riducendo la resistenza all’aria con forme che non hanno nulla di umano, con fianchi strettissimi, spalle aerodinamiche e niente collo. Dietro quella che può essere identificata come la testa c’è infatti un sensore LiDar della serie Hesai JT con visione tridimensionale a 360 gradi senza punti ciechi, indispensabile per il software gestione del robot, che poggia anche su chip dedicati a rilevare il contatto con il suolo e mantenere fluido il movimento generale della corsa, che ha ancora ampi margini di miglioramento. Secondo gli esperti, la velocità media potrà avvicinarsi in futuro ai 40 km/ora, arrivando fino a coprire i 100 metri con partenza da fermo in 9’’ netti.










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